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Luca Beatrice
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i Arancia Meccanica non dimentichiamo le bianchissime donnine del Korova
Milk Bar, tutto un mostrare di gambe scoperte, seni torniti e glutei sodi. Kubrick
apre il suo capolavoro con l’immagine dei cattivi ragazzi che si arrovellano “il
gulliver” tra manichini lattei e dalle parrucche colorate. La citazione non è mera
pornografia, bensì deriva dall’universo pop dell’arte che cavalca gli anni del boom economico: da
una parte il bianco seriale delle sculture di George Segal e dall’altro il tavolino nudo svogliatamente
volgare di Allen Jones. Lingerie di pelle, guanti e collarini “vestono” le donne ultra ammiccanti
dell’artista londinese - un misto di sado e di eleganza alla Jessica Rabbit – per sedute e tavoli di un
design sexsist (per soli uomini).
Le curve femminili –oscenità o poesia? – quelle precedenti la rivoluzione socio-culturale degli
anni settanta, di una Twiggy anoressica e pre-adolescenziale, sono quello che le femministe più
incallite definirebbero “un oggetto di attraente mercificazione”.
Il “valore d’uso” del corpo di donna non ha certo esaurito oggi il suo richiamo pubblicitario e
mediatico, e quando si credeva di aver culturalmente superato il binomio nudo=vendita, ecco che
proprio la cultura ridefinisce – travestendole di valori artistici - ritrovate formule di utilizzo del
corpo femminile come “oggetto” la cui bellezza formale è indiscussa ai più.
L’artista milanese Paola Pivi prende in prestito ottimi fondoschiena di donna per appoggiarvi
miniature di sedute di design ribaltando l’importanza del soggetto fotografato (Untitled, 2005). Gli
stessi “supporti” erano stati utilizzati dal fotografo Gabriele Basilico, che ha immortalato natiche
femminili sulle quali è impressa la traccia dei pattern di storiche sedie (dalla Box Chair di Enzo Mari
allo sgabello Mezzadro di Achille e Pier Giacomo Castiglioni). Giocando sul senso – e il segno - del
“sedere” (sia verbo che sostantivo).
Un libro prima e una mostra poi, Melting Pop – a cura di Gianluca Marziani - avevano messo
in luce l’avvento nell’arte italiana di un’estetica di massa dove il visivo si combinava con i linguaggi
espressivi più disparati: dall’advertising al design, dal cinema al fashion, le avanguardie di nuovo secolo
hanno formulato un linguaggio, autonomo e trasversale, che è ibridazione di forze disomogenee ma
armonizzanti, nella misura di modelli aggiornati con il nostro tempo e i nostri sistemi di pensiero.
Mirabili Contaminazioni
Luca Beatrice