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LODOLA.FRA
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LODOLA.FRA
ignorare che la vera ragione dell’incontro sta
nel perfetto equilibrio tra tutte queste affinità
e la sola differenza di una vocale, la a al posto
della i e viceversa. Una (quasi) perfetta identità
onomastica determina dunque un destino
comune, un passaggio condiviso. Senza
saperne molto di questa storia, quando vivevo
a Roma, nei primi anni ’90, giocavo a calcetto
dalle parti di Tor di Quinto: un gruppo di amici
che si sfidava abitualmente il lunedì, tra i quali
l’onnipresente Marco Lodoli. Avendogli detto
qualcuno che io aspiravo a fare il critico d’arte,
mi aveva appunto chiesto se conoscessi il
suo pressoché omonimo Marco Lodola. Ma
all’epoca non lo avevo mai incontrato.
Solo di recente e per caso, durante una cena,
Lodola e io abbiamo scoperto di essere “gemelli
astrali”. Ovvero persone nate lo stesso giorno
e lo stesso mese, le quali sono accomunate
da diverse somiglianze negli eventi della vita.
Siamo entrambi del 4 aprile (1955 Marco, 1961
io): ecco perché abbiamo
scelto di inaugurare il 4 aprile 2008 (4 + 4 = 8)
questa mostra all’insegna della non-casualità.
Ermete Trismegisto, padre della filosofia
ermetica, disse: “Ciò che è in basso, è uguale
a ciò che è in alto; e ciò che è in alto, è uguale
a ciò che è in basso, per compiere le opere
meravigliose dell’unica cosa.”. Il 4 aprile è
il 94mo giorno del Calendario Gregoriano
(95mo negli anni bisesistili). Sono capitate
cose diverse, nella data dei nostri compleanni.
Cinque singoli dei Beatles nei primi cinque posti
delle classifiche americane (1964); l’uccisione
di Martin Luther King e il lancio dell’Apollo 6
(1968); il primo trapianto di cuore artificiale
temporaneo da parte del medico Denton
Cooley (1969); l’inaugurazione del World
Trade Center (1973); la prima puntata di Atlas
Ufo Robot trasmessa in Italia su Rai 2 (1978);
l’esecuzione della condanna a morte del
presidente pakistano Ali Bhutto.
Non so se Lodola o io (o entrambi) passeremo
alla storia, ma certo è che in quanto a
compleanni
siamo
davvero
in
buona
compagnia. Il pittore francese Pierre Paul
Prud’hon (1758), lo scrittore maledetto Isidore
Lucien Ducasse conte di Lautréamont (1846);
il pittore fauve Maurice de Vlaminck (1876); la
regista e scrittrice Marguerite Duras (1914); l’ala
destra del Bologna e della Nazionale Amedeo
Biavati (1915); il regista Eric Rohmer (1920); il
compositore Elmer Bernstein (1922); il regista
Andrej Tarkowskij (1932); il bandito sardo
Graziano Mesina; il politico tedesco Daniel
Cohn-Bendit (145); il cantautore Francesco De
Gregori (1951); la cantante Fiorella Mannoia
(1954); il regista Aki Kaurismaki (1957); la
conduttrice tv, ex presidente della Camera dei
Deputati, Irene Pivetti (1962); l’attore Robert
Downey Jr. (1965); il campione di motociclismo
Loris Capirossi (1973); il centrocampista
brasiliano Emerson (1976). E anche in quanto ai
morti non scherziamo: due papi, Formoso (896)
e Niccolò IV (1292), il principe sabaudo Vittorio
Amedeo I (1741), il noto ingegnere tedesco Carl
Benz (1929) e l’inventore dei pneumatici André
Michelin (1931), artisti come Libero Andreotti
(1933) ed Herbert List (1975), gente
di cinema e di teatro come Carmine Gallone
(1973),
Gloria
Swanson
(1983),
Paola
Borboni (1995); l’ultima rockstar dell’era
contemporanea, Kurt Cobain, scomparso il 4
aprile 1994.
Il destino dunque può essere scritto nel nome,
nella data di nascita o più precisamente nella
fede. Non quella mutevole della politica, né
quella troppo personale della religione, ma
l’unica autentica fede condivisa e irreversibile
legata al tifo per la propria squadra di calcio,
che non ammette cedimenti né eccezioni. Sono
juventino, lo sanno tutti, oltre ogni limite,
al punto di condizionare da tempo l’intero
svolgimento della mia vita a seconda di dove e
quando gioca la Juve. Diversi anni fa ho scritto
Gobbo dalla nascita, confessione
in forma di saggio su questa devastante
mania. Più o meno nello stesso periodo
l’”insospettabile” Marco Lodola affidava il
testo per il catalogo di una sua mostra non a
un critico o a uno storico ma all’allora centrale
difensivo bianconero Mark Iuliano. Se non è
amore questo…
Non mi perdo una partita della Juve allo stadio
ammenoché impedito da cataclismi naturali di
vasta portata. Lodola invece è troppo emotivo,
patisce oltre misura la tensione del campo, per
cui si chiude in casa e guarda la tv a volume
spento, come un automa, un alienato (vi
risparmio l’ironia della moglie Laura e dei suoi
amici).
Ho curato tante mostre nella mia “carriera” di
critico, molte con estremo piacere. Soltanto una
posso dire di averla inseguita ossessivamente.
La celebrazione dei 110 anni di storia juventina
attraverso l’arte, lo scorso ottobre al Palazzo
Bricherasio di Torino. Logico affidare a Marco
Lodola la decorazione esterna della facciata,
la realizzazione del logo e dell’opera simbolo
che ha accompagnato l’evento in quegli
indimenticabili quaranta giorni.
Tutto torna, ogni cosa si compie. Come
festeggiare il nostro compleanno (quanti sono
non conta) nella casa di tre nuovi amici gobbi:
Aldo Marchi e i suoi figli Lorenzo e Leonardo.
MONNA LISA 2012
Fletë akrilik, e dekoruar
në një film ngjitës,
Ndriçimi me neon
cm 132 x 132 h
MONNA LISA 2012
Lastra acrilica, decorazioni
in pellicola vinilica adesiva,
illuminazione con neon
cm 132 x 132 h