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LODOLA.FRA
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LODOLA.FRA
Achille Bonito Oliva
Caro Lodola,
la figura serve a marcare una soglia, il solco
naturale che separa l’apparizione dell’arte
da altre apparizioni. La qualità specifica,
la sua connotazione, risiede nel suo essere
esplicitamente
apparenza.
Un’apparenza
che indossa continuamente diverse figure,
particolari travestimenti, che inducono lo
sguardo a rimanere sbarrato attraverso un
lampo silenzioso.
La sua forza risiede nel suo presentarsi senza
sforzo, nello sfarzo di un abbigliamento
che non denuncia mai difficoltà semmai un
naturale abbandono.
“L’arte è un aspetto di ricerca della grazia da
parte dell’uomo: la sua estasi a volte, quando
in parte riesce; la sua rabbia e agonia, quando
a volte fallisce” (G.Bateson, Stile, Grazie
informazione).
L’estasi
prende
innanzitutto
l’artista,
quello
stato
particolare
e
necessario
affinché egli possa portare il travestimento
dell’immagine nella condizione della epifania.
Allora
anche
l’occhio
esterno,
quello
contemplatore, è attraverso da uno stato
estatico che lo mette nella possibilità di una
nuova informazione sul mondo.
La figura è portatrice dunque da una parte
di uno scompenso tra la propria immagine
e quelle esterne a essa, dall’altra produce
successivamente,
dopo
l’esibizione
della
propria differenza, uno stato di integrazione
attraverso l’estasi che modifica la relazione
dell’uomo con la realtà.
L’arte possiede una sua interna natura
correttiva cha la porta a correggere il gesto
prorompente della sua apparizione iniziale
e a stabilire un rapporto socializzante nel
momento della contemplazione, in forme non
retoriche.
La figura è il tramite di questa correzione
di rotta, il sintomo di una particolare
inclinazione, quella di operare tra bisogno
della catastrofe e la “saggezza sistemica”,
tra la produzione di una rottura e la spinta
a destinarla al corpo sociale. Esiste una
inerzia iniziale contro cui l’arte si arma, una
“serenità” della comunicazione che essa tende
ad alterare mediante l’introduzione di uno
stato di “turbolenza”. La figura è lo strumento
di allargamento tra le sue strozzature, tra
le due polarità che ostruiscono il rapporto di
comunicazione, il mezzo iconografi cono che
conferma pace e bellezza.
La
turbolenza
è
data
dalla
epifania
dell’immagine che rompe le aspettative e
introduce, mediante l’irruzione di un linguaggio
piegato a esigenze pi particolare espressività;
un elemento allarmante.
La figura dunque è il perturbante, ciò che
determina il segnale di un allarme che
attraversa tutto il linguaggio e l’immaginario
sociale.
Nello stesso tempo il desiderio di profonda
relazione con il mondo prende il sopravvento
nell’arte, sostenuta da una saggezza sistemica
che tende a spingerla verso una correzione
della rottura iniziale, a riparare alla radicale
solitaria violenza dell’immaginario individuale.
La figura serve a produrre un cuneo, un varco,
tra la serenità della comunicazione sociale e la
turbolenza del gesto artistico, in maniera da
favorire un’apparizione che trovi ammirazione
e non incomprensione o paura. Il travestimento
che la figura assume può passare attraverso
varie maschere, che alcune volte incutono
anche terrore.
Ma il fine è sempre quello di introdurre
un’attesa, una sospensione di difese del gusto,
che permettano poi la grande entrata nel
mondo, sotto occhi attenti e ammirati, pronti
a cogliere la differenza.
L’arte non sopporta l’indifferenza, la distrazione
di uno sguardo che si pone in una condizione
inerte. Perciò la figura introduce sempre la
bellezza che, come dice Leon Battista Alberti,
è una forma di difesa. Difesa dall’inerzia del
quotidiano e dalla possibilità di scacco da
parte di sguardi indifferenti che non restano
abbagliati alla sua apparizione abbacinante.
La sorpresa, la proverbiale eccentrità dell’arte,
sono i movimenti tattici di una strategia rivolta
a consolidare la differenza dell’immagine
artistica dalle altre immagini.
“Io domando all’arte di farmi sfuggire dalla
società degli uomini per introdurmi in un’altra”
(C.Levi Strauss). Questo non è un desiderio
di evasione, non è un tentativo si sfuggire la
realtà, bensì il tentativo di introdursi in un altro
spazio, di allargare un varco che normalmente
sembra precluso.
L’arte corregge la vista corta e introduce
una guardata non più frontale, ma lunga e
differenziata, la guardata curva. Così può
aggirare l’invalicabile frontalità delle cose e
anche prenderle alle spalle.
L’artista dunque opera per aprire tali varchi,
per spostare la vista verso un incurvamento
del significato anche possibilità di affondo,
oltre che di aggiramento
L’arte è la pratica di questo movimento
mediante il deterrente di molte figure, che
costituiscono l’arsenale tattico cui l’artista
esercita il suo rapporto col mondo. Un
rapporto certamente mosso da pulsioni
ambivalenti, da desideri che lo portano verso
uno stato d’animo, all’incrocio di oscillazioni
sentimentali ed emotive che ne costituiscono
l’identità e la probabilità esistenziale.
“Sei tu fra quelli che guardano o quelli che
mettono le mani in pasta?” (Nietzsche).
A questa domanda, tu Lodola, come rispondi?
Affettuosamente
A.B.O.
LITIGHELLO
Pecikllas dhe led
cm 178 x 293 x 70
LITIGHELLO
Plexiglass e led
cm 178 x 293 x 70