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Marco Lodola non lo “conosco”, lo “sento”. Entrare nel suo
studio è come entrare in una giostra, in un caleidoscopio,
in un fotogramma che si fa memoria e realtà insieme.
Entrare e essere di colpo dentro una girandola di “girls”,
mentre uno swing d’altri tempi ritmava la danza, è stato un
attimo. Poi è arrivato Fred Astaire che mi ha travolta in un
tip tap mozzafi ato. Ero vestita di giallo con la gonna che
fl uttuava fi no a fi ssarsi sul muro, farfalla felice colta in un
palpito d’ala. E poi ero la punta di una stella, stella di “pupe”
nuotatrici, Esther-Williams e le sue ragazze, e disegnavano
tutte insieme fantasie e sogno nell’acqua blu... Ero
appena uscita dall’acqua, che mi sono trovata, capelli al
vento, viola e verde, alta e imponente, attraversata dalla
luce, come una fata tecnologica, una fata sulla collina
più alta del mondo , gigantessa colorata in attesa di
pinocchi e cenerentole... Ero il vetrino di un caleidoscopio.
A ogni scatto, un’invenzione, un gioco appassionante di
fi gure da legggere, di evoluzioni di una specie di felicità
del fare, di malinconia della memoria, della dolcezza di
suoni sconosciuti. È come accogliere il peso del vivere
col pudore dell’ironia, con la tenerezza di uno sguardo
“fratello”. Dentro mi cantava un che di euforico, di festoso:
la felicità, forse, di ritrovare l’appartenenza a una matrice
comune, il paese dell’essere sentimento e cuore fanciullo.
È per tutto questo che io amo, I love, j’aime, ich liebe, ya
liublyu Marco Lodola.
Simona Marchini
Fatico sempre molto a dare delle defi nizioni perché ho la
sensazione di porre dei confi ni a qualche cosa che sia in sé
illimitato; tuttavia sono certo che il lavoro di Marco Lodola
sia una trasposizione del sogno su un piano estremamente
reale fatto di verità, umanità, passione e bellezza tangibili.
Penso poi alle ATMOSFERE delle sue opere come a
una magia di forme e di materie, di luce e di vita che
rimandano all’OGNI LUOGO del MONDO, quasi a
confortare quell’idea così strepitosa della nostra capacità
di riconoscere le (proprie) città invisibili cristalline descritte
da Italo Calvino.
Percepisco appena l’accenno, leggero e trasversale, per
questo puro, dell’interazione fra eventuali diversi linguaggi
che nel tempo sono andati oltre la contaminazione,
diventando
una
forma
espressiva
che
è
anche
comunicazione, dove il valore artistico è UN UNICO.
Dove l’artista è contemporaneamente autore, regista e
direttore di un’orchestra di armonie.
Marco, cioè l’uomo Lodola, grazie alla sua poesia
contribuisce alla creazione dello spazio immaginario e
fi sico dove si determina la qualità della vita che grazie
al suo contributo non si limita a consumarsi. Le atmosfere
di Marco soddisfano la nostra memoria e il nostro giorno,
senza che egli sia - come frequentemente accade con
gli architetti - un cantastorie tridimensionale.
Massimo Tantardini