Ciclo: Le Plaquer di Dio
Cycle: the Plaquer of God
1981/1983
Scopertosi
poeticamente
per
operare
il futuribile, l’artista fa un passo indietro (e due
avanti), ricollegandosi ai cicli “Archeo murales” e
“Monnalisiano celato” per meglio comprendere
la provenienza dei segnali alfa-numerici apparsi
nelle “Carte monnalisiane”. Spazio e Tempo si
dilatano concependo la possibilità di un Altrove
in cui ha origine il sentimento dell’Assoluto colto
all’interno del mito monnalisiano. Compiendo una
nuova estrazione con una sintesi operativa dei due
cicli sopracitati, Fossi idealizza una placca dotata
di significato proprio, attraverso cui avviene una
particolare forma di comunicazione biologica, tesa
a risalire ancora una volta alle origini primigenie e
a evolversi passando dalla tridimensionalità del
ciclo precedente a una dimensione più rarefatta e
cosmica. La placca, a doppia elica come quella di un
normale DNA, si muove in traslazioni pluridirezionali
attorno a un asse che simboleggia con forza i
legami espressivi e comunicativi fra l’hic et nunc.
In questa nuova poetica è la Monna Lisa
stessa a vestire i panni di una placca messaggera
il cui divenire e la cui universalità onnipresente e
onnicomprensiva è capace di sorvolare le dimensioni
e di creare collegamenti fra spazi e tempi lontani,
non calcolabili e non conosciuti. La placca traduce
visivamente un linguaggio “cibernetico” che mette
in comunicazione mondi diversi, in spazi diversi e
in tempi diversi: la sintesi annulla le distanze e si
fa portatrice di un messaggio veicolare, in cui è
possibile incidere di volta in volta altri messaggi e
con lo stesso procedimento penetrare il futuro.
È proprio all’interno di questo eterno
divenire di creazione e ri-creazione di linguaggi
che le “Plaquer di Dio” rappresentano il futuribile in
quanto basi infinite su cui registrare informazioni
e lasciarle andare sulla “linea di base” del Tempo
affinché le missive affidate alla placca messaggera
giungano in quell’Altrove progredendo e, appunto,
ricreandosi.
Poetically
discovered
to
operate
the
futuristic, the artist takes a step back (and two
forward), reconnecting to the cycles “Archeo
murales” and “Monnalisiano celato” to better
understand the origin of alpha-numerical signals
appeared in the “Carte monnalisiane”. Space and
Time expand, conceiving the possibility of an
Elsewhere in which the feeling of the Absolute
perceived within the Monnalisian myth originates.
By operating a new extraction with an operational
synthesis of the two cycles mentioned above,
Fossi idealizes a plate with its own meaning,
through which a particular form of biological
communication takes place, aimed at going back
once again to the primordial origins and to evolve
from the three-dimensionality of the previous cycle
to a more rarefied and cosmic dimension. The
plate, with a double helix like that of a normal DNA,
moves in multidirectional translations around an
axis that strongly symbolizes the expressive and
communicative bonds between the hic et nunc.
In this new poetic it is the Mona Lisa
herself who plays the role of a messenger plaque
whose becoming and whose omnipresent and
all-encompassing universality can fly over the
dimensions and create links between distant
spaces and times, not calculable, and not known.
The plaque visibly translates a “cybernetic” language
that connects different worlds, in different spaces
and at different times: the synthesis cancels
distances and becomes the carrier of a vehicular
message, in which it is possible to engrave, from
time to time other messages and with the same
procedure penetrate the future.
It is precisely within this eternal becoming
of creation and re-creation of languages that the
“Plaquer of God” represent the future as infinite
bases on which to record information and let it
go on the “baseline” of Time so that the letters
entrusted to the messenger plate arrive in that
Elsewhere progressing and, precisely, recreating
themselves.
“Sentivo il bisogno di realizzare mentalmente un contatto di estrema-futuribilità da farsi con una
sagoma di lettura come fosse una “tavoletta trasmittente- visiva”, un piccolo monolite piatto
rilevato da llinguaggio monnalisiano nel vocabolario del DNA-Visivo. Nominando alla francese
la plaquèr-di Dio vuole essere un’evoluzione della“(targa_messaggio) per un avvicinamento
all’universale”. Questo monolite piatto a doppia plaquèr/placca che posso girare, roteare e
rigirare in qualsiasi senso/direzione o “rotta”, concettualmente lo vado a estrarre dal ciclo archeo
murales, ricorrendo sul midollo spinale preistorico e per evoluzione (IN)-tracce pulsionanti che
riprendo dal ciclo monnalisiano celato a fondere un modulo a due placche collegato come da un
elastico, sembra una saetta proiettata, uno “squarcio (spaziale)”, una evoluzione_visiva“dell’oltre”.
La doppia targa che si supporta e vive tramite questo cordone “ombellicale” (IN)obliqua-siluette
mitologica fatta da varianti tortuose e flessibile a vivere in un reticolo prima genesi, senza
dimenticare della prima e assoluta placca originale, la tavola della Gioconda di Leonardo da Vinci.
Comunque la mia embrionale idea di placca è sorta dalle targhe montate sul frontale delle antenne
Sonda Pioneer 10 e 11, lanciate nel 1972 e 1973 e poi continuate nei numerosi programmi spaziali
come Voyager 1 e 2, lanciate nel 1977, targhe che diventeranno disco registrato con immagini
e suoni nel (programma Voyager Golden Record) e queste targhe sono state realizzate per una
presupposta comunicazione extraterrestre”.
“I felt the need to mentally realize a contact of extreme-future possibility to be done with a
reading silhouette as if it were a “visual transmitting tablet”, a small flat monolith detected by the
Monnalisian language in the visual-DNA vocabulary. Naming it to the French the plaquèr - of God
wants to be an evolution of the “(message_plaque) for an approach to the universal”. This flat,
double plaquèr / monolith that I can turn, spin and turn in any direction / orientation or “route”,
is conceptually going to extract from the archaeo mural cycle, resorting to the prehistoric spinal
cord and to evolution (IN) - pulsating traces that I resume from the monnalisian cycle hidden
to merge a module with two plates, connected as from an elastic band, it looks like a projected
flash of lightning, a “gash (spatial)”, an visual “evolution of the beyond”. The double plaque
that supports and lives through this “umbilical” (IN) oblique-mythological silhouette made from
tortuous and flexible variants to live in a lattice before genesis, without forgetting the first and
absolute original plaque, the table of Mona Lisa by Leonardo’s da Vinci. However, my embryonic
idea of the plaque is from the plaque mounted on the front of the Pioneer Probe antennas 10
and 11, launched in 1972 and 1973 and then continued in the numerous space programs such as
Voyager 1 and 2, launched in 1977, license plaque that will become recorded discs with images
and sounds (in the Voyager Golden Record program) created for an assumed extraterrestrial
communication”.
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