Ciclo: Impronte e Ombre Mitologiche
Cycle: Mythological Footprints and Shadows
1990
“La maschera dal mezzo volto è l’unico legame con il mondo figurato umano, ma è solo esteticità,
bellezza necessaria a instaurare la comunicazione con il mondo che mi circonda, come una bella
donna stampata sulla copertina di un periodico, bellezza priva di emozione, funzionale solo ad
attirare attenzione. L’intenzione di Leonardo con Monnalisa non era forse la stessa?”
“The half-face mask is the only link with the human figurative world, but it is only aesthetic,
beauty necessary to establish communication with the world around me, like a beautiful woman
printed on the cover of a magazine, an emotionless beauty, functional only to attract attention.
Wasn’t Leonardo’s intention with Mona Lisa the same?”
Sorpassati gli studi sul fondale monnalisiano,
il cui silenzio e la cui quiete perdurano in qualità
del messaggio-codice non ancora fattosi parola
ma risuonante come un’armonia musicale di
sottofondo, Fossi torna alla figura centrale
dell’opera, alla scoperta del significato della bellezza
come risultante di una composizione combinatoria,
la cui algebra può essere dedotta facilmente a
partire dai moduli geometrici estrapolati qualche
decennio prima. Dal reticolato di base e da quei pixel
ante-litteram l’artista lavora sul volto della Gioconda
concependola come una maschera vettoriale in
grado di ruotare virtualmente e assecondare una
tridimensionalità esistente ma celata.
Franco Fossi lavora sul cartoncino in
un’anticipazione informatica e digitale dell’immagine,
comprendendo che esiste un confine labile fra le
tre dimensioni: basta spostare il proprio punto
di vista, concepire la simmetria del mezzo volto
come un profilo plastico in grado di ruotare su se
stesso per ricreare su carta un’idea tridimensionale
monnalisiana. Il mito diviene un’ombra che si stacca
dalla propria immanenza memoriale per rivivere in
nuove forme e per farsi bellezza rinnovata. Sorge
incredibilmente l’idea che il disegno preparatorio
sia il cuore-nucleo di una progettualità estetica
infinita e che il “semen sparsus” dal DNA Visivo
possa ricomporsi in soluzioni senza fine.
È la stessa ricerca della perfezione che si
staglia dietro al ritratto monnalisiano: quella stessa
smania che spinse il Genio vinciano a rielaborare
l’opera fino alla morte, scolpendo con il pennello
una sublimità ancora oggi insuperabile e ossessiva
per molti artisti incantati dal mistero dello sguardo
e del sorriso, ma che solo Fossi è stato in grado di
operarne una decifrazione strutturale e analitica.
Having surpassed the studies on the
Monnalisian backdrop, whose silence and quietness
persist as a message-code that has not yet become
a word but resonates as a musical harmony in the
background, Fossi returns to the central figure of
the work, discovering the meaning of beauty as
a result of a combinatorial composition, whose
algebra can easily be deduced from the geometric
modules extrapolated a few decades earlier. From
the basic grid and those ante-litteram pixels,
the artist works on the face of the Mona Lisa,
conceiving it as a vector mask capable of virtually
rotating and supporting an existing but hidden
three-dimensionality.
Franco Fossi works on cardboard in a
computer and digital anticipation of the image,
understanding that there is a blurred boundary
between the three dimensions: it is enough to move
one’s point of view, to conceive the symmetry of
the medium face as a plastic profile able to rotate
on itself to recreate on paper a three-dimensional
Monnalisian idea. Myth becomes a shadow that
detaches itself from its own immanence as a
memorial to live again in new forms and to become
renewed beauty. The idea that the preparatory
design is the core of an infinite aesthetic design and
that the “semen sparsus” of the visual DNA can be
recomposed into endless solutions is conceivably
born.
It is the same search for perfection that
stands out behind the Monnalisian portrait: that
same eagerness that drove the Genius of Vinci to
rework the work until his death, sculpting with the
brush a sublimity still unsurpassed and obsessive
for many artists who still today let themselves be
enchanted by the mystery of the look and smile, but
that only Fossi has been able to make a structural
and analytical deciphering.
75
74