“Vibrando immaginariamente la ‘linea di fermo’, o ‘linea di base’, avvertivo la sensazione di lavorare
a un segno grafico primigenio, quale midollo spinale che mi riportava ai graffiti primitivi”.
“Imaginatively vibrating the ‘line of stop’, or ‘baseline’, I felt the sensation of working at a primal
graphic sign, such as spinal cord that brought me back to primitive graffiti”.
Ciclo: Archeo Murales
Cycle: Archeo Murales
1974/1975
La plasticità e i volumi geometrici che
si concretizzano nelle prime carte dell’artista si
connettono con l’idea di una “linea di fermo” alla
base del quadro, la retta originaria del primo segno
grafico impresso nella Storia. In questo contesto le
coordinate spazio-temporali dell’artista si spostano
trasversalmente e risalgono all’idea che il Tempo è
una linea di base sulla quale muoversi per scoprire
e rivelare ciò che non si vede ed è sotteso all’Arte.
Analizzando il fondale della Gioconda, in
cui riesce a percepire la presenza della “linea di
fermo” sottostante lo sfumato leonardiano, Fossi
salta le coordinate attuali e torna all’ancestrale,
immaginando il primo segno impresso dal primitivo
in cerca di una comunicazione visiva e decisa.
I moduli strutturali decomposti nelle prime fasi
divengono matrici di un Tempo primigenio che
ritorna e ricrea con la stessa vitalità di un tempo:
essi, combinandosi, danno origine a un bestiario
immaginifico, fantasioso, archetipico e proprio di
una fanciullezza estetica e creativa. È la rinascita
del segno, come espressione prima, in virtù del
quale la linea di base si evolve in una metamorfosi
che annulla il tempo scientifico per approdare a un
tempo della coscienza che ripercorre i propri passi
dal grado zero della prima e fondante idea, dalla
quale l’Arte ha avuto inizio.
Il
bestiario
di
Fossi,
immaginato
dall’estrazione
di
emblematici
moduli
della
Gioconda, ricordano un divertissement innocente,
in cui la fantasia domina lasciandosi ispirare dal
codice memoriale monnalisiano trovato, sezionato
e tornato a nuova vita.
The plasticity and the geometric volumes
that materialise in the artist’s first papers are
connected with the idea of a “linea di fermo” at the
base of the painting, the original straight line of
the first graphic sign impressed in history. In this
context the space-time coordinates of the artist
move transversally and go back to the idea that
Time is a base line on which to move, to discover,
and reveal what is not seen and is underlying Art.
Analysing the backdrop of the Mona Lisa, in
which the presence of the “linea di fermo” can be
perceived as underlying the “Leonardiano sfumato”,
Fossi skips the current coordinates and returns to
the ancestral, imagining of the first sign imprinted
by the primitive in search of visual and decisive
communication.
The
decomposed
structural
modules in the early stages become matrices of
a primitive time that return and recreate with the
same vitality of the past: that combined, give rise
to an imaginative, archetypal bestiary proper to an
aesthetic and creative childhood. It is the rebirth of
the sign, as a first expression, by virtue of which the
base line evolves into a metamorphosis that cancels
scientific time to arrive at a time of consciousness
that retraces its steps from the zero degree of
the first and founding idea, from the which art has
begun.
Fossi’s bestiary imagined by the extraction
of emblematic forms of the Mona Lisa recall an
innocent divertissement, in which the imagination
dominates letting itself be inspired by the
monnalisian memorial found code, dissected and
returned to new life.
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