La storia che lega il fotografo - artista Giuliano Grittini
alla poetessa Alda Merini è veramente una storia di una
grande amicizia, che merita di essere raccontata, e di
un sodalizio poetico-artistico di rara intensità e dagli esiti
di elevato valore. Non è pensabile parlare di Alda Merini
senza sottolineare la grandezza di Giuliano Grittini
perché è proprio Grittini ad aver consegnato a noi tutti
l’essere “Alda Merini” nella sua interezza poetica. Grittini
è colui che, con estrema generosità, le ha consentito di
muoversi, perché era le sue gambe, di sentire, perché
era le sue orecchie, di uscire dai momenti difficili,
perché era il suo portafogli. Ha avuto il merito, nonché
il privilegio, di essere vicino al suo cuore, di sentire il
battito del suo cuore, di aver capito con la sua sensibilità
d’artista la grandissima umanità con cui la Merini si
nutriva l’anima, perché questa è un’altra grande qualità
di Grittini: saper capire l’anima dei poeti e degli artisti, ma
soprattutto dei poeti. Nel cuore della Merini vi era gioia,
allegria, dolore, disperazione, tormento, una tavolozza
di umori che sventagliava senza pudori in una piena
consapevolezza. Il suo mondo era, in tutto e per tutto,
una poesia che sapeva rendere ogni giorno diverso
dall’altro. Ho un ricordo straordinario con Giuliano
Grittini, nel primo incontro a casa sua, in presenza
della Merini. Visitando il suo laboratorio ebbi modo di
apprendere come col suo modo pittorico di ritrarre stesse
già pensando ad un’arte che fosse capace di alimentarsi
di poesia. Con la sua ricerca, partendo dalla fotografia,
andava elaborando un modo tutto suo per rendere i suoi
scatti sempre più pittorici innalzandoli a vere e proprie
opere d’arte, e pensava ad Alda Merini come ad una
musa di quest’arte; lei faceva poesia non solo con le
parole ma anche col suo corpo, col suo modo di ballare,
di fumare, di camminare, di parlare alla gente; sapeva
allargare gli orizzonti della poesia con questa sua
gestualità; sapeva cantare, aveva una voce melodiosa
ed era una donna che qualsiasi cosa desiderasse
fare ci riusciva alla grande; se avesse voluto fare la
pianista sarebbe stata una grande pianista. Questo è
il mondo che Grittini ha saputo raccontare evidenziando
la fisicità poetica di quest’immensa poetessa. Ricordo
Alda Merini che parlava alla gente come se predicasse
la sua poesia, come se stesse facendo un discorso
francescano; il suo sentimento religioso era forte perché
lei era teologicamente colta, tanto che dedicò alcuni suoi
testi al Papa, a San Francesco, giusto per citare qualche
esempio. Ma anche Grittini, è giusto evidenziarlo,
aveva bisogno della Merini come linfa poetica; e il
grande dono di questo artista è quello di essere stato,
nella sua vita, orchestratore di poetici - pittorici destini;
di saper essere vicino ai poeti e loro interprete visivo.
Tanti sono gli incontri con grandi esponenti della cultura
Italiana avvenuti con la Merini grazie anche al contributo
di Grittini, e parliamo di Lucio Dalla, Umberto Eco,
Roberto Benigni e tanti altri. Mi sarebbe piaciuto essere
testimone dei loro viaggi, di quella confidenza da antichi
fidanzati portatrice dell’imprevedibilità della vita che la
Merini portava con sé. C’è poi un episodio che merita
di essere ricordato: quando Milva, al Teatro Strehler di
Milano, interpretò le canzoni tratte da alcune poesie
della Merini, per esempio quella che s’intitola “Prima di
venire” con quel suo verso –(…) portami tante rose(…)-;
The story that binds photographer-artist Giuliano
Grittini to the poet Alda Merini is truly one of profound
friendship a story worth telling and of a poetic and
artistic partnership of rare intensity and remarkable
significance. It is impossible to speak of Alda Merini
without highlighting the greatness of Giuliano
Grittini, because it is precisely thanks to him that
we have come to know the full essence of “Alda
Merini” in her poetic wholeness. Grittini was, with
boundless generosity, her legs when she needed
to move, her ears when she needed to listen, her
wallet when times were difficult. He had both the
merit and the privilege of being close to her heart
of sensing its beat and, with his artistic sensitivity,
he grasped the immense humanity that nourished
Merini’s soul. This is one of Grittini’s greatest
gifts: the ability to understand the souls of poets
and artists especially poets. Inside Merini’s heart
there lived joy, cheerfulness, pain, despair, torment
a full palette of emotions that she revealed without
shame and with absolute awareness. Her world
was, in every sense, poetry a poetry that made each
day different from the next. I have an extraordinary
memory of Giuliano Grittini: our first encounter at his
home, in the presence of Alda Merini. While visiting
his workshop, I discovered how, through his painterly
approach to portraiture, he was already envisioning
an art form that would be nourished by poetry.
Starting from photography, his research led him to
develop a distinctive method of transforming his
shots into painterly compositions elevating them to
true works of art. And in that process, he envisioned
Alda Merini as a muse. She was poetry not only
through her words, but in her very being in her way
of dancing, smoking, walking, speaking to people.
She expanded the boundaries of poetry through
her gestures. She could sing with a melodic voice,
and she was a woman who, whatever she set her
mind to, excelled at it. Had she wanted to become a
pianist, she would have been a great one.
This is the world Grittini knew how to reveal
highlighting the poetic physicality of this extraordinary
woman. I remember Alda Merini speaking to people
as if she were preaching her poetry, delivering a
kind of Franciscan sermon. Her religious feeling was
powerful, as she was theologically well-versed so
much so that she dedicated several of her writings
to the Pope, to Saint Francis, just to name a few.
But it must also be said that Grittini, in turn, needed
Merini as poetic lifeblood. His great gift has been
that of orchestrating poetic and painterly destinies
of standing beside poets and becoming their visual
interpreter. Thanks also to Grittini, Alda Merini met
many great figures of Italian culture: Lucio Dalla,
Umberto Eco, Roberto Benigni, among many
others. I would have loved to witness their journeys,
that intimacy they shared like old lovers full of the
unpredictability that Merini carried with her wherever
she went. There is one episode in particular that
deserves to be remembered. When Milva performed
at the Teatro Strehler in Milan, interpreting songs
drawn from Merini’s poetry including the one titled
ecco di quella serata possiedo una fotografia dove la
Merini rideva a crepapelle. Milva pensando di fare un
gesto di grande riconoscimento, le aveva regalato una
preziosa collana, ma la Merini rideva sminuendo questo
suo gesto, a suo parere frivolo, non necessario; lei non
amava queste cose, non le dava importanza. Questa
scena è fotograficamente documentata da Giuliano
Grittini che come suo solito, la immortalava senza darlo a
vedere, come un giocoliere, senza chiedere pose, quasi
non fosse lì, con grande discrezione, altro atteggiamento
che sottolinea la sua professionalità. Grittini, che come
emerge da questo ritratto è stato un grande sollecitatore
di poesia, ha anche un altro importantissimo merito. Alla
morte delle Merini salvò sei sacchi di effetti personali
che stavano per essere mandati al macero e che
invece si rivelarono preziosi per raccontare il mondo
di questa donna tanto eccezionale. In questo sacchi
furono trovati oltre 200 accendini, perché ogni volta
che la Merini fumava una sigaretta usava un accendino
diverso. E chissà cosa trovava in quella luce, forse era
quello il momento in cui usciva dal buio e il suo cervello
s’illuminava permettendole d’ incontrare la fiamma della
poesia come se cercasse nell’aldilà, qualcosa da portare
nell’aldiquà.
Vincenzo Mollica
Prima di venire, with its line “portami tante rose…”
(“bring me many roses…”) I have a photo from that
evening in which Alda is laughing uncontrollably.
Milva, in what she believed to be a gracious
gesture, had gifted her a precious necklace. But
Merini laughed it off, belittling the gesture she saw
it as frivolous, unnecessary. She did not value such
things. That scene was captured by Giuliano Grittini,
as always, with great discretion photographing her
without drawing attention, never asking for poses,
almost as if he were not there. Like a juggler of
images. This too is a sign of his professionalism.
Grittini, as this portrait reveals, was not only a great
enabler of poetry, but also deserves recognition for
one more important act. After Merini’s death, he
saved six bags of personal effects that were about
to be destroyed objects that later proved invaluable
in reconstructing her world. Among them were more
than 200 lighters: Merini used a different lighter
every time she smoked. Who knows what she saw
in that spark? Perhaps that was the moment she
emerged from darkness, and her mind would light
up allowing her to meet the flame of poetry, as if she
were reaching into the beyond to bring something
back to the here and now.
Vincenzo Mollica
10
11