(in)_Sculture-(M)onnalisiane
1993/2010
“Portare il pensiero alla tridimensionalità di ciò che è il rapporto col disegno è per me una lotta
non facile, ecco! il perché di quella freddezza controllata nel delineare il profilo delle forme, forse
fa parte della movenza naturale. Il filo/profilo del segno_ grafico vado a restituirlo in opera plastica
con un legante del “sommo_ a costruire” con urgenza del comporre, per poi sfidare le innumerevoli
problematiche tecniche che emergono durante questo tipo di figurazione plastico-scultorea e
tuttavia scatta un meccanismo “del fare” universale.
Da oggi vivo la composizione plastica nell’immediatezza come una controllata_
estemporaneità ovverosia, senza mettere sul foglio il pensiero artistico ma trasportando subito
l’idea-modellando con la plastilina. Questo materiale mi dà all’istante il gusto artistico del
combinare e del plasmare la materia, certo come con la creta, ma senza più le numerose difficoltà
che imponeva la secchezza della creta per la sua continua bagnatura, imponendosi purtroppo nei
tempi di lavoro non sempre assecondati”.
“Bringing thought to the three - dimensionality of what the relationship with design is not an
easy struggle for me! The reason for that controlled coldness in outlining the shape of the forms,
perhaps it is part of the natural movement. The thread / profile of the graphic sign I will replace
it in plastic work with a binder of the “to build high” with urgency to compose, then to challenge
the innumerable technical problems that emerge during this type of plastic - sculptural figuration
and yet a mechanism is triggered “ of making “universal.
From today I experience the plastic composition in the immediacy as a controlled-
extemporaneousness that is, without putting the artistic thought on the paper but immediately
transporting the idea-modeling with Plasticine. This material instantly gives me the artistic taste
of combining and shaping the material, certainly as with the clay, but without the numerous
difficulties that the dryness of the clay required for its continuous wetting, unfortunately imposing
itself in working times not always suitable”.
Il monnalisiano universalizzato come mito nel
complesso Sistema segnico di Fossi non poteva non
trovare declinazione anche nella scultura: la pratica
per eccellenza in cui la progettazione architettonica
e scientifica ha la meglio su qualsiasi altra volontà
ispiratrice e visiva. Nel modellare la materia non
basta una riflessione visuale; la pratica scultorea
necessita di una progettazione programmatica in
cui trasferire il pensiero dalla bidimensionalità del
bozzetto alla tridimensionalità delle forme plastiche
e della profondità. È nella scultura che Scienza e
Arte si fondono in un’unica operatività estetica,
intensificando le relazioni sistemiche e le formule
così fortemente indagate da Fossi. A partire dagli
anni Novanta, contemporaneamente ai “Profili
del primigenio parallelo”, nel tentativo di superare
il visivo, l’artista sente la necessità di far uscire il
DNA Visivo dalla carta e dalla tela per dargli corpo e
una concretezza tattile più manifesta. Sono gli anni
in cui la smania verso lineamenti e silhouette si
traducono nella volontà di dare forma a una materia
(in)forme, di far prendere vita alle maschere vettoriali
della Gioconda, come una rinnovata virtualità
tri-dimensionale anticipatrice dei più sofisticati
e contemporanei linguaggi grafici. Con “Primo
codice monnalisiano” e “Cattedrale ascetica” il DNA
Visivo s’innesta nella materia, la decostruzione si
ricompone in strutture architettoniche rette da
giochi di ombre e spessori che fanno dell’opera un
vero e proprio “oltre il visivo”. Spazi vuoti e pieni
anticipano i buchi e i salti temporali intravisti nei
cicli successivi; le altezze incredibili e trasversali
si pongono nella misura di glorificare il mito,
di innalzarlo a una sublimità statuaria come in
“Apoteosi alare” sino alla costruzione di un vero e
proprio “Tempio archetipo” in cui custodire i reperti
degli accadimenti mito-monnalisiani.
L’insieme
delle
sculture
di
Fossi
rappresentano una gipsoteca memoriale, in cui si
preservano le prove dell’esistenza del mito celato,
anch’esso clonatosi e declinatosi attraverso i
linguaggi propri della materia scultorea, immanente
nello Spazio e nel Tempo così come la Gioconda
“primigenia” di Leonardo nella sua stasi espositiva
in eterna contemplazione del pubblico.
The Monnalisian universalized as a myth in
the complex sign system of Fossi, could not but
find declination also in sculpture: the practice par
excellence in which the architectural and scientific
design has the better of any other inspiring and
visual will. In modelling matter, visual reflection
is not enough; sculptural practice requires a
programmatic design in which to transfer thought
from the two-dimensionality of the sketch to the
three-dimensionality of plastic forms and depth. It
is in sculpture that Science and Art merge into a
single aesthetic operation, intensifying the systemic
relations and formulas so strongly investigated
by Fossi. Starting from the Nineties, at the same
time as the “Profiles of the primigenial parallel”, in
an attempt to overcome the visual, the artist felt
the need to get the Visual DNA out of the paper
and canvas to give it body and a more manifest
tactile concreteness. These are the years in which
the eagerness towards features and silhouettes
are translated into the desire to give shape to a
material (in)form, to bring to life the vector masks
of the Mona Lisa, as a renewed three-dimensional
virtuality anticipatory of the most sophisticated
and contemporary graphic languages. With “Primo
codice monnalisiano” and “Cattedrale ascetica”
the Visual DNA is inserted in the material, the
deconstruction is recomposed in architectural
structures supported by plays of shadows and
thicknesses that make the work a real “beyond the
visual”. Empty and full spaces anticipate the holes
and the temporal jumps glimpsed in the following
cycles; the incredible and transversal heights are set
in the measure of glorifying the myth, of raising it
to a statuary sublimit as in “Apoteosi alare” until the
construction of a real “Temple archetype” in which
to store the findings of events mito-monnalisians.
Fossi’s sculptures as a whole represent a memorial
plaster casket, in which the evidence of the
existence of the hidden myth is preserved, also
cloned and declined through the languages of the
sculptural material, immanent in Space and Time
as well as Leonardo’s “primordial” Mona Lisa in her
exhibition stasis in eternal contemplation of the
public.
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