Ciclo: Gioconda_Profilo-Genesis
Cycle: Gioconda Profile Genesis
1971/1972
Già agli inizi degli anni Settanta l’artista inizia
un lavoro di osservazione dell’opera con l’ausilio
di un ingranditore fotografico che gli permette di
squadrare da vicino le fattezze fisiognomiche della
Monna Lisa. Quasi inconsciamente si avvicina a
un primo modus operandi scientifico, utilizzando
l’ingranditore come un microscopio per assaporarne
ogni singolo dettaglio. La fotografia è il primo passo
operativo dell’artista che si muove in una nuova
dimensione figurativa, a metà strada fra l’astratto e il
concreto, più analogica che reale, per la fascinazione
che la complementarietà e la continuità dei tratti
creano nel e con l’ingrandimento.
È
esattamente
nel
1971
che
Fossi
inizia a lavorare concretamente sulla Gioconda,
decostruendone su carta velina, in un primo
esercizio di stile, i tratti principali. La sua opera è
un vero e proprio processo di deframmentazione
che anticipa uno sguardo digitale e riduce
l’immagine canonica nelle proprie unità minime di
figurazione. Dalla segmentazione dell’Unità l’artista
si rende conto della presenza di moduli sottostanti,
dell’esistenza di una struttura fondante che “regge”
la composizione ed è in grado di far vibrare sopra
di sé i profili basilari di cui la Gioconda si nutre. Il
reticolato, i “pixel” ante-litteram, rappresentano la
prima tappa di un percorso artistico che conduce
l’artista a oltrepassare il confine dallo studio
dell’emblema dell’Arte, incarnato dalla Gioconda,
alla creazione di un codice con il quale decifrare
ciò che Fossi percepisce come una nuova forma di
linguaggio. Il nuovo profilo strutturale si trasforma in
un insieme di segni imprevedibili che decodificano
il piano dell’espressione e quello del contenuto.
Cresce in lui in tal senso la volontà di esprimersi
per mezzo di una memoria-simbolica capace di far
decifrare una poetica personale che non necessita
altro che librarsi sulla carta come una nuova opera
d’arte.
In
questo
contesto
il
processo
di
decostruzione si tramuta in un’inedita strategia
di lettura dell’opera, tesa a mettere in luce quelle
contraddizioni concettuali e linguistiche che le
impediscono di emettere un messaggio ‘’pieno’’ e
coerente: il ritratto della Gioconda appare come una
realtà fatalmente “plurale”, ricca semanticamente
e che può essere decifrata solo ricostruendo
totalmente la sua fondamentale indeterminatezza
nella parzialità non-arbitrale di elementi significativi.
Already at the beginning of the seventies
the artist begins observation of the work with the
aid of a photographic enlarger that allows him to
closely examine the physiognomic features of the
Mona Lisa. Almost unconsciously he approaches his
first scientific modus operandi, using the enlarger
as a microscope to savour every single detail.
Photography is the first operational step of the
artist who moves into a new figurative dimension,
halfway between the abstract and the concrete,
more analogical than real, due to the fascination
that complementarity and the continuity of traits
create in and with magnification.
In exactly 1971 Fossi begins to work
concretely on the Gioconda, deconstructing the
main features on tissue paper in an initial exercise in
style. His work is a real process of defragmentation
that anticipates a digital look and reduces the
canonical image in its minimum units of figuration.
From the segmentation of the Unit the artist
realises the presence of underlying modules, of the
existence of a founding structure that “supports”
the composition and is able to make vibrate over
itself the basic profiles of the Mona Lisa . The grid,
the “pixels” ante-litteram, represents the first stage
of an artistic journey that lead the artist to cross
the border from the study of the emblem of the
Art embodied by the Gioconda to the creation of a
code with which to decipher what Fossi perceives as
a new form of language. The new structural profile
is transformed into a set of unpredictable signs
that decode the level of expression and content. In
this sense increasing the desire to express himself
through a symbolic memory capable of deciphering
a personal poetic that requires nothing more than
hovering on paper like a new work of art.
In
this
context
the
process
of
deconstruction turns into an unprecedented
strategy of reading the work, aimed at highlighting
those conceptual and linguistic contradictions
that prevent it from delivering a “full” and coherent
message: the portrait of the Mona Lisa appears to
be reality fatally “plural”, rich in semantics and that
can be deciphered only by totally reconstructing
its fundamental indeterminacy in the non-arbitrary
partiality of significant elements.
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