[{"data":1,"prerenderedAt":-1},["ShallowReactive",2],{"catalog-formitalia-marco-lodola-collection":3,"$f54gFciXR1FznWJVNft3TqcXl0B8GYbPbga8lnvghe78":450},{"id":4,"title":5,"slug":6,"image":7,"source":8,"brand_name":9,"brand":10,"brand_slug":11,"file_size":12,"pages":13,"pages_count":445,"matched_pages":446,"match_count":447,"two_pages":448,"show_text":449},21154,"Marco Lodola Collection","formitalia-marco-lodola-collection","\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.1.png","http:\u002F\u002F127.0.0.1:8000\u002Fprivate\u002Ffiles\u002F3d\u002F800c8ac1605084e7c468ad963c13a6-28d03bedb7.pdf","Formitalia",503,"formitalia","14.6 MB",[14,17,21,25,29,33,37,41,45,49,53,57,61,65,69,73,77,81,85,89,93,97,101,105,109,113,117,121,125,129,133,137,141,145,149,153,157,161,165,169,173,177,181,185,189,193,197,201,205,209,213,217,221,225,229,233,237,241,245,249,253,257,261,265,269,273,277,281,285,289,293,297,301,305,309,313,317,321,325,329,333,337,341,345,349,353,357,361,365,369,373,377,381,385,389,393,397,400,404,408,412,416,420,424,428,432,436,440,443],{"image":7,"text":15,"number":16},"LODOLA\nStelle delle Genti\n",1,{"image":18,"text":19,"number":20},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.2.png","",2,{"image":22,"text":23,"number":24},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.3.png","MARCO LODOLA\nStelle delle Genti\na cura di\nEike D. Schmidt\ne Vittorio Sgarbi\n",3,{"image":26,"text":27,"number":28},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.4.png","Volume pubblicato in occasione della mostra\nLodola\nStelle delle Genti \nFirenze, Gallerie degli Uffizi \n17 dicembre 2020 – 10 gennaio 2021\nStelle delle Genti \nCatalogo\nA cura di\nEike D. Schmidt \ne Vittorio Sgarbi\nRedazione\nBruno Baglivo\nGianni e David Overi \nChiara Toti\nProduzione\nMIRABILI Arte d’Abitare\nAutori dei testi\nFulvio Abbate\nCristina Acidini\nAndy\nRenzo Arbore\nRenato Barilli\nLuca Beatrice\nPaolo Belli\nAleandro Biagianti\nAchille Bonito Oliva\nBeatrice Buscaroli\nAldo Busi\nIvan Cattaneo\nClaudio Cecchetto\nGiuseppe Cederna\nPiero Chiambretti\nRoberto D’Agostino\nPhilippe Daverio\nGillo Dorfles\nGianni Fantoni\nCiro Ferrara\nAntonio Stash Fiordispino\nAlberto Fiz\nCarla Fracci\nEnzo Gentile\nEnzo Iacchetti\nFrancesco Illy\nLorenzo Jovanotti\nMarco Lodola\nSimona Marchini\nAlda Merini\nVincenzo Mollica\nDavid Overi\nMax Pezzali\nAndrea Pezzi\nElena Pontiggia\nRed Ronnie\nPino Riotto\nTiziano Scarpa\nEike Schmidt\nVittorio Sgarbi\nNicola Sinisi\nSyria\nGiovanni Terzi\nWalter Vacchino\nClaudio Villa\nSusanna Zatti\nCrediti fotografici\nSettimio Benedusi\nBianca Lodola\nGiovanni Gastel\nToni Thorimbert\nMaurizio Galimberti\nAldo Gega\nSebastiano Finocchi\nGraziano Perotti\nSergio Pappalettera\nChiara Toti\nRingraziamenti\nGiovanna Fra \nClaudia Fayenz \nDario Nardella \nMassimo Listri\nTitti Giuliani Foti \nMaria Grazia Chiuri \nThomas Camerlingo \nOttavio Torchio \nLuigi Chiappini \nBianca Lodola\nAnita Lodola\nLuca Albero\nAlessandro Condorelli \nAlberto Calabrò \nErion Veliaj\nJulinda Dhame\nSebastiano Pepe \nNicolò Giovine\nwww.uffizi.it\n@UffiziGalleries\nGallerie degli Uffizi                   \nEnti Promotori\nA cura di\nEike D. Schmidt \ne Vittorio Sgarbi\nSegreteria organizzativa \nChiara Toti \nProgetto di allestimento \nAntonio Godoli\nRealizzazione dell’allestimento\nOpera Laboratori Fiorentini \nPiero Castri\nComunicazione della mostra a cura di \nOpera Laboratori Fiorentini \nCoordinamento, promozione\ne relazioni esterne\nOpera Laboratori Fiorentini \nMariella Becherini\nUfficio Stampa \nOpera Laboratori Fiorentini \nAndrea Acampa, Tommaso Galligani\nDirettore \n \n \n                                                                              \nEike D. Schmidt \nDivisione Operativa\nMaurizio Catolfi, coordinatore\nDivisione Curatoriale\nSimona Pasquinucci, coordinatore\nDivisione Tecnica\nChiara Laura Tettamanti, coordinatore\nDivisione Amministrativa\nSilvia Sicuranza, coordinatore\nSegreteria del Direttore\nMonica Alderotti, Alberica Barbolani di \nMontauto,  Veruska Filipperi, Alejandra \nMicheli, Chiara Toti, Maria Zaffalon\nDipartimento mostre\nAlessandra Griffo\nDipartimento per l’Educazione\nSilvia Mascalchi, coordinatore\nDipartimento Informatica \ne Strategie Digitali\nGianluca Ciccardi, coordinatore\nDipartimento Catalogazione \nE Digitalizzazione del Patrimonio  \ne Dipartimento Fotografico\nValentina Conticelli, coordinatore\nDipartimento Legale e Dipartimento \nValorizzazione e strategie economiche\nAlessandra Vergari, coordinatore\nDipartimento Logistica Opere d’arte\nAntonio Russo, coordinatore\nI T A L I A\n",4,{"image":30,"text":31,"number":32},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.5.png","Eike Schmidt\nVittorio Sgarbi\nNicola Sinisi\nFulvio Abbate \nAleandro Biagianti\nMarco Lodola\nAlda Merini \nWalter Vacchino \nAlberto Fiz\nClaudio Cecchetto\nAntonio Stash Fiordispino\nSusanna Zatti \nRoberto D’Agostino\nGianni Fantoni\nEnzo Iacchetti\nAchille Bonito Oliva\nRed Ronnie\nPhilippe Daverio\nGiovanni Terzi\nMax Pezzali\nAldo Busi\nAndy\nPino Riotto\nSimona Marchini \nCiro Ferrara\nPiero Chiambretti\nGiuseppe Cederna\nLuca Beatrice\nBeatrice Buscaroli\nRenzo Arbore\nPaolo Belli\nFrancesco Illy\nAndrea Pezzi \nAlda Merini\nDavid Overi\nEnzo Gentile\nClaudio Villa\nSyria\nCarla Fracci\nIvan Cattaneo\nLorenzo Jovanotti\nCristina Acidini\nTiziano Scarpa\nRenato Barilli\nGillo Dorfles\nVincenzo Mollica\nElena Pontiggia\n \nApparati\nBiografia di Marco Lodola\nDettagli Opere\n \n11\n12\n14\n15\n15\n25\n81 \n82 \n84\n90\n90\n96\n98\n100\n102\n104\n106\n108\n112\n114\n115\n117\n118\n121\n122\n124\n127\n134\n136\n139\n141\n143\n148\n153\n156\n158\n159\n160\n166\n168\n174\n176\n178\n180\n183\n185\n188\n \n194\n210\n \nSommario\n",5,{"image":34,"text":35,"number":36},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.6.png","Il presepe laico di Marco Lodola, che quest’anno \nillumina \nFirenze \ndalle \nfinestre \ndegli \nUffizi, \nsi \ninserisce \nperfettamente \nnella \ntradizione \ndell’Occidente: fin dal primo esempio, allestito da \nSan Francesco a Greccio  797  anni fa, esso è infatti \nun’attualizzazione della narrazione evangelica, \nuna fusione dell’oggi e adesso con il tempo della \nBuona Novella, e quindi un incontro con il nostro \nquotidiano comune con l’evento unico ed eccelso \ndella nascita di Gesù. Così ad esempio, in un’opera \ndel Rinascimento come il Trittico Portinari di \nHugo van der Goes agli Uffizi, tra i pastori astanti \nsi vedono anche i volti di gente vera del tempo, e i \npastori in adorazione sono addirittura uomini mal \nrasati, vestiti poveramente, con i denti rovinati…\nNel presepe del maestro Lodola la tradizione \npopolare sfocia in un’interpretazione veramente \npop, rock e rap, con personalità che hanno segnato \nla storia della televisione e della radiofonia \nnazionale. Le figure illuminate dall’interno sono \nautori e interpreti diversissimi tra di loro come \nBono, Bocelli, Bowie e Bobby Solo, Laura Pausini, \nMina, Dolcenera e molti altri, celeberrimi: insieme \nevocano un concerto esclusivo di luci e colori \nche ricorda necessariamente le scenografie del \nRoxy Bar, e soprattutto il bagliore familiare degli \nschermi televisivi in ogni casa. Ma soprattutto \nstimola la fantasia e l’immaginazione per creare \nmentalmente il concerto che potrebbe risultare \nda questo sorprendente consesso, suscitare le \nemozioni associative di ricordi legati ai personaggi, \ne portare la luce – fenomeno che non è mai \nterrestre, nemmeno nella sua eccezione più laica o \nscientifica   –   nel cuore di tutti.\nEike Schmidt\n",6,{"image":38,"text":39,"number":40},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.7.png","NOTE DI LUCE\nSe dovessi indicare la prima cosa positiva pensando \na Marco Lodola, direi che non si tratta di un artista \n“nuovo”, o almeno totalmente nuovo. Non ritengo \naffatto che il nuovo sia un valore positivo in arte. \nLo è sicuramente per il mercato, il vero, grande \ndominatore dell’arte contemporanea, secondo \nuna legge del marketing moderno che è valida per \ni dipinti come per le automobili: bisogna offrire \nprodotti sempre rinnovati per stimolare le vendite, \npromuoverli come tali, creare bisogni indotti negli \nacquirenti. Quando i mercati e i loro fedeli alleati \n(i critici, i collezionisti) hanno scoperto, intorno \nalla metà del secolo scorso, che l’Avanguardia si \naccorda perfettamente al principio della merce \nnuova, l’arte è diventata moda.\nUna metamorfosi che ha quasi  capovolto il \nsenso stesso dell’arte così come era stato inteso \nfino all’Ottocento, quando si creava non per fare \nqualcosa di nuovo, ma di eterno.\nda sinistra:\nDavid Overi, Dario Nardella, Vittorio Sgarbi, Marco Lodola, Eike Schmidt\nAssurdamente, il culto del nuovo artistico ha finito \nper trasformare il passato quasi in un nemico da \ncombattere; solo di recente, quando ci si è accorti \nche anche il passato poteva essere a vantaggio di \nun nuovo sempre più richiesto, è tornato a essere \npreso in considerazione. Ci troviamo così a guardare \ntanta arte contemporanea degli anni precedenti.\nCon Lodola, certi pericoli dovrebbero essere \nscongiurati, proprio per il suo essere “non nuovo”. \nDietro le sue sagome di plexiglass, dietro le sue luci \nal neon, dietro le sue campiture cromatiche, c’è \nuna precisa storia dell’arte che è stata conosciuta, \nmeditata criticamente, rielaborata: il Futurismo, \nil colorismo ritmico di Delaunay, la Pop Art, per \ndire solo di ciò che sembrerebbe più evidente. Un \ncerto modo di ridurre la figura a sagoma, contorno, \nminimo denominatore grafico, era stato tipico del \nmodo con cui la pop art ha sviluppato gli spunti \nprovenienti dalla figurazione pubblicitaria (si pensi, \npiù ancora che a Warhol e a Lichtestein, ad Allen \nJones, Tom Wesselman, James Rosenquist).\nIl neon aveva avuto Dan Flavin e il concettualismo \ndi Mario Merz, il suo impiego artistico più rilevante.\nMa in fondo, a ben vedere, anche Lodola possiede \nuna sua cifra non certo concettuale, ma almeno \nminimalista, un minimalismo della figura che è \ncomunque esente dagli intellettualismi o dagli \nslanci mistici di Flavin e compagni. In quanto al \ncolore, alla sua organizzazione in stesure distinte, \nplanari ed uniformi, vivacissime, il riferimento \nimmediato è al Futurismo non tanto dei maestri \nfondatori, quanto di chi con il linguaggio dei \nmaestri è diventato il grande compositore nei \nmobili, nei tessuti, in tutto ciò che poteva essere \ndecorazione: Fortunato Depero; un aggancio, \nquello con Depero, capace di associare Lodola a \nun altro artista contemporaneo, che ha avvertito \nanaloghi stimoli, Ugo Nespolo, anche se, in seguito, \ncon un percorso formale piuttosto diverso dal suo.\nLodola “non nuovo”, quindi, perché saggio rispetto \nal passato, sul solco di esperienze storiche che, \nseppure ancora attuali, sono già patrimonio \nartistico, tradizione.\nMa va anche ammesso che il suo modo di essere \n“non nuovo” possiede un’ originalità indubbia, al \npunto da non poterlo definire né un neo-futurista, \ncome avrebbe voluto da giovane, né un “post-pop”, \nné con qualunque altra definizione che lo identifichi \ncome un continuatore di qualcosa che era stata \ninventata prima di lui. Lodola è soprattutto Lodola, \nprima di ogni altra considerazione.\nCosì è stato sentito, così è stato subito apprezzato, \ncosì il suo essere “non nuovo” è finito per diventare \nuna novità rispetto al nuovo non veo, il nuovo \nper il nuovo che piace tanto ai mercati, a certi \ncritici e a loro soltanto. Non a caso gli esordi di \nLodola sono avvenuti sulla scia delle esperienze \ncome i Nuovi-nuovi di Renato Barilli, che così \nnuovi in fondo non erano. Come in molta dell’arte \ndei Nuovi-nuovi, Lodola ha recuperato il piacere \ndi un’arte che non stabilisce più differenze con \nLODOLA AGLI UFFIZI\nArte e fede sono una cosa; ed è quindi inevitabile \nche tocchi al primo museo d’Italia, gli Uffizi, \nrappresentare, nel modo più luminoso, le festività \nnatalizie. Il tentativo del Vaticano, con le ceramiche \ndi Castelli in Piazza San Pietro, ha determinato \ndiscussioni. La scelta del pirotecnico direttore \nEike Schmidt di chiamare l’artista della luce per \neccellenza, Marco Lodola, a comporre il suo presepe \nnel Verone degli Uffizi perché domini e si rispecchi \nnell’acqua del fiume, e sia visibile dal Lungarno e da \nchi esca da Palazzo Pitti, è una intuizione moderna \ne originale nel pensiero della tradizione e dei valori \ncristiani. Nelle Natività di Rubens il bambino è \nun bozzolo di luce. Qui la luce è l’idea stessa di \nDio. Sotto la stella cometa che tutti ci unisce nel \npensiero del Santo Natale.\n \nVittorio Sgarbi\nl’applicazione (la maggior parte delle sue opere \nsono potenziali oggetti d’arredamento), perché \nl’arte – come pensavano Depero, Delaunay, Léger – \nserve a decorare e reinventare il mondo dell’uomo, \na entrare concretamente nel suo quotidiano.\nLodola ha recuperato, o forse trovato per \nproprio conto il piacere di un citazionismo quasi \ninvolontario, \nnon \nostentato, \nsenza \nnessun \ninteresse ad apparire colto e superbo, in questo \ncosì diverso dal post-moderno alla Mendini al quale \npure potrebbe assomigliare. Lodola pensa solo \na far vedere, a illustrare, é quello il suo compito, \nsia che collabori con gli scrittori o con le grandi \nindustrie, con i musicisti pop o con i pubblicitari. E \nquello che ci fa vedere più di frequente sono i miti \ndell’inconscio collettivo nell’era mass-mediatica, \nla musica, il cinema, senza idealizzarli, ma anzi \ntrattandoli in modo divertito e divertente, basta che \nil tutto si dia sempre come un gioco. Alla fine quello \nche conta é il piacere dell’effetto, l’immediatezza \ndella comunicazione, il gusto di un’immagine, \ndi uno stile, di un oggetto subito riconoscibili \nnelle \nloro \ncomponenti \nfondamentali, \ncome \nuna sigla, un’icona, un “logo”, senza altre inutili \ncomplicazioni. Sigle, icone, loghi che giungono \nad abitare nell’inconscio e a convivere con quegli \nstessi miti dai quali provenivano, confondendosi \ncon essi in un continuo meccanismo di specchi \nriflettenti. Galleggiare, stare in superficie senza \nessere superficiali, ecco il grande azzardo dell’arte \ndi Lodola; perchè il piacere è qualcosa di rapido e \ndi evanescente, esiste solo se non si va a scavare \nnelle nostre complicazioni, nelle nostre intricate \npsicologie, nelle nostre eterne insoddisfazioni. È \nquesta anche la “popolarità” di Lodola, vocazione \nanti-intellettualistica \na \nrivolgersi \nallo \nstesso \npubblico a cui si rivolge il cinema, la televisione, la \npubblicità, la musica delle rockstar, ad adeguare \ni tempi e i modi dell’arte a quelli della vita \ncontemporanea. Le opere di Lodola si potrebbero \nvedere muovendosi in un’automobile lungo un \ntratto urbano, fuori dai finestrini, oppure lungo il \npercorso di una metropolitana: c’è da stare certi \nche qualcosa di loro rimarrebbe certamente nei \nnostri occhi e nella nostra mente. Di quanti altri \nartisti si potrebbe dire altrettanto?\n \nVittorio Sgarbi\n12\n",7,{"image":42,"text":43,"number":44},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.8.png","Caro Marco,\nLa Luce, la Musica, la Speranza, la Stella. Non \nci conoscevamo, era il giugno 2020 e ti ho \ntelefonato per la prima volta. Eravamo finalmente \nusciti dal Covid – almeno così credevamo. A \nquella prima telefonata, grazie alla complicità \ndi Walter Vacchino, ne sono seguite così tante \naltre che sentirci è diventata una bella abitudine \npraticamente quotidiana. Ero affascinato dall’idea \ndi una Natività luminosa, dalla sfida di un Presepe \ninclusivo. Ci è venuto in mente Sanremo, la \nmanifestazione più ecumenica della Rai, 71 anni di \nstoria della radio e della televisione italiana con la \nsua sterminata galleria di protagonisti, anch’essi \nsimboli della nostra memoria collettiva. Il mistero \ndella Natività, la Vergine Madre, una giovane \ndonna le cui sembianze nella grotta di Greccio San \nFrancesco per primo non riuscì a tramandarci. E’ \nstato naturale identificare quella ragazza “che non \naveva l’età” in Gigliola Cinquetti. E poi le nostre \ndiscussioni sui personaggi e sulle canzoni. Una su \ntutte “Volare”, amata e cantata in tutto il mondo, \nquindi un pastore doveva essere Domenico \nModugno…E tra le pastorelle? Ci si poteva \ndimenticare - perché ‘nessuno ci può giudicare’ – di \nCaterina Caselli, uno dei pilastri del festival. E San \nGiuseppe? Quello non si può toccare, poteva  essere \nsoltanto Lucio Dalla, nato il 4 marzo 1943.\nQuante parole intorno ai Re Magi: no, loro \ndovevano essere stranieri… Louis Armstrong, Sting, \nRay Charles. E dopo ogni telefonata mi mandavi i \ntuoi schizzi, le tue proposte di immagini su carta. \nLa tua genialità nell’ideare un’orchestra tutta in \nnero, senza luce e quasi muta perché nel frattempo \nci stava sommergendo la seconda, terribile ondata \ndel virus. Quell’orchestra, simbolo di sofferenza, \nsarebbe dovuta diventare la facciata dell’Ariston. \nE poi c’era la piccola stella che rappresentava Gesù \nBambino e quella bellissima cometa, la Stella delle \nGenti, volti colorati ma senza fisionomie, pensata \nper donare speranza dall’esterno di viale Mazzini, \ncuore della autodefinita più grande azienda \nculturale italiana.\nPoi però, a opera compiuta e consegnata, che dolore \ndoverti dire che gli ordini erano repentinamente \ncambiati! Perché in Rai anche i direttori hanno \ndei capi, con i loro inopportuni consiglieri… Fino a \nquando non è comparso quel maghetto teutonico \ndi nome Eike Schmidt che ha voluto portare il \nPresepe a Firenze. E il 15 dicembre, ormai a ridosso \ndel Natale, che emozione vederlo finalmente \naccendersi e illuminare la città dal Verone degli \nUffizi. Ho dovuto ammettere che sembrava nato \napposta per il Lungarno.\nBeh, è stato davvero un momento ‘stellare’, di Luce, \nMusica, Speranza. E l’inizio di una bella amicizia. \nAlla prossima avventura,\nNicola Sinisi\nSERVIZIO PUBBLICO\n \nRiavvolgendo il nastro dell’intera storia, meglio \nancora, il pluriball che protegge le opere appena \ngiunte, si ha la piccina sensazione che qualcuno \nabbia ritenuto il presepe di Marco Lodola inidoneo \nagli ipotetici crismi ordinari della cattolicità, così \ncome, al momento, viene concepita nelle sagrestie \ndel servizio pubblico; da cui la telefonata nella \nquale si comunicava la disdetta del “suo”, ritenuto \nimpresentabile, presepe al Maestro. Accade però \nche il direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze,  \nEike Schmidt, venuto a conoscenza dell’affaire, \nchiami Lodola: Maestro, non si preoccupi, il \npresepe lo vogliamo noi, lo mettiamo qui, agli \nUffizi. Il presepe di Lodola è adesso salvo, insieme \na un’idea perché no, laica, del Santo Natale. Il \npresepe, infatti, come ha mostrato “Striscia la \nnotizia”, raggiunge subito il piazzamento nelle sale \nfiorentine, assai meno intatto il senso del limite, \ndel ridicolo e, diciamo pure, del progresso civile, \ndella laicità, dell’intelligenza, dell’ironia. Poiché \nla scelta di non consentire un presepe che mostri, \naccanto ai Re Magi, Rita Pavone, nonostante \nquest’ultima abbia dalla sua un capolavoro \nprodotto un tempo proprio dalla Rai, “Il giornalino \ndi Gian Burrasca”, rimane una macchia, un vulnus, \ne anche un’indicazione sui tempi penosi, da rosario \nchiodato, degni di un nuovo Indice nel quale \nstanno per rinchiudere il nostro pensiero e, già che \nci sono, gli stessi muschio e carta stellata d’ogni \nideale presepe liberatorio dell’estro e della fantasia. \nC’è dunque da immaginare un presepe parallelo \nin blazer, nel quale i dirigenti Rai, poco importa \nquali, raccolti ai “piani alti” di viale Mazzini, previo \nsegno della croce, decretano che, questo presepe \ndi questo Lodola giammai! Piccina idea del Natale, \nquasi neo-controriformistica, povero Natale, e che \nmiseri pensieri da grisaglia, perfino al tempo del \nvirus… Incapacità di comprendere che i personaggi \ndi Lodola sono come cuori devozionali, immagini \nsacre che dimorano nelle edicole sante notturne, \nquesto nonostante siano tratti da un catasto del \ntutto mondano, in quadricromia; un contesto \n“rallegrante”, direbbero i futuristi della seconda \nondata, riferita allo spettacolo del mondo nel suo \nvortice visibile, pronto a pugnalare ogni forma di \ngrigia afflizione. Sia nella loro evidenza spettacolare \nsia mostrandosi come pura iconografia: manifesto, \nposter, \ncartolina \nautografata, \ncalendario \nprofumato, sticker, adesivo, decalcomania, ticket \ndi concerto, carta da parati non meno magica. E ora \nanche  presepe. C’è dietro un lavoro di ritaglio, come \ngià Matisse divorato dall’artrosi alle mani al tempo \ndei suoi “découpage”, sia dionisiaci sia destinati allo \nspazio sacro di una chiesa come i paramenti sacri \nesposti ora ai Musei Vaticani. Lodola ritaglia pezzi, \npezze e pezzature adesive destinate a comporre \nvolti e figure. Nel suo repertorio magico c’è modo \ndi veder irrompere e sfilare ogni genere di viso della \nstoria, reso quasi divino da una luce che trapassa \nBuon Natale! Oggi vi raccontiamo la storia del \npresepe di Marco Lodola, un artista, già “nuovo \nfuturista”, dispensatore di luci e di immagini che \ncustodiscono la grazia dell’immediatezza iconica. \nLa Rai, nei mesi scorsi, ha infatti commissionato \nesattamente un presepe proprio a lui, Lodola; si \ntratterà di un presepe “d’artista”, per nulla simile \nai “100 presepi” tradizionali che ogni anno è \npossibile visitare nella romana piazza del Popolo. Il \npresepe di Lodola è particolare, appunto, colorato \ne luminosissimo, vi prendono parte, accanto alle \nfigure proprie “ufficiali” - Gesù bambino, bue e \nasinello, ecc. – i personaggi della leggenda musicale \nplanetaria, da Drupi a Lucio Dalla, da Pavarotti a \nGigliola Cinquetti, perfino Rita Pavone, e David \nBowie, e molte altre icone ancora di un ideale \nmistero gioioso e luminoso canoro pop parallelo, \nun omaggio implicito anche al Festival di Sanremo \ne alla sua storia. Il presepe giunge in Rai, gli \nassistenti di Lodola sono pronti a installarlo in viale \nMazzini, all’interno dell’atrio, dove attualmente si \nsvolgono, causa Covid 19, perfino i collegamenti, \nsubito dietro l’araldico “Cavallo” dello scultore \nMessina, equestre simbolo aziendale. Dal camion \nsono stati già scaricati tutti i pezzi, accade però \nche, improvvisamente, qualcuno ci ripensi e dica \nche, no, questo presepe non s’ha da installare! \nAleandro Biagianti\nil colore immanente nella plastica, come in un \nespediente formale del cubismo sintetico. Come \nnel conclusivo girotondo felliniano di “8½”, come \nnell’effetto-animazione che si produce scostando \ncon il pollice i fogli disegnati in sequenza, avendo \ncosì la sensazione che Topolino o Minnie o Popeye \no Crazy Kat o Dick Tracy, o Lodola stesso, ci stiano \ndavvero salutando, ogni suo lavoro accompagna \ndavanti al nostro sguardo un carosello infinito di \npersonaggi. Sono divi, eroi, condottieri, pin-up, \nperformer, chitarristi in pantaloncini… Ci sono \ntutti, proprio tutti, e a volerli indicare con esattezza \nsarebbe davvero un elenco estenuante. E adesso \nanche i Magi e Gigliola Cinquetti nei panni, così \nsembra, della Madonna. Un presepe dove sembra \ndi vederli tutti avanzare verso le nostre pupille al \nsuono della “Mickey Mouse Club March”, la Marcia \ndel Club di Topolino, la stessa che chiude “Full Metal \nJacket” di Stanley Kubrick.   Da quest’anno, tra gli \namici veri del Natale, ci sono anche, accanto al bue \ne all’asinello, Mina e Rino Gaetano, esatto. Peccato \nche il cielo di viale Mazzini per queste feste abbia \nrinunciato al blu che giungeva con Marco Lodola.\nFulvio Abbate\n14\n",8,{"image":46,"text":47,"number":48},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.9.png","16\n",9,{"image":50,"text":51,"number":52},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.10.png","18\n",10,{"image":54,"text":55,"number":56},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.11.png","20\n",11,{"image":58,"text":59,"number":60},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.12.png","22\n",12,{"image":62,"text":63,"number":64},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.13.png","STELLE DELLE GENTI\nLa mia passione per la musica si perde nella notte \ndei tempi: suono, sia pure con risultati tutt’altro che \nsoddisfacenti, diversi strumenti. Ancora più antico \nè il rapporto che ho con il presepe. Fin da bambino \namavo costruirlo, immaginare una scenografia \nogni volta diversa che mi faceva sognare.\nLa raffigurazione della Natività nella storia \ndell’arte è stata all’inizio affidata alla pittura. In \nepoche successive, con i presepi scolpiti nel legno \nha guadagnato la tridimensionalità, poi è entrata \nnelle case diventando popolare e infine ha acquisito \nil movimento con il presepe vivente. Nella mia \ninterpretazione ho voluto aggiungere un elemento \nnuovo: la luce.\nLa condizione di sofferenza che viviamo oggi è stata \nl’ispirazione da cui sono partito per rappresentare \nuna rinascita luminosa, un senso di speranza, \nla fiducia in un cambiamento. Come le figurine \ndel presepe, noi siamo la manovalanza di un \ntempo sospeso, orchestrali senza pubblico, teatro \nsenza copione, ribalta in attesa della sua star. Il \ncollegamento con il Festival di Sanremo ha aggiunto \nun sapore pop al presepe, con i personaggi familiari \nche sono passati negli anni su quel palcoscenico. La \ngrande stella cometa, conosciuta anche come “stella \ndelle genti”, l’ho pensata appunto come un mare di \nfacce in cui ognuno può immaginare la propria.\nBuon Natale a tutti,\n \nMarco Lodola   \n24\n",13,{"image":66,"text":67,"number":68},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.14.png","26\n",14,{"image":70,"text":71,"number":72},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.15.png","LUCIO DALLA\n28\n",15,{"image":74,"text":75,"number":76},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.16.png","GIGLIOLA CINQUETTI\n30\n",16,{"image":78,"text":79,"number":80},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.17.png","ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA\n32\n",17,{"image":82,"text":83,"number":84},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.18.png","ELECTRIC LIGHT 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CASELLI\n46\n",24,{"image":110,"text":111,"number":112},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.25.png","FREDDIE MERCURY\n48\n",25,{"image":114,"text":115,"number":116},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.26.png","Rino Gaetano\nRINO GAETANO\n50\n",26,{"image":118,"text":119,"number":120},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.27.png","RITA PAVONE\n52\n",27,{"image":122,"text":123,"number":124},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.28.png","PAUL Mc CARTNEY\n54\n",28,{"image":126,"text":127,"number":128},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.29.png","MINA\n56\n",29,{"image":130,"text":131,"number":132},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.30.png","GRACE 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della cometa.\nNessuno di noi\nha una faccia con cui respirare.\nTu non crederai,\nma ha sbagliato il mio dottore;\nil tuo viso è \nl’ossigeno della mia vita,\nti guardo e penso che il paradiso \nè dentro alla tua faccia.\nAlda Merini\n80\n",41,{"image":178,"text":179,"number":180},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.42.png","Incroci di emozioni\nincroci di persone hai disegnato marco\nsulla facciata del teatro\ne poi ...amicizia e amore \nhan trasformato il palco\nin casa ed officina \nson nate storie\nanita e andrea\nfamiglia giovane famiglia antica                                                 \nuna capanna sempre luce e calore.                                                         \nazzurra magia la vita\n musica e canti \nartisti un po pastori un po re magi \nfesteggiano insieme al chiarore di una stella \nil sogno da ascoltare\nil sogno da vedere ....\nche apparire fai\nsui muri .....di mattoni\nWalter Vacchino\nLODOLARISTON\nrendering 2021\n82\n",42,{"image":182,"text":183,"number":184},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.43.png","CONCERTO PER SUONI E IMMAGINI\nLa musica è sempre stata un gran mistero. Almeno \nper l’arte. Non si sa come avvicinarla e, soprattutto, \nnon si sa come evidenziare i parallelismi tra colori \ne suoni. La relazione, indubbiamente, c’è, come \ngià riconosceva Johann Wolfgang Goethe, ma il \nproblema è trovare un’espressione autonoma e, \nnello stesso tempo, sufficientemente evocativa. \nSi tratta di un dialogo stimolante, ma assai \nsofferto, tanto che persino Arnold Schönberg \ntroncò con Wassily Kandinsky scrivendo: “È \nstato un sogno, siamo uomini di due specie \ndiverse. Definitivamente!”. Il colore della musica, \nvoluto dalla Fondazione Maimeri, ha, dunque, il \nmerito di essersi imposto in questi anni come un \nprogetto innovativo, non privo di un certo grado \ndi provocazione. “Dov’è la musica?”, sussurrava \nqualcuno degli spettatori intervenuto nelle edizioni \nprecedenti (con il 2001 si è giunti alla quinta), \ncome se dai dipinti potesse uscire direttamente la \ncolonna sonora. In realtà, tutti gli artisti che sono \nstati sino a ora coinvolti, da Emilio Tadini a Aldo \nMondino, da Lucio Del Pezzo a Marco Nereo Rotelli, \nsi sono concentrati sulla musicalità cogliendo \nl’armonia interna delle cose. Hanno espresso, \ninsomma, quel desiderio di andare oltre il visibile \nche si nasconde nella dimensione più intima della \nrappresentazione: assonanze, accordi tra forme e \ncolori che permettono di dare un nuovo significato \nall’immagine. Nessuno, tuttavia, ha mai pensato \ndi fondere insieme arte e musica, ben consci che \nsarebbero andati incontro a un insuccesso.\nProprio Mondino, ha raccontato di una sua \n“stecca” quando, in gioventù, aveva tentato di \nfare della musica pittura: “La mia idea era quella di \nannunciare un ritorno all’ordine dopo l’abuso delle \navanguardie”, ha scritto proprio per l’edizione 1999 \ndel Colore della Musica. “Avrei usato gli strumenti \nmusicali, selezionati e frammentati dai pittori \ncubisti, per ricomporre una Frankestein-chitarra, \nun mosaico concettuale rivelatosi presto un \nfallimento. I più benevoli tra i critici parlarono di \nritorno al cubismo per mancanza di nuove idee.\nIl caro e paterno Renato Guttuso, in piazza San \nMarco, mi disse affettuosamente: ‘Siamo gli ultimi \ncubisti’.  Io avrei preferito l’acqua alta e scomparire \ncon tutto il Florian.” Il terreno della contaminazione, \ninsomma, è quanto mai insidioso e va affrontato \ncon prudenza.\nA non correre rischi è Marco Lodola, un artista che \nrinnova la segnaletica del nostro immaginario e \nche ha sempre detestato il sistema tradizionale \ndell’arte.\nLe sue opere non evocano la musica ma sono nella \nmusica e questo elemento rende il suo approccio \ndiverso rispetto a quelli di qualunque altro.\nLui è un troubadour del XXI° sec che porta in giro le \nsue ballate per strade e piazze, per vie e calli. Non a \ncaso ha curato l’immagine del Carnevale di Venezia \n2001. Ha ragione Red Ronnie quando sostiene che \na Lodola il ruolo dell’artista va stretto e per questo \ninventa immagini per le copertine dei cd, crea premi \nper i musicisti e inventa scenografie teatrali come \nl’ormai celebre cavallo a grandezza naturale che ha \nfatto da fondale ai concerti dei Timoria e degli 883.\nNel 1998, poi, ha invaso Roma con le affiches della \nTosca e due anni dopo ha trasformato le strade di \nParlermo con i totem luminosi delle opere liriche.\nSono vere e proprie incursioni della cultura \ncosidetta alta, snobbisticamente tenuta lontana \ndalla fruizione della gente.\n“Perché non si potrebbero fischiettare i motivi di \nVerdi o di Rossini, come si fa con le canzonette?”, \nsi domanda Lodola. Ma non solo: ha avuto persino \nla sfrontatezza di formare un gruppo musicale, i \nBoneMachine. “Suoni e immagini”, afferma, “sono \ndue universi che si sovrappongono dando vita a \nquel fenomeno per cui lo percezione di determinati \nelementi è accompagnata da immagini proprie di \nun’altra modalità sensoriale: sinestesie appunto.”\nL’arte di Lodola e sempre in tournée, occupa \nfisicamente lo “spazio, invade territori non suoi, \nrompe le reti di proiezione e s’impone all’attenzione \ndi un pubblico vasto, uscendo finalmente dalla torre \nd’avorio. Il suo sogno? Perfezionare quel curioso \nstrumento musicale creato dal compositore russo \nAleksandr Skrjabin noto con il nome di clavier \nlumière. È una sorta di pianoforte che, accanto al \nsuono, prevedeva l’accensione di molte lampade \ncolorate sparse sul palcoscenico. L’invenzione \nnon ha trovato uno sbocco reale ma contiene in \nsé le caratteristiche di quell’arte totale che tanto \ncoinvolge Lodola, un artista che partecipa alla \nritualità collettiva senza mai tirarsi indietro. In base \na questo principio, proprio nel 1998 ha fondato, nel \nsuo studio di Pavia, il Gruppo 98 che, magari, non \nentrerà nei libri di storia dell’arte, ma va ricordato \nalmeno per lo slogan, l’unione trasversale degli \nartisti.\nDel resto, con questo spirito, sempre nel 1998 Omar \nPedrini, amico di Lodola, ha inventato Brescia Music \nArt, una manifestazione che coinvolge musica, \npittura, scrittura, poesia, video e installazioni. \nTra Pavia e Brescia, insomma, si è tentato, senza \nil peso delle ideologie, di far rivivere lo spirito delle \navanguardie e in particolare di Fluxus.\nTutti insieme appassionatamente, musicisti e \nartisti, verso Lodolandia, il luogo dello fantasia \ne della memoria dove si dipingono le note e si \nsuonano i colori. E non a caso Andy dei Bluvertigo, \nJovanotti, Max Pezzali, Timoria, insieme al direttore \nd’orchestra Marco Lodola, si ritrovano a Milano in \nquesta mostra-happening ricca di suggestione.\nPer Lodola la musica è lo stato naturale tanto che \nle sue opere c’inseguono come un ritornello. Non ci \nmette a disagio la sua arte, non ci crea frustrazioni \nné angosce, ma ci fa compagnia e, forse, ci aiuta \na vivere meglio. Lodola, con le sue silhouettes, \nvorrebbe davvero invadere il mondo uscendo dagli \nspazi angusti delle gallerie. Ovunque andiamo, in \nbanca o al supermercato, al cinema o allo stadio, in \npalestra o alla posta, ci sembra di ascoltare il suono \ndelle sue sculture luminose che si sono appiccicate \nalla nostra memoria.\nParadossalmente, le opere si smaterializzano e \ndietro a quelle rappresentazioni senza volto non \nrimane che l’eco del suono. Una sensazione che \nprende le mosse da una precisa scelta stilistica dal \nmomento che i suoi lavori sono una sintesi tra la \nmemoria infantile e i ritmi forsennati del rock. \nÈ Lodola-Peter Pan a spruzzare la polvere magica \nche riporta in vita le immagini invecchiate dal \ntempo facendole danzare davanti ai nostri occhi. \nIn tempi non sospetti, nel 1993, quando, per la \nprima volta, mi sono occupato di Lodola e le \nsculture luminose erano di là da venire, mi ero reso \nconto che le immagini bidimensionali ben presto \navrebbero subito una radicale trasformazione. \n“Le opere di Lodola”, avevo scritto, “vivono di vita \npropria indipendentemente dalla volontà del suo \ncreatore: attraverso un abile uso di pieni e di vuoti \nle sue immagini senza volto ritagliate su fogli \ndi plastica rigida, sottilmente tridimensionali, \ntendono a uscire fuori dalla composizione in cui \nsi sentono ingabbiate. Eppure, tutto è immobile: \nle Figure sembrano attendere l’inizio della musica \no lo schioccare delle dita da parte dell’artista per \niniziare a danzare.”\nLe figure ritagliate evocano il musical degli anni \nQuaranta e Cinquanta. Ma il ricordo di Fred Astaire \ne Ginger Rogers viene trasmesso attraverso i colori \nartificiaIi e baluginanti delle luci al neon e delle \ninsegne pubblicitarie.\nNon si pensi, tuttavia, a sofisticati congegni \ntecnologici \no \na \neffetti \nspeciali \ndi \nstampa \nhollywoodiana. Lodolondia è un’azienda artigiana \ndove ogni pezzo di plastica viene tagliato a mano \ndopo essere stato accuratamente disegnato su \ncarta. Anche le strutture luminose sono semplici \nnella loro essenzialità, con fili, lampade e spine. ”Mi \nraccomando, scrivi che sono un elettricista. lo ho \nuna visione proletaria dell’arte. Mi sento realizzato \nsolo quando manipolo i materiali e attacco i fili \nelettrici che, come d’incanto, accendono le mie \nsculture”, mi dice Lodola che lavora nella luce con \nlo stesso spirito con cui Henri Matisse lavorava nel \ncolore.\nGioia e divertimento, magia e fantasia, cinema \ne musica sono gli ingredienti che caratterizzano \nil percorso creativo di Lodola. Ma non bisogna \ndimenticare che, dietro alle ombre cinesi e alle \nimmagini senza volto, si celano l’artificio e \nl’alienazione, il mistero e l’enigma. Per spegnere le \ninsegne del luna park e ascoltare il silenzio delle sue \nopere è sufficiente staccare la spina. Fatto questo \ngesto, le giostre si fermeranno e i saltimbanchi \nusciranno di scena lasciandoci soli con i nostri \nricordi. Come in un film di Federico Fellini.\nAlberto Fiz\n84\n",43,{"image":186,"text":187,"number":188},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.44.png","STEVIE WONDER\nDRUPI\nANDY\nBIAGIO ANTONACCI\nCAPAREZZA\nBOBBY SOLO\nPAPA FRANCESCO\nSERGIO MATTARELLA\nFIORELLO\nDOLCENERA\n86\n",44,{"image":190,"text":191,"number":192},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.45.png","GIGI D’ALESSIO\nLORENZO JOVANOTTI\nLIGABUE\nAMADEUS\nGARRINCHA\nNEGRAMARO\nTRICARICO\nEZIO BOSSO\n88\n",45,{"image":194,"text":195,"number":196},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.46.png","ANCHE LODOLA A SANREMO!\nSanremo è stata la città che ha dato una svolta alla \nmia carriera artistica. Ho presentato 3 edizioni del \nFestival. Ora tocca al mio amico Marco Lodola!\nNon presenta Sanremo ma lo “illumina”. \nLa sua arte fatta di luce darà i colori a questa città \nche amo come amo le opere di Marco. \nHo conosciuto Lodola grazie a Max Pezzali, un \namico che abbiamo in comune, in occasione \ndell’uscita dell’album “Gli Anni”. Èstato un colpo di \nfulmine (a proposito di luce) e la prima cosa che ho \nfatto è scegliere alcune sue opere da mettere a casa \nmia.\nSono malato di novità! Ecco perché sono spesso \nospite del suo laboratorio e la maggior parte delle \nvolte torno a casa con qualche “ballerina” o un \nnuovo schizzo al neon.\nMi piace stare con Lodola, con il suo “pessimismo” \nottimista. E poi con lui si parla anche di musica, \ndella sua grande passione per i Rolling Stones e la \nchitarra elettrica. \nIn questo momento il mondo chiede che venga \nridotto il consumo di energia elettrica. D’accordo… \nsolo la “luce” di Lodola non va risparmiata, come \nl’Arte!\nClaudio Cecchetto\n \nNon è facile incontrare artisti che “assorbano” \nconcetti di altri artisti. Quanto tempo si passa \ninsieme a gente perché ci si conosca? A volte capita \ndi trovare subito “l’intesa”. A me è successo, con \nMarco è accaduto quello che molti, erroneamente, \nchiamano “miracolo”: l’in- tesa in tempo reale. Ha \nmodellato la luce e i colori per me, proprio come \npiace a me! \nGrazie, amico mio. \nAntonio Stash Fiordispino \nLODOLARISTON\nAriston 2018\n90\n",46,{"image":198,"text":199,"number":200},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.47.png","VASCO ROSSI\nZERO\nSAMUELE BERSANI\nMAX PEZZALI\nMORGAN\nPINO DANIELE\nCARLO MARRALE\nRINO GAETANO\nLAURA PAUSINI\nSATURNINO\n92\n",47,{"image":202,"text":203,"number":204},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.48.png","STASH\nSYRIA\nPAOLO BELLI\nBONO\nANDREA BOCELLI\nSIMONA VENTURA\nSTING\nLEONARDO GASSMAN\nGIANLUCA GRIGNANI\n94\n",48,{"image":206,"text":207,"number":208},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.49.png","Non \nsi \ncontano \nle \nsue \ncollaborazioni \ne \ncontaminazioni con scrittori, musicisti, personaggi \ndel mondo della cultura e dello spettacolo, quali \nAldo Busi, Timoria, Max Pezzali, Jovanotti, Red \nRonnie, e le mostre e installazioni realizzate in \nluoghi eccellenti, dalla città proibita di Pechino \nal Teatro Ariston di Sanremo. Partito dalla \nrivisitazione dei popists, dalla rilettura di piatte \nicone provenienti dal repertorio dei mass media, \nha scoperto il perspex, un materiale trasparente \nche gli ha dato la possibilità dapprima di sagomare \nliberamente i suoi soggetti, ritagliando silhouette \nstilizzate che si incastrano, si dilatano, si ripetono \ncon schemi seriali in una fantasmagoria pirotecnica \ndi colori brillanti uniformi, senza gradazioni né \nprofondità; poi, di costruire strutture “scatolate” in \nlamiera e plexiglas all’interno delle quali corrono \ntubi al neon, led, fasci di energia che illuminano \ndall’interno le forme e le animano con effetti \ncromatici sgargianti. I tempi proposti, dapprima \nabbastanza circoscritti e ripetuti (la danza, per \nesempio, intesa come mantra vitale), si ampliano \npoi in relazione alle occasioni, alle richieste della \ncommittenza (marchi per produzioni commerciali, \narredi ecc.)  e soprattutto alla volontà di “rivestire” \ngli spazi del vivere comune con immagini moderne, \nvivaci, piene di colore e di calore: il suo, egli afferma, \nè un programma di cosmesi urbana, che vuole \ndecorare, rendere più bella la città con ornamenti \nluminosi, schiettamente comunicativi, che vivano \nin mezzo alla gente, irradino positività, scaccino il \nbuio, il freddo, il disagio, l’alienazione. Con questi \npresupposti, Lodola ha ideato per Pavia, nella \nricorrenza dei duecento anni dell’invenzione della \npila e in concomitanza con la mostra  “8 minuti \ndal sole”, la scultura L’uomo illuminato. Omaggio \na Volta (collocata nel 1999 nell’atrio del Castello, \npoi trasferita nei giardini e lì purtroppo distrutta \ndai vandali); poi le due grandi statue  Narciso e \nBoccadoro, che accolgono con la loro bellezza i \nviaggiatori provenienti dalla stazione ferroviaria \n(2008), ed il grande Tedoforo, sulla rotatoria di Porta \nGaribaldi, recante quella grande fiamma gialla che \nrimanda alla prospicente caserma della Guardia di \nFinanza. Ancora, nel 2014, coerentemente con il \nsuo approccio ludico all’arte ma con un’attenzione \nsempre maggiore all’importanza della luce e alla \nsua qualità magica di diffondersi, di riflettersi, di \nuscire da ogni costrizione, di eludere i confini, ha \nrivestito il severo ponte della Libertà, struttura \nrazionalista \ninaugurata \nnel \n1936, \nprofilando \ne sottolineando le arcate e i piloni con luci \nfluorescenti viola e fucsia che all’imbrunire, anche \nriflettendosi nell’acqua, animano e riscattano dal \ngrigiore un manufatto altrimenti anonimo: è il \nPonticino, divenuto grazie a quest’opera pop, non \nesente da quel tanto di kitsch che si accompagna \na rivisitazioni estetiche scanzonate, un elemento \ncertamente distintivo e qualificante  dell’immagine \nurbana contemporanea. Insieme con la luce, \nun altro leitmotiv della ricerca di Marco Lodola \nsono la musica e la possibilità di rappresentare la \npolifonia, le scale tonali e le armonie attraverso \nl’ampio spettro dei colori e delle loro infinite \ncombinazioni, cosi come avevano sperimentato il \nlituano Ciurlionis, Kandinskij e Klee: nell’ambito di \nquelle “sinestesie” tra i duri ritmi rock e le imponenti \nsculture luminose egli ha trovato un’affinità \nartistica, una corrispondenza d’intenti e progetti \ncon la pittura musicale di Giovanna Fra, così che, nel \n2016, i due artisti lavorano in sintonia e realizzano \ninsieme mostre e performances, come la recente \nTempus-time alla Reggia di Caserta (2018).\nSusanna Zatti\nREGGIA DI CASERTA\nCaserta 2018\n96\n",49,{"image":210,"text":211,"number":212},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.50.png","DANZA CITTÀ \nBologna 2007\nVALE & TINO\nSan Benedetto del Tronto 2007\nPIANTALA\nMirafiori, Torino 2009\nSi sa: un “post”, un “neo”, un “iper”, un “meta”, un \n“trans”, un “super”, un “pulp”, oggi non si negano \npiù a nessuno. Come una volta il sigaro toscano \ne la croce di cavaliere. Che cos’è la televisione? È \npost-televisione, rispondono i Pensatori di oggi. \nChe cos’è l’erotismo? È neo-erotismo. Che cos’è la \nletteratura? È meta-letteratura, Che cos’è la realtà? \nÈ iperrealtà, Che cos’è una banana? Semplice: una \ntrans-banana. E via così, coi prefissi che attaccano \ntutto ma non significano niente. Allora, l’arte \ncontemporanea è un mirabolante niente? “ Oh, che \nil Niente sia troppo!”, auspicava Baltasar Gracian, \nprevedendo forse il divenire universale di Internet. \nVoi non amate il Niente? È un vostro problema di \narte-riosclerosi, l’arte contemporanea, si sa, non è \nun’entità concreta, afferrabile: il suo territorio non \nè definito da un significato che ne fissa i confini, \nha una sua complessa friabilità che ne sfuma i \ncontorni. E allora, in un mondo dove niente è \nvero e tutto è verosimile, bisogna trattare il male \ncon il male, la virtù con il virtuale, la bellezza \ncon la monnezza, con un sospiro di leggerezza. \nÈ quello che fa Marco Lodola. Il suo “marchio di \nriconoscimento” è rappresentato dalla plastica. \nQuesta anonima e ributtante sostanza organica \nad alto peso molecolare, misero sottoprodotto del \npetrolio, robaccia per meno abbienti amanti del \ncattivo gusto, è il “corpo” artistico di Lodola. Con \nla sua presenza fredda e distaccata - materiale così \nflessibile e leggero da divenire quasi “immateriale”- \nla plastica cancella ogni profondità psicologica e le \nopere dell’artista diventano la celebrazione della \nsuperficie.\nEcco l’unico sentimento che sembra governare \nl’opera di Lodola è uno splendido, tragico \nsuperficialismo, con una intenzionale e naturale \nassenza di un giudizio di valore: come porre lo \nsmalto sul nulla.\nNon a caso la plastica garantisce la riproduzione \ndi tutto (dall’orologino Swatch in su), ma anche la \ncelebrazione dell’oggetto. Ma la situazione è ormai \ninvertita; ora è l’oggetto che dà la caccia al soggetto; \nè la copia che scaccia l’originale; è la riproduzione \ndel fatto che prevale sul fatto. Un’inversione dei \nruoli, quindi: la materia e il fine, l’uomo il mezzo. \nNelle opere dell’artista c’è l’uomo-sagoma, regresso \nallo stadio infantile di figurina, che diventa ombra \ndi se stesso, produzione di ciò che produce, oggetto \nfatto in serie. In definitiva l’individuo ripetuto in \nuomo-massa, in uomo moltiplicato, portato dal \nsistema in una condizione di esistenza plastificata. \nAlla carne, opacizzata dal logorio della vita \nmoderna, subentra il perspex smaltato, il neon, la \ncui liscia e trasparente materialità comporta non \npiù angoscia esistenziale ma il raggiungimento \ndi una stato di indifferenza che diventa l’ottica \nattraverso cui Lodola guarda il mondo.\nRoberto D’Agostino\n98\n",50,{"image":214,"text":215,"number":216},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.51.png","MARENGÒ\nAlessandria 2017\nCAPPELLAIO MAGICO\nAlessandria 2017\nIo non so niente di Arte, se non quando mi ci trovo \ndavanti: allora so tutto. Lodola è un ponte tra la mia \nimmaginazione e la bolletta della luce. Io mi sono \nfatto apostrofo nel mondo di Lodola. M’inserisco, \nvivente, nel suo buio lucente, o mi faccio colorare \nla faccia dalle sue luci calde e proteiche. \nL’apostrofo è uno scambio di binario; insinua \nuna possibilità alternativa. Imbroglia le carte \nma onestamente, sotto gli occhi di tutti. Limbo, \nsi \npronuncia \ncome \nuno \nstereotipo \nasiatico \npronuncerebbe Rimbaud. È una reinvenzione di \nqualcosa, più nuova del nuovo. \nApostrofare il lavoro di Lodola è impensabile: \nMarco è inapostrofabile. Eppure. Solo uno slancio \ndi entusiasmo e incoscienza – influenzare il lavoro \ndi un artista senza che mi venisse chiesto – ha \npermesso di mettergli un tarlo in testa. Tarlare le \nidee altrui è una “passivazione” artistica, che diventa \n“attivazione” solo quando il dubbio ha successo. Le \nidee accessorie si nascondono nell’ombra, pronte \nall’agguato. L’Artista cade nella trappola ma il fluido \nmefitico non va a segno perché Lui lo digerisce e \nmetabolizza, rendendolo idee in purezza. Di che \ncolore è un apostrofo? A volte c’è solo la sua ombra \na dirci che c’è. Qui c’è la sua luce. \nGianni Fantoni \n100\n",51,{"image":218,"text":219,"number":220},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.52.png","I colori prigionieri delle razze, nelle galere della politica e delle guerre, chiusi \nnelle convenienze malvagie dell’uomo. I colori venduti, compromettenti, \ntravestiti e bugiardi anche in ogni finta stagione. \nI colori usati senza il cuore del senso della vita, agitati nelle camicie di \nforza. Grazie Marco, per avere da sempre liberato i colori, per le emozioni \nche dai a tutto il mondo ogni volta che li tocchi. Grazie per averli liberati in \nuna statua che balla, in una canzone d’amore, in una moto che corre felice, \nin una chitarra che ci toglie anche gli anni che abbiamo. Grazie Marco per \naver liberato il blu anche sotto un ponte, dove ancora passa un fiume che \ninevitabilmente porterà un po’ della tua luce, quando arriverà nel mare. \nEnzo Iacchetti \nX FACTOR 1\nMilano 2016\nX FACTOR 2\nMilano 2016\n STADIO\nScenografia per il tour 2017\n102\n",52,{"image":222,"text":223,"number":224},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.53.png","Caro Lodola, \nla figura serve a marcare una soglia, il solco \nnaturale \nche \nsepara \nl’apparizione \ndell’arte \nda \naltre \napparizioni. \nLa \nqualità \nspecifica, \nla sua connotazione, risiede nel suo essere \nesplicitamente \napparenza. \nUn’apparenza \nche \nindossa continuamente diverse figure, particolari \ntravestimenti, che inducono lo sguardo a rimanere \nsbarrato attraverso un lampo silenzioso.\nLa sua forza risiede nel suo presentarsi senza sforzo, \nnello sfarzo di un abbigliamento che non denuncia \nmai difficoltà semmai un naturale abbandono.\n“L’arte è un aspetto di ricerca della grazia da parte \ndell’uomo: la sua estasi a volte, quando in parte \nriesce; la sua rabbia e agonia, quando a volte \nfallisce” (G. Bateson, Stile, grazia e informazione \nnell’arte primitiva).\nL’estasi prende innanzitutto l’artista, quello stato \nparticolare e necessario affinché egli possa portare \nil travestimento dell’immagine nella condizione \ndella epifania.\nAllora anche l’occhio esterno, quello contem-\nplatore, è attraverso da uno stato estatico che lo \nmette nella possibilità di una nuova informazione \nsul mondo.\nLa figura è portatrice dunque da una parte di \nuno scompenso tra la propria immagine e quelle \nesterne a essa, dall’altra produce successivamente, \ndopo l’esibizione della propria differenza, uno \nstato di integrazione attraverso l’estasi che \nmodifica la relazione dell’uomo con la realtà. L’arte \npossiede una sua interna natura correttiva che \nla porta a correggere il gesto prorompente della \nsua apparizione iniziale e a stabilire un rapporto \nsocializzante nel momento della contemplazione, \nin forme non retoriche.\nLa figura è il tramite di questa correzione di rotta, \nil sintomo di una particolare inclinazione, quella di \noperare tra bisogno della catastrofe e la “saggezza \nsistemica”, tra la produzione di una rottura e la \nspinta a destinarla al corpo sociale.\nEsiste una inerzia iniziale contro cui l’arte si \narma, una “serenità” della comunicazione che \nessa tende ad alterare mediante l’introduzione \ndi uno stato di “turbolenza”. La figura è lo \nstrumento di allargamento tra le sue strozzature, \ntra le due polarità che ostruiscono il rapporto \ndi comunicazione, il mezzo iconografico che \nconferma pace e bellezza.\nLa turbolenza è data dalla epifania dell’immagine \nche rompe le aspettative e introduce, mediante \nl’irruzione in un linguaggio piegato a esigenze di \nparticolare espressività, un elemento allarmante.\nLa figura dunque è il perturbante, ciò che determina \nil segnale di un allarme che attraversa tutto il \nlinguaggio e l’immaginario sociale.\nNello stesso tempo il desiderio di profonda \nrelazione con il mondo prende il sopravvento \nnell’arte, sostenuta da una saggezza sistemica che \ntende a spingerla verso una correzione della rottura \niniziale, a riparare alla radicale solitaria violenza \nPAVAROTTI\nFondazione Pavarotti, Verona 2010\ndell’immaginario individuale.\nLa figura serve a produrre un cuneo, un varco, \ntra la serenità della comunicazione sociale e la \nturbolenza del gesto artistico, in maniera da \nfavorire un’apparizione che trovi ammirazione \ne non incomprensione o paura. Il travestimento \nche la figura assume può passare attraverso varie \nmaschere, che alcune volte incutono anche terrore.\nMa il fine è sempre quello di introdurre un’attesa, \nuna sospensione di difese del gusto, che permettano \npoi la grande entrata nel mondo, sotto occhi attenti \ne ammirati, pronti a cogliere la differenza.\nL’arte non sopporta l’indifferenza, la distrazione di \nuno sguardo che si pone in una condizione inerte. \nPerciò la figura introduce sempre la bellezza che, \ncome dice Leon Battista Alberti, è una forma di \ndifesa. Difesa dall’inerzia del quotidiano e dalla \npossibilità di scacco da parte di sguardi indifferenti \nche non restano abbagliati alla sua apparizione \nabbacinante.\nLa sorpresa, la proverbiale eccentrità dell’arte, \nsono i movimenti tattici di una strategia rivolta a \nconsolidare la differenza dell’immagine artistica \ndalle altre immagini.\n“Io domando all’arte di farmi sfuggire dalla società \ndegli uomini per introdurmi in un’altra” (C.Levi \nStrauss). Questo non è un desiderio di evasione, non \nè un tentativo si sfuggire la realtà, bensì il tentativo \ndi introdursi in un altro spazio, di allargare un varco \nche normalmente  sembra precluso. L’arte corregge \nla vista corta e introduce una guardata non più \nfrontale, ma lunga e differenziata, la guardata \ncurva. Così può aggirare l’invalicabile frontalità \ndelle cose e anche prenderle alle spalle. L’artista \ndunque opera per aprire tali varchi, per spostare la \nvista verso un incurvamento del significato anche \npossibilità di affondo, oltre che di aggiramento.\nL’arte è la pratica di questo movimento mediante \nil deterrente di molte figure, che costituiscono \nl’arsenale tattico cui l’artista esercita il suo rapporto \ncol mondo. Un rapporto certamente mosso da \npulsioni ambivalenti, da desideri che lo portano \nverso uno stato d’animo, all’incrocio di oscillazioni \nsentimentali ed emotive che ne costituiscono \nl’identità e la probabilità esistenziale.\n“Sei tu fra quelli che guardano o quelli che mettono \nle mani in pasta?” (Nietzsche).\nA questa domanda, tu Lodola, come rispondi?\nAffettuosamente\nA.B.O.\n104\n",53,{"image":226,"text":227,"number":228},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.54.png","BLUE NOTE 15° ANNIVERSARIO\nMilano 2018\nROXY BAR\nTeatro Ariston, Sanremo 2018\nLA LUCE DEL ROCK!\nMarco Lodola ha fallito la sua missione nella vita. \nPrima di nascere si era prefisso di diventare un \ngrande musicista, con tanti ragazzi che avrebbero \nvibrato sulle onde della sua musica. Invece si deve \naccontentare di essere un artista che ha creato solo \nun suo stile unico. \nOh, ci ha provato a salire su palcoscenici per esibirsi. \nMi è toccato di ospitarlo anche a Help, come “gruppo \nemergente”?!? Me lo aveva raccomandato Omar \nPedrini dei Timoria: “È straordinario!” - Chi, Lodola \ncome musicista? “No, il fatto che un grande artista \nsi metta in gioco!” Per fortuna, Lodola a Help ci è \nvenuto poi come artista. E anche al Roxy Bar. Nella \nscenografia ci sono tre sue opere, bellissime in tutti \ni loro colori luminosi. Ho sempre amato mescolare \nla musica ad altre forme artistiche.\nTutto iniziò con Jovanotti, che dipinse una tromba \nda vendere per raccogliere un po’ di soldini da \nmandare a bambini africani in un collegio di \nGaleata.\n Realizzammo quasi sei milioni. Da allora ho chiesto \na tanti cantanti e musicisti di dipingere: Marina Rei, \nMax Gazzè, Edoardo Bennato, Ivan Cattaneo, Paola \nTurci, Andy, Elisa, Skunk Anansie, Reggae National \nTickets, Alisha’s Attic e Omar Pedrini. Quest’ultimo, \nperò, non sa dipingere e allora mi ha portato Marco \nLodola, la sua estensione nel mondo dell’arte. \nSenza rendersi conto di essere diventato lui la \nproiezione di Marco nel mondo del rock. Lodola \nrealizza le copertine dei dischi dei Timoria o le \nscenografie per gli 883 perchè crede veramente di \nlavorare per il proprio disco o per il tour che sta per \niniziare. Qualcuno dovrebbe fargli capire che deve \ncontinuare in quello che è diventato il suo cammino \ne lasciar perdere sogni di gloria rock. Ma forse è \nmeglio lasciarlo dentro questa grande illusione che \nlo spinge a fare opere che hanno le luci e i colori del \nrock.\nLodola ha anche allargato il suo raggio di \npenetrazione nel mondo musicale.\nAll’inizio c’è stata la naturale simbiosi con i Timoria, \ngrazie soprattutto ad un artista sensibile come \nOmar, responsabile anche della rassegna artistica \ne musicale di Brescia, Brescia Music Art. Poi è \narrivato Andy dei Bluvertigo, una grande persona.\nDietro le sue parvenze e i tratti dei suoi dipinti, \naltamente tecnologici, si nasconde un cuore i cui \nbattiti hanno ben poco a che fare con il pulsare \nmetallico dei Kraftwerk.\nAnche se la sua persona e le sue opere sono \nfocalizzate sugli occhi, incorniciati dal trucco o \ncolpiti dalla fluorescenza di colori puliti dentro \ndisegni armonici.\nC’è solo una cosa che non mi piace in tutte queste \noperazioni: l’uso della parola “contaminazione”.\nCome se la fusione di varie forme d’arte fosse una \n“cosa” maledetta, quasi un virus. Ma forse lo è.\nÈ un virus molto potente. Abbatte paraocchi \nche delimitano la visione dei mondi e che non \npermettono la comunicazione.\nImpediscono, così, l’unione di forme di espressione \nche sfuggono la falsa sicurezza di un sistema \nbasato su: “Vale ciò che fa realizzare denaro e porta \npotere”.\nPerò \nal \ntermine “contaminazione” \npreferisco \n“fusione”.\nHo visto Jovanotti dipingere il pavimento di un suo \ntour. Era meraviglioso come si fondeva con i colori, \ndiventava lui stesso un’opera d’arte. Raccontava \nche si ritorna bambini.\nSenti la libertà anche di imbrattarti con la luce \ndei colori. Ah, dimenticavo: non ho capito cosa \nsignifica “Sinestesie” e mi guardo bene dal chiederlo \na Lodola.\nTanto so che anche il titolo è un’elucubrazione \nmentale che mimetizza il vero suo obiettivo: \ncontinuare a sporcarsi le dita con la luce del rock!\nRed Ronnie\n106\n",54,{"image":230,"text":231,"number":232},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.55.png","ABBEY ROAD\nCentro Mercato Sergio Stignani, Argenta 2017\nROCK MUSIC PLANET\nPiazza Duomo, Milano 2009\nFuturismo? Perché si? A cent’anni dalla diffusione \ndel primo manifesto lo spirito suo rimane intatto. \nPoiché il futurismo non fu una indicazione di \nstile, neppure una scuola o una setta alla quale \nappartenere. Il futurismo è i futurismi. È un \nmetodo mentale per il comportamento creativo, \nun modo di porsi dinnanzi alla realtà. L’entusiasmo \ndi cent’anni fa per la macchina, il rumore del \nmotore, la velocità dello spostamento potrebbe \noggi suonare ingenuo se rapportato alla catastrofe \ndel traffico urbano e alle congestioni autostradali. \nSe ne si considera invece lo spirito profondo, quello \ncioè della passione per l’innovazione, della scelta \ncostante priva di dubbio fra ripetizione accademica \ne rottura degli schemi, ebbene allora lo spirito \ndel futurismo è uno degli strumenti essenziali \nper vincere la grande scommessa di domani, \nche è poi quella della presenza attiva sui mercati \ndelle idee e delle cose nella globalità in divenire. \nL’innovazione costante combinata con l’unicità \ndei caratteri vi sarà l’arma vincente. Marco Lodola \nsegue questo percorso con determinazione da \nquando Renato Barilli ebbe l’intuito di definire il \ngruppo suo e dei suoi amici “Nuovi Futuristi”. E lo fa \ncon particolare originalità. Oggi l’accademia non \npassa più ore tediose a rappresentare tazzine da \nbrodo o nudi di ferrovieri in posa dopolavoristica; \ncelebra all’infinito corsi di concettualità o di arte \npovera, piccole esercitazioni d’avanguardia o di \nneofigurazione pittorica. Contro questa corrente \nLodola rema. Rema con forza e con la convinzione \nche l’innovazione stia in altri materiali, nella luce \nelettrica e nei led, nell’estetica visiva che sorge dal \nfumetto e dalla pubblicità, nella forma popolare, \nnella partecipazione meccanica del metallo, del \nvetro, delle plastiche e delle gomme alla genesi del \nprogetto. Ma sopratutto crede che l’opera debba \nvivere in mezzo alla gente, voglia partecipare ad \nun gioco collettivo. E ci riesce l’opera finita forse \nanche per la genesi artistica dell’ autore, nato \npavese e cresciuto all’ironia toscana negli studi \nfiorentini. Perché è proprio la leggerezza del gesto, \nla sua volontaria trasposizione ironica, che la rende \namicante sin dal primo sguardo.\n108\n",55,{"image":234,"text":235,"number":236},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.56.png","ANDREA BOCELLI\nFondazione Bocelli, Firenze 2020\n... Alcuni luoghi, ed in Italia ve ne sono forse \ntanti che assommati formano il museo diffuso, \nalcuni luoghi contengono un cuore pulsante che \nli fa vivere all’infinito. È il caso di Cesena e della \nincredibile biblioteca quattrocentesca che volle \nNovello Malatesta. L’eleganza severa della sua aula \ndi consultazione, rimasta così intatta per oltre \nmezzo millennio da avere rifiutato l’introduzione \ndella luce elettrica per seguire ancora oggi i ritmi \nnaturali della luce, i libri tuttora attaccati ai banchi \ndi lettura con le catenine di ferro originarie, la \nqualità medesima di questi libri, e l’arricchimento \nulteriore nei secoli immediatamente successivi, \nche furono i secoli del Rinascimento della \nControriforma, ne fanno un luogo denso sia per chi \nsi trovi a far parte del manipolo degli studiosi che \nper chi, mosso solo da curiosità sensibile, voglia \ntrovare nell’emozione il senso della dimensione del \npassato. Non vi è dubbio che l’ossimoro porti alla \nfantasia dei pensieri: trovare nella medesima città \nil passato vivo e l’innovazione delle opere di Marco \nLodola è una frizione per l’anima, un esercizio \ndialettico sottile per chi ama lasciar correre il \npensiero verso scenari diversi da quelli che la \nquotidianità abitualmente gli propone. \nPEGASUS\nPalazzo Bartolini Salimbeni, Firenze 2020\nCosta di Romagna, una volta scenario per \nscorribande marinare dove le vele delle navi \nrecavano segni di Serenissima Repubblica, di \npiraterie saracene, di Sacra Romana Chiesa e \nd’avventure personali di principi e di monocrati \nindividualisti. Oggi di scorribande fra gli ombrelloni, \ntotem della nuova liturgia balneare. Ma rimane, \naleggiando, lo spirito che fece di questa terra il \ncrogiolo di caratteri forti, l’Ostansio Capitano e \nil Guido Novello da Polenta, nomi veri di uomini \nveri, che impiantarono le sua fortezza negli anni \nturbolenti del Trecento. Oggi la tensione s’è fatta \nallegra, la città conserva il fascino del porticciolo \ncombinato con l’accoglienza estiva del turismo da \nmare e riceve con facile naturalezza le opere che \nvi ha disseminato Marco Lodola. Cesena, piccolo \nlaboratorio di esperimenti in corso. Alla ricerca non \nd’un tempo passato ma d’un futuro possibile.\nPhilippe Daverio\n110\n",56,{"image":238,"text":239,"number":240},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.57.png","LODOLANDIA\nCastello Sforzesco, \nMilano 2010\nEDEN\nMondadori, Piazza Duomo, Milano 2015\nMARCO LODOLA\n...QUANDO OGNI ABITANTE DELLA TERRA \nMarco Lodola accende, con il colore la luce dentro di \nnoi; non lo fa con delicatezza ma con appassionata \nirruenza perché solo così i nostri sensi sono in grado \ndi comprendere la forza di un gesto che diventa \nbenefico per il nostro sentire.\nMarco accede la luce e la colora con qualsiasi \ntipo di forma facendosi prossimo a ciò che noi \ndesideriamo.\nPrendete una stanza vuota e buia, datela da \nprogettare a Marco Lodola e vedrete che quella \nstanza diventerà, ancor di più , il vostro regno.\nUn regno dove vivrà la luce e dove sconfiggerete le \npaure delle tenebre.\nLe sue opere accompagnano e definiscono sempre \nlo spazio in cui viviamo concedendo emozioni \ndiverse da quelle che saremmo stati in grado di \nvivere senza di esse.\nLe opere di Lodola sono terapeutiche, ci aprono \nnuovi scenari e inducono a ragionamenti differenti.\nIn tutto questo esiste qualcosa di profondamente \nartistico in Marco; la generosità nel voler dare, ad \nogni persona, il suo piccolo spazio di luce.\nMi piace pensare e prefigurare che, quando \nogni abitante della terra, avrà in casa una opera \nluminosa di Marco Lodola, la sua percezione della \nvita sarà cambiata e migliorata.\nRicordate sempre quella bellissima frase di Platone \n“possiamo perdonare un bambino quando ha \npaura del buio. La vera tragedia della vita è quando \nun uomo ha paura della luce”\nGiovanni Terzi\n112\n",57,{"image":242,"text":243,"number":244},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.58.png","Possiedo da anni due profilati di plastica di Lodola \ne non so mai come metterli – talvolta da dove \nguardarli.\nMi ricordano i lavori di compensato che un mio \nmaestro elementare faceva col traforo e che, \nminuziosamente dipinti ad olio, venivano dati agli \nscolaretti, vuoi più bravi, vuoi più buoni, sicchè, alla \nfine ce n’era uno per tutti, anche per il più deficiente \ne per il più cattivo.\nRappresentavano pesciolini tropicali, nani, famose \nregine di fiabe, casette con cagnolino, addirittura \nalghe e coralli, un vero spettacolo per gli occhi, un \ntraguardo ambitissimo da tutti.\nA differenza dei lavori di Lodola, quelli del mio \nmaestro, avendo tutti una base, stavano in piedi \ne non bisognava appoggiarli da nessuna parte, la \nnecessità di dare a loro un equilibrio nello spazio \nnon ti inquietava più di tanto e non così a lungo; \nsulla copertina di un quaderno, poi, ce ne potevano \nstare una mezza dozzina.\nLe ballerine a grandezza quasi naturale di Lodola, \nuna volta appoggiate a una parete, non si sa mai \nda quale parte cadranno e ti abitui presto a non \naffrontarle con una tua prospettiva in testa, poiché \nesse ne hanno una propria, spesso impensabile, \ndavvero \ncapricciosa, \ndiciamo \npure \nostinata, \nsfacciata, femminile: artistica.\nDopo pochi giorni, ecco che con un colpo d’occhio \nCOVER COVERI\nSfilata Coveri, Firenze 2007\nprendono a reclamare di essere spostate da dove \nle hai messe, dal salone passano alla cucina, dalla \ncucina al bagno, tenti anche di impiccarle con \nun chiodo, ma ce ne vorrebbero almeno tre per \ncalibrarle in una posa umanamente verosimile.\nPianti infine i tre chiodi ma, oplà, ecco che l’anca ne \ndivelle uno e la testa le va a finire sotto il tutù, la \nlasci lì per punizione una settimana, sperando che \ncon tutta quella plastica alla testa assuma il suo \neterno nonché specializzatissimo passo di danza. \nMa un giorno rientri e vedi che si è tutta protesa \nverso destra e vacilla sull’unico chiodo rimasto \nattaccato, pronta a pretendere un altro trasloco, \nallacciata a te, non disposta a separarsi da te, \nvogliosa del più segreto teatrino del tuo vuoto in \nmovimento… Follie così.\nE di questi tempi, qualcosa che sta in piedi da \nsolo non è roba da poco, anzi, è un fatto di per sé \nluminoso. Ma certo, conviverci deve essere del tutto \ndiverso che girarci attorno, che fai, la lasci accesa \nsempre, la accendi solo quando hai ospiti, le fai \nfare le veci della plafoniera? E se si guasta, chiami il \nrestauratore, il fabbro, l’elettricista? Lodola stesso? \nCorto circuito.\nAldo Busi\nCiao Lodola! Ho pensato a lungo alla domanda \nche mi hai fatto l’altra sera: “Come racconteresti il \ntuo rapporto con le mie opere? Per quale motivo \nti affascinano tanto? Cosa ti comunicano?”. Non \nmi ero mai posto il problema. Come quando sento \nuna canzone che avrei voluto scrivere ma che, \nsfortunatamente per me, ha scritto un altro: non \nriesco a scomporla e analizzarla, semplicemente \nmi siedo lì, la lascio andare in modo che mi scorra \naddosso e che faccia vibrare l’aria intorno a me, \nl’ascolto rimbalzare sulle pareti della casa o sulle \nmodanature in finta radica della macchina, \npercepisco passivamente il suo fondersi con \nl’ambiente circostante come se ne avesse fatto \nparte da sempre. Forse è esattamente questo il \npunto. Di fronte alle tue opere non mi sono mai \nsentito in imbarazzo: mai viste come altro da me, \ncome l’Arte che dall’alto ti guarda e guai se non \nla cogli in tutte le sue sfumature. Tale confidenza \npercettiva non dipende da quella sorta di empatia \nche si crea tra persone che si conoscono e che \nfrequentano lo stesso habitat, perché come sai, \npur essendo concittadini e quasi vicini di casa, ti ho \nconosciuto prima come artista che come amico; \npiuttosto a mettermi a mio agio credo sia stata \nla capacità delle tue opere di non imporsi alle mie \nemozioni, bensì di interagire con esse fornendo loro \nuna sorta di “colonna visiva”, esattamente come la \nmusica sa essere “colonna sonora” di stati d’animo \nnon necessariamente identici a quelli provati \ndall’autore nel momento della composizione. \nRicordo ancora la sensazione che ho provato la \nprima volta che ho visto le tue sculture luminose \ninstallate su un mio palco: è inspiegabile come \nquei giganteschi monoliti di luce e colore non \nintimidissero i ragazzi, perlopiù adolescenti, \nche occupavano le prime file del concerto. Essi \nsemplicemente ne rimanevano affascinati, si \nlasciavano riempire gli occhi da quello spettacolo, \nsi lasciavano scivolare sulla pelle quelle forme \nluminose come se avessero da sempre fatto parte \ndel loro immaginario emotivo. Mi rendo conto che \nse un critico d’arte, un gallerista, un collezionista o \nanche un semplice appassionato dovesse leggere \nuna cosa del genere probabilmente inorridirebbe; \nquindi credo che non ti servirà a un granché come \nprefazione di un catalogo. Però colgo l’occasione per \nconfermarti l’appuntamento delle otto al ristorante!! \nCi vediamo direttamente dentro. A più tardi. \nMax Pezzali \n114\n",58,{"image":246,"text":247,"number":248},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.59.png","PONTEDERA \n2017\nLODOLIGHTS\nSono tante e di svariate sfumature le luci di Marco Lodola, che grazie al suo lavoro e al suo ruolo d’artista del \nnostro tempo si accendono a intermittenza colorando con la sua curiosità, i luoghi e le persone.\nDevo a lui la mia capacità di credere in un sogno artistico, ci siamo conosciuti nella musica per ritrovarci \nnell’arte figurativa mettendo in relazione le due forme d’espressione .\nDivertente vedere l’Ariston di San Remo “lodolato”, quel teatro ha ospitato i bluvertigo all’inizio nel 94 e ci ha \nha rivisto nel 2001 da “big”.\nAnni fa Lodola ha aperto le porte di lodolandia spingendo un Andy Acerbo desideroso di mettere a fuoco il \nsuo impulso pittorico, insegnandoli molte regole del gioco dell’arte.\nOggi eseguiamo dei dipinti a quattro mani, ne inauguriamo le mostre.\nA Monza sono riuscito a dar vita al mio studio in una zona industriale.\nGrazie maestro.\nAndy\n116\n",59,{"image":250,"text":251,"number":252},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.60.png","AVIDI LUMI\nTeatro Massimo, Palermo 2000\nFESTIVALBUS\n2010\nARCHIVI CITTÀ IMPERIALE\nPechino 2004\nVENERE SVELATA\nBruxelles 2003\nCOLOSSEO - PROJECT\nRoma 2017\nAEROPORTO DI BOLOGNA \nBologna 2004\nOLIMPIADI\nTorino 2006\nPALAZZO PENNA\nPerugia 2006\nCASTELLO VISCONTEO\nPavia 2008\nMUSEO EVITA PERON\nBuenos Aires 2013\nLODE A LODOLA\nLa scoperta dell’uomo che è dentro l’artista.\nIl Genio che vola sopra la fantasia, la concretezza della materia che prende forma e, alla luce delle emozioni, \nsi accende.\nS’accende il cuore con lieve colore che poi esplode e diventa fuoco. Fuoco che scorre dentro vene di plastica, \ncome sangue, ad irrorare il pensiero che esula dal mondo per trovare nella luce la parola: Lode a Lodola.\nPino Riotto\n118\n",60,{"image":254,"text":255,"number":256},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.61.png","Marco Lodola non lo “conosco”, lo “sento”. Entrare nel suo studio è come entrare in una giostra, in un \ncaleidoscopio, in un fotogramma che si fa memoria e realtà insieme. Entrare ed esser di colpo dentro una \ngirandola di “girls”, mentre uno swing d’altri tempi ritmava la danza, è stato un attimo. Poi è arrivato Fred \nAstaire che mi ha travolta in un tip tap mozzafiato. Ero vestita di giallo con la gonna che fluttuava fino \na fissarsi sul muro, farfalla felice colta in un palpito d’ala. E poi era la punta di una stella, stella di “pupe” \nnuotatrici, Esther Williams e le sue ragazze, e disegnavamo tutte insieme fantasie e sogno nell’acqua \nblu... Ero appena uscita dall’acqua, che mi sono trovata, capelli al vento, viola e verde, alta e imponente, \nattraversata dalla luce, come una fata tecnologica, una fata sulla collina più alta del mondo, gigantesca \ncolorata in attesa di pinocchi e cenerentole... Ero il vetrino di un caleidoscopio. A ogni scatto, un’invenzione, \nun gioco appassionante di figure da leggere, di evocazioni di una specie di felicità del fare, di malinconia della \nmemoria, della dolcezza di suoni sconosciuti. È come accogliere il peso del vivere col pudore dell’ironia, con \nla tenerezza di uno sguardo “fratello”. Dentro mi cantava un che di euforico, di festoso: la felicità, forse, di \nritrovare l’appartenenza a una matrice comune, il paese dell’essere sentimento e cuore fanciullo. È per tutto \nquesto che io amo, I love, j’aime, ich liebe, ya lyublyu Marco Lodola. \nSimona Marchini \nCUBO LUMINOSO\nPredappio 2010\nCAVALLO\nParco Moretti, \nUdine 2002\n120\n",61,{"image":258,"text":259,"number":260},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.62.png","MIO CUGINO\nMondadori,\nMilano 2016\nCon grande stima rivolgo il benvenuto nella mia \nterra al grande artista nonché amico, Marco Lodola, \nper la mostra “Tempus-Time” nella splendida \nReggia di Caserta. Le sue opere da sempre hanno \nsaputo suscitarmi grandi emozioni oltre che \nparticolare interesse. Sicuro che l’impatto dei colori \ne delle luci dei suoi lavori, legato già alla maestosità \ndella Reggia, saprà guidare lo spettatore verso un \nemotività spirituale di rara esperienza. \nCon affetto \nCiro Ferrara \n110 ANNI JUVENTUS\nPalazzo Bricherasio, Torino 2007\nL’ARTE DEL GOAL \nPalazzo Magnani, Reggo Emilia 2019\n122\n",62,{"image":262,"text":263,"number":264},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.63.png","L’elettricità è buona. La sedia elettrica non lo è. I corpi elettrici di Marco \nLodola sono elettricità e felicità. Chi non vorrebbe avere in casa sua: \n“Corpo elettrico, cm 290 x 110 x 40, perspex e neon”; e una “pin-up di \ncm 300 x 100 x 22, perspex, lamiera e neon”. Io stesso dopo aver visto \nuna sua scultura all’aeroporto di Città del Messico e la sua maglia \nrosa per l’88° Giro d’Italia, gli chiesi una scultura luminosa, “La posta \ndel cuore”, per il mio programma Markette. Come ha detto qualcuno, \n“Lodola non ha paura di piacere e di farci dimenticare opere come \n‘Corpo senza testa’ e ‘Viso senza viso’”. E poi a me piacciono le stesse \ncose che piacciono a Lodola: la pubblicità, le pin-up, il futurismo, \nDepero, Matisse, ma anche  il Beato Angelico, le plastiche, gli schizzi \nal neon, il KW trasparente a basso voltaggio. “Lasciatemi divertire” ha \ndetto il poeta e anche Camilleri. Lasciatemi divertire con le sculture \ndi Lodola. \nPiero Chiambretti \nMAGLIA ROSA \n88 giro d’italia 2005\nMUSEO DEL  CICLISMO\nNovi Ligure 1999\n124\n",63,{"image":266,"text":267,"number":268},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.64.png","TELEVISION MAN\nPiazza del Duomo, Pietrasanta 2006  \n... Dategli opere, pubblico, critici e cataloghi. Dategli il successo e dategli i limiti. Dategli mostre oltreoceano \ne paura di volare. Dategli un Tavor. Tenetegli la mano. Dategli molti amici e alcuni fratelli. Fatelo salire \nsu un palco da concerto ma non lasciatelo cantare. Fategli recitare una poesia e apritegli tutte le vocali. \nCamminate tra le sue opere accese come tra i boulevards di una città che ricordate senza esserci mai stati. \nSpegnetele se volete capire la differenza tra “on” and “off”, “in” and “out” (che poi è sempre e comunque Yin e \nYang). Dormite tranquillamente, nel suo parcogiochi, ma portatevi molte coperte perché il telecomando \ndel riscaldamento è capriccioso, è indomabile come un artista. E finalmente dategli un nome, un nome \nsemplice, musicale, quasi femminile: Marco Lodola comincia dalle labbra e poi la lingua batte tre volte sul \npalato. Si, Marco Lodola va bene. E adesso chiamatelo e andatelo a trovare ogni volta che ne avete voglia. \nDove? A Lodolandia, naturalmente. Dove altro volete che viva un tipo così?  \nGiuseppe Cederna \nLA NOTTE CAMBIA COLORE \nChieti 2010\n126\n",64,{"image":270,"text":271,"number":272},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.65.png","PONTICINO\nPavia 2014\n128\n",65,{"image":274,"text":275,"number":276},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.66.png","LODOLANDIA \nHangar, Pavia 2017 \nLODOLANDIA SUGAR\nHangar, Pavia 2017\n130\n",66,{"image":278,"text":279,"number":280},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.67.png","BALLETTO PLASTICO - OMAGGIO A DEPERO\nBiennale di Venezia 2009\n132\n",67,{"image":282,"text":283,"number":284},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.68.png","CAPOCOMICO\nCarnevale di Venezia 2001\nL’onomanzia \nè \nquella \npratica \ndivinatoria \nbasata \nsull’interpretazione etimologica, simbolica e numerica \ndel nome di una persona. Se tra nome e cognome una \nlettera compare più di tre volte, sarà questa la dominante \nper conoscere personalità, destino e temperamento \ndell’individuo. Molte volte quindi la scelta del nome, \nabbinata al cognome, viene intesa sia per individuare \npresagi sia per augurare buoni auspici.\nUna visione del mondo di questo tipo non prevede \nla casualità. Ogni cosa corrisponde a un disegno, a \nun’architettura forse predeterminata ma che lascia poco \nmargine all’improvvisazione. Se gli incontri rispondono \na un destino in parte scritto, non vanno considerati \nincidenti di percorso quelle circostanze imprevedibili \nche riescono a mettere in contatto persone di ambito \ndiverso, destinate a trovarsi a partire dalle proprie \naffinità elettive: chiamarsi allo stesso modo, essere nati \nlo stesso giorno, condividere una medesima fede.\nNon può dunque essere un caso che Marco Lodola e \nMarco Lodoli abbiano collaborato per diversi anni. O \nmeglio, l’artista pavese ha illustrato, tra il 1990 e il 1995, \ndiversi libri dello scrittore romano: I fannulloni, Crampi, \nGrande circo invalido, I fiori, Fuori dal cinema, Cani e lupi e le \ndue raccolte I pretendenti e I principianti uscite più avanti. \nI critici potrebbero sostenere la vicinanza generazionale \n(Lodola è del 1955, Lodoli del 1956), la leggerezza dello \nstile, la sobrietà del tocco, l’ironia, lo stare in bilico tra \nrealismo e immaginazione, la ricerca del colore che passa \nin entrambi i linguaggi, la scrittura e l’arte visiva. Ma non \npossiamo ignorare che la vera ragione dell’incontro sta \nnel perfetto equilibrio tra tutte queste affinità e la sola \ndifferenza di una vocale, la a al posto della i e viceversa. \nUna (quasi) perfetta identità onomastica determina \ndunque un destino comune, un passaggio condiviso. \nSenza saperne molto di questa storia, quando vivevo \na Roma, nei primi anni ’90, giocavo a calcetto dalle \nparti di Tor di Quinto: un gruppo di amici che si sfidava \nabitualmente il lunedì, tra i quali l’onnipresente Marco \nLodoli. Avendogli detto qualcuno che io aspiravo a fare \nil critico d’arte, mi aveva appunto chiesto se conoscessi \nil suo pressoché omonimo Marco Lodola. Ma all’epoca \nnon lo avevo mai incontrato.\nSolo di recente e per caso, durante una cena, Lodola e \nio abbiamo scoperto di essere “gemelli astrali”. Ovvero \npersone nate lo stesso giorno e lo stesso mese, le quali \nsono accomunate da diverse somiglianze negli eventi \ndella vita. Siamo entrambi del 4 aprile (1955 Marco, 1961 \nio): ecco perché abbiamo scelto di inaugurare il 4 aprile \n2008 (4 + 4 = 8) questa mostra all’insegna della non \ncasualità.\nErmete Trismegisto, padre della filosofia ermetica, disse: \n“Ciò che è in basso, è uguale a ciò che è in alto; e ciò che è \nin alto, è uguale a ciò che è in basso, per compiere le opere \nmeravigliose dell’unica cosa.” Il 4 aprile è il 94° giorno del \nCalendario Gregoriano (95° negli anni bisesistili). Sono \ncapitate cose diverse, nella data dei nostri compleanni. \nCinque singoli dei Beatles nei primi cinque posti delle \nclassifiche americane (1964); l’uccisione di Martin Luther \nKing e il lancio dell’Apollo 6 (1968); il primo trapianto di \ncuore artificiale temporaneo da parte del medico Denton \nCooley (1969); l’inaugurazione del World Trade Center \n(1973); la prima puntata di Atlas Ufo Robot trasmessa \nin Italia su Rai 2 (1978); l’esecuzione della condanna a \nmorte del presidente pakistano Ali Bhutto.\nNon so se Lodola o io (o entrambi) passeremo alla \nstoria, ma certo è che in quanto a compleanni siamo \ndavvero in buona compagnia. Il pittore francese Pierre \nPaul Prud’hon (1758), lo scrittore maledetto Isidore \nLucien Ducasse conte di Lautréamont (1846); il pittore \nfauve Maurice de Vlaminck (1876); la regista e scrittrice \nMarguerite Duras (1914); l’ala destra del Bologna e della \nNazionale Amedeo Biavati (1915); il regista Eric Rohmer \n(1920); il compositore Elmer Bernstein (1922); il regista \nAndrej Tarkowskij (1932); il bandito sardo Graziano \nMesina; il politico tedesco Daniel Cohn-Bendit (145); \nil cantautore Francesco De Gregori (1951); la cantante \nFiorella Mannoia (1954); il regista Aki Kaurismaki \n(1957); la conduttrice tv, ex presidente della Camera dei \nDeputati, Irene Pivetti (1962); l’attore Robert Downey \nJr. (1965); il campione di motociclismo Loris Capirossi \n(1973); il centrocampista brasiliano Emerson (1976). E \nanche in quanto ai morti non scherziamo: due papi, \nFormoso (896) e Niccolò IV (1292), il principe sabaudo \nVittorio Amedeo I (1741), il noto ingegnere tedesco Carl \nBenz (1929) e l’inventore dei pneumatici André Michelin \n(1931), artisti come Libero Andreotti (1933) ed Herbert \nList (1975), gente di cinema e di teatro come Carmine \nGallone (1973), Gloria Swanson (1983), Paola Borboni \n(1995); l’ultima rockstar dell’era contemporanea, Kurt \nCobain, scomparso il 4 aprile 1994.\nIl destino dunque può essere scritto nel nome, nella \ndata di nascita o più precisamente nella fede. Non quella \nmutevole della politica, né quella troppo personale \ndella religione, ma l’unica autentica fede condivisa \ne irreversibile legata al tifo per la propria squadra di \ncalcio, che non ammette cedimenti né eccezioni. Sono \njuventino, lo sanno tutti, oltre ogni limite, al punto di \ncondizionare da tempo l’intero svolgimento della mia \nvita a seconda di dove e quando gioca la Juve. Diversi anni \nfa ho scritto “Gobbo dalla nascita”, confessione in forma \ndi saggio su questa devastante mania. Più o meno nello \nstesso periodo l’”insospettabile” Marco Lodola affidava il \ntesto per il catalogo di una sua mostra non a un critico o \na uno storico ma all’allora centrale difensivo bianconero \nMark Iuliano. Se non è amore questo…\nNon mi perdo una partita della Juve allo stadio \nammenoché impedito da cataclismi naturali di vasta \nportata. Lodola invece è troppo emotivo, patisce oltre \nmisura la tensione del campo, per cui si chiude in casa \ne guarda la tv a volume spento, come un automa, un \nalienato (vi risparmio l’ironia della moglie Laura e dei \nsuoi amici).\nHo curato tante mostre nella mia “carriera” di critico, \nmolte con estremo piacere. Soltanto una posso dire \ndi averla inseguita ossessivamente. La celebrazione \ndei 110 anni di storia juventina attraverso l’arte, lo \nscorso ottobre al Palazzo Bricherasio di Torino. Logico \naffidare a Marco Lodola la decorazione esterna della \nfacciata, la realizzazione del logo e dell’opera simbolo \nche ha accompagnato l’evento in quegli indimenticabili \nquaranta giorni.\nTutto torna, ogni cosa si compie. Come festeggiare il \nnostro compleanno (quanti sono non conta) nella casa \ndi tre nuovi amici gobbi: Aldo Marchi e i suoi figli Lorenzo \ne Leonardo.\nLuca Beatrice\n134\n",68,{"image":286,"text":287,"number":288},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.69.png","CA’ LODOLA\nCa’ d’oro, Biennale di Venezia, Venezia 2011\nHELLO GOODBYE\nArsenale, Biennale di Venezia 2019\nCaro Marco, \noggi dovevo finire il testo per il catalogo della \nBiennale, uno di quei lavori che uno rimanda e \nmedita e lima e ponza poi ti arriva addosso la \ndomenica sera dell’ultimo giorno e non l’hai fatto.\nCome ricorderai era questo il motivo per cui ho \nsospeso il tuo gentile invito a scrivere di te…\nE sai perché non l’ho finito? Perché ho passato la \ndomenica a leggere Baudelaire e infatti non mi \npento né ho crisi di coscienza.\nCercavo qualcosa che ho trovato, e ho trovato \nanche robe che non cercavo. Uno magari si \ndimentica della grandezza di Baudelaire e lascia il \nlibro nello scaffale per mesi.\nPoi guardi e trovi tutto, soprattutto quel che non \ncercavi: te stesso, le tue miserie, le tue paure, le tue \naspirazioni, il ridere, il fumare, lo sputtanamento \ndella vita, il vizio, il pentimento, l’abisso (non vado \navanti se no non finisco neanche questo breve \nmessaggio).\nMa una frase mi è piaciuta: dal primo dei Razzi, e te \nla regalo qui.\n“Amore è gusto di prostituzione. Non c’è anzi \npiacere nobile che non possa esser ricondotto alla \nprostituzione.\nIn uno spettacolo, in un ballo, ognuno gode di tutti.\nChe cos’è l’arte? Prostituzione”.\nÈ fantastico anche il seguito, ma non posso \ncontinuare. Però la tua arte è generosa come \nl’amore, è incosciente come l’amore e fa “godere”. \nNe sono orgogliosa come se l’avessi scritta io.\nL’altro giorno sono andata a visitare un collezionista \ndi Faenza, simpatico, generoso, pieno di cose. \nDi quelle che stanno tra il divano e la tele, sopra \nil telefono: quelle collezioni amate e vissute, di \nfamiglia, di odore di casa, di cucina. C’erano tre \nopere tue. Che saltano agli occhi e li fanno ballare e \nle riconosci subito. Per un artista è importante, per \nun tuo amico anche, per un critico vuol dire che ce \nl’hai fatta?\nNon lo so, vuol dire che entri nelle case e dai luce \ne colore e speranza come diceva Marinetti. Sì, \nMarinetti in persona.\nE fai pensare che l’arte è anche bella (poi il significato \ndi bello lo discutiamo nel prossimo catalogo) che \nè vita che è vera, e compagnia, è uno scatto di \nballerina, è un cerchio, è quel che piace.\nInfine. \n“Il piacere di trovarsi tra la folla è un’espressione \nmisteriosa del godimento della moltiplicazione \ndel numero”. Qui finisce Baudelaire (con l’inchino \nnostro). \nSembra che anticipi il futurismo - che è un bel \nlegame tra un artista e un critico o come si dice - la \nfolla, la pop art, l’arte nostra moltiplicata. \nE quindi?\nQuesta eclisse di luce onora me e penso anche il mio \nsocio in Biennale Luca Beatrice, perché hai capito \nquanto sia importante per tutti questa avventura.\nÈ stata davvero un’avventura, siamo a metà, \nesattamente.\nCome una lunetta di primavera che occhieggia, \ngialla, chiara.\nL’idea di fare buio prima della luce ci onora, perché \nsaremo tutti lì sul palcoscenico, come vecchie \nballerine, o no, come prostitute, come spettatori di \nuno spettacolo vero, che vuol dire che ci mette in \ngioco tutti, e tutti rischiamo.\n(Le critiche? I nemici?).\nMa abbiamo Baudelaire dalla nostra.\nBeatrice Buscaroli\n136\n",69,{"image":290,"text":291,"number":292},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.70.png","“LODOLISMO”\nDiavolo di un Marco Lodola! Mi chiamo Renzo \nArbore e sono abbastanza noto nel nostro paese \nper aver “effettuato” varie malefatte nel mondo \ndella musica, della radio, della televisione e perfino \ndel cinema.\nOra, questo Lodola, vorrebbe che facessi danni \nanche occupandomi di arti figurative e, in \nparticolare, di “scultura”.\nLe mie conoscenze a proposito erano finora \ncircoscritte al Mosè di Michelangelo; al Perseo di \nBenvenuto Cellini (incontrato a Firenze durante \nuna gita scolastica dalla natia Foggia) e a Marco \nAurelio a cavallo conservato in duplice copia, \nperché non si sa mai.\nCome  vedete ero afflitto da una desolante \nignoranza. Dico “ero” perché, dopo aver visto le \nopere di questo Lodola me ne sono innamorato \n(delle opere, non di Lodola…) e ora sono diventato \nil suo massimo interprete e portavoce. Ho capito \nla grandezza di Lodola e del suo “lodolismo” (il \nlodolismo è l’essenza dell’Arte Lodoliana; un po’ \nBLUEBELL\nCasinò, Montecarlo 2000\ncome il magnete ed il magnetismo, il pacifico ed \nil pacifismo… eccetera) partendo da un concetto \nbasilare e fondamentale nella pittura, nella scultura \ne nelle arti figurative in genere: “Anche l’occhio \nvuole la sua parte”.\nLo so, può sembrare banale, ma appunto perciò \nvalorizza la complessità, la raffinatezza, l’etica, \nl’estetica e perfino l’aritmetica delle sculture \ndel Grande Pavese. Lodola con le sue sculture \nmeravigliose “cala il secchio dei ricordi con la fune \ndella cultura nel pozzo della fantasia”. Qualche volta \nsi sporge di più. Qualche volta di meno ma nel pozzo \nnon ci cade mai. Ma come fa a non prosciugarlo lui \nche vi attinge così tanto copiosamente?\nÈ il vero mistero di Lodola e del Lodolismo. \nDiavolo d’un uomo, dove la trovi tutta quella \nfantasia?\nRenzo Arbore\n138\n",70,{"image":294,"text":295,"number":296},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.71.png","FERRARELLE\n2019\nCENTENARIO FABBRI \n2005\nAMARELLI \n2020\nFOLLIES\nUn giorno arriva mia moglie e mi fa:\n“Paolo lo sai che ho visto delle opere di un artista \nche sono fantastiche?”\n“e di chi sono?” rispondo io...\n“di un tale che si chiama Marco Lodola”...\n“fammele vedere”.\nÈ stato così che mi sono innamorato delle sue \nopere,talmente innamorato che da allora cerco di \ngoderne il più possibile.\nPoi un giorno incontro Claudio Villa (quello vivo) e \nmi chiede:\n“conosci il maestro Marco Lodola?”\n“conosco il maestro Marco Lodola?...è uno dei miei \npreferiti...hai qualcosa da farmi vedere?”\n“no, ti chiedo se conosci proprio personalmente \nil maestro” (perchè lui lo chiama sempre così), è \nun mio amico e inoltre ha il tuo stesso difetto, è \nJuventino”.\n“mi piacerebbe conoscerlo, perchè è davvero un \ngrande artista, ora che mi dici che è Juventino mi \nsta anche simpatico”.\n“questo è il suo numero se lo chiami gli fa piacere”.\n“pronto buongiorno è il sig.Lodola?”\n“si chi parla?”\n“sono Paolo Belli”\n“non ci credo uno dei miei artisti preferiti”.\n.....ecco questo è Marco Lodola, un folle... solo un \nfolle può essere un mio fan e solo un folle può fare \ndelle opere così meravigliose.\nGrazie a mia moglie e a Claudio Villa (quello \nvivo), ora conosco un folle che fa cose follemente \nmeravigliose.\nPaolo Belli\n25 ANNI GRAPPA NONINO\nPercoto, Udine 2010\nDOLCE QUIZ - RAI 2\n2021\nDASH\nMilano 2010\nBALLERINA DE LONGHI - NESPRESSO\n2021\nANNIVERSARIO DASH\n1996\n140\n",71,{"image":298,"text":299,"number":300},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.72.png","Già da fuori il trambusto è assordante. Dentro \npoi... Apri la porta e una raffica cosmica da \ntempesta solare ti travolge la mente, pancia, \nemozioni e capelli come in una galleria del vento. Ti \nsembra, quasi, di percepire i filetti che corrono lungo \nsconosciute parti del tuo essere, deformandole \nsotto la pressione della loro stessa fuga. Eppure, \nnon è null’altro che musica. Sì, musica, ad alcune \ncentinaia di migliaia di megadecibel: so loud \nthat you can’t hear it. Probabilmente una musica \ndiversa, perché non è la qualità dell’armonia, del \nritmo, con cui siamo tutti abituati a travolgerti: è \nla quantità di queste onde sonore che, superata \nun’inconcepibile “massa critica”, assumono una \nloro forma – forse data dallo spostamento d’aria – e \nti si rovesciano addosso su tutto il corpo, rendendo \nil senso dell’udito quasi impotente di fronte a \nquesta “lavina” tattile, magnetica, elettrica. Certo, \nmi viene da pensare, se tra me e quella band ci \nfosse il vuoto, forse non arriverebbe nulla? O, \nnonostante l’assenza del veicolo aria, certe onde \nt’investirebbero lo stesso? Lodola, Marco Lodola, è \nalla batteria e di queste onde d’urto ne produce una \nbella percentuale. Io, dopo alcuni secondi di questa \npercezione, sono già stato ribattuto in strada \ncome se il mio camminare, la spinta in avanti dei \nmiei passi, non fosse riuscita a vincere la resistenza \nfolle dell’onda d’urto. Altra gente è ancora lì, come \nimmersa nella pressione, che arriva da tutte le parti \ne non si sposta, ma aumenta solo la tua stessa \npressione interna. Lodolandia sarà sempre così. Ci \nprovo, se è vero che la porta funge da scarico della \npressione interna, è ovvio che ci sia una corrente. \nUn volta vinta, all’interno, anche a me dovrebbe \nsuccedere ciò che succede agli altri e dovrei potermi \nlibrare, come un sub a settanta metri di profondità, \ncon il corpo a sette bar. Funziona. Ed è l’unico modo \ndi entrare a Lodolandia... \nFrancesco Illy \nILLY\n2000\nVESPA - 75° ANNIVERSARIO\n2021\nDUCATI 996\n2001\nPIAZZA DEL POPOLO\nRoma 1997\nDONNA CON VALIGIA\nHilton, Milano 2010\nUMBRIA JAZZ\n2010\nESSELUNGA\n2020\n142\n",72,{"image":302,"text":303,"number":304},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.73.png","TRILOGIA MONDADORI\nLeonardo (2019), Raffaello (2020), Dante (2021)\n144\n",73,{"image":306,"text":307,"number":308},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.74.png","MURETTO DI ALASSIO\n2019\nVIVIENNE WESTWOOD\nSfilata 2010\nRITRATTO DI MARCO LODOLA \nMaurizio Galimberti\nLA MILANESIANA\n2020\nMART ROVERETO\n2020\nPREMIO UMBERTO ECO\nAlessandria 2019\n146\n",74,{"image":310,"text":311,"number":312},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.75.png","CHRISTIAN DIOR\nBozzetti preparatori\n2021\nCredo che Marco lo sappia che rapporto ho io con \nl’Arte. Mi ha chiesto di scrivere qualcosa nel suo \ncatalogo. Mi ha detto: “Voglio mettere insieme \nle persone che ho incontrato e che mi sono \npiaciute”. E lui è piaciuto a me... forse ne abbiamo \nanche parlato una volta. Io non amo l’arte come \nsolipsismo infantile, credo che l’arte sia sublime \nin fondo a una vita realizzata. Forse però è anche \nla tensione verso il sublime da parte degli uomini \nche quella dimensione cercano. Poi c’è la tecnica \ne nell’impararla esiste il talento innato, oppure \nno... Nel 1998 lui, Omar Pedrini e io ci mettemmo \nin testa di formare un gruppo, di dare vita a un \nmovimento. Decidemmo di chiamarlo Gruppo \n98, facendo il verso a un più significativo gruppo \nmitteleuropeo degli anni sessanta. Quella idea \naveva alla base la voglia di fare, di cambiare e di \ntestimoniare che è tipica dei ragazzi e degli artisti \ncome Marco e come Omar... io lì in mezzo ero il \nragazzo. Oggi non credo più di dover cambiare \nil mondo, penso solo valga la pena impararne le \nregole e poi provare a risolvere i problemi senza \nenfatizzarli. L’arte spesso inquadra e mitizza la \nmalattia rendendola quasi un valore creativo. \nQuesto lo trovo insopportabile. Il fatto che Marco \nnon sia questo tipo di artista fa sì che tra noi, \nnonostante non ci si veda così spesso, resti una \nbella simpatia. Ho pensato a Marco Lodola come \na un amico a partire da quei giorni. L’ho scoperto \ncome artista da quando invece ho capito che quello \nche lui fissa ed enfatizza è Bello. Io non metterei mai \nsotto i miei occhi un’opera d’arte contemporanea \nche parte dalle suddette logiche. Marco Lodola, \nanche se non lo sa, è in casa mia da più di 2 anni. \nAndrea Pezzi \n148\n",75,{"image":314,"text":315,"number":316},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.76.png","CHRISTIAN DIOR \nShanghai 2021\n150\n",76,{"image":318,"text":319,"number":320},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.77.png","MIRA BILI \nArte d’Abitare\nBalliamo in una stella,\nè il nostro cabaret,\nper le rane del nostro cortile,\nballiamo per coloro che perdono tutto,\nnoi che siamo vincenti se solo stiamo sul palco.\nAlda Merini\n152\n",77,{"image":322,"text":323,"number":324},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.78.png","LE CIRQUE\nTeatro del silenzio, Concerto Bocellli 2016\n154\n",78,{"image":326,"text":327,"number":328},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.79.png","Una delle cose più difficili che indicano il segnale di \ncrescita di un individuo è la sua capacità libera di \nscegliere con chi condividere il proprio tempo. Per \nchi come me dirige un’azienda questa idea è ancora \npiù complessa e spesso addirittura ideale.\nQuesta è una delle motivazioni che mi hanno spinto \na creare una delle realtà come quella di Mirabili.\nIn altri termini amo trascorrere il mio tempo con gli \nartisti che scelgo per lavorare, non solo per la loro \nproposta culturale ma anche e soprattutto per gli \nuomini che sono.\nMarco Lodola, che mi è stato presentato dal comune \namico Giorgio Forni della Fondazione Castello di \nSartirana, mi è subito piaciuto. È una persona al \ndi fuori del comune e anche solo conversare con \nlui è assolutamente piacevole. Ci accomuna la \nsensibilità e la passione per l’arte e la bellezza. Ho \npensato che lavorare con lui sarebbe stato senza \ndubbio pertinente con la filosofia Mirabili.\nLe opere di Lodola, oltre ad esprimere una rara \neleganza informale, si inseriscono con armonia \nin qualsiasi stile di arredo, mantenendo tuttavia \nuna forte identità. La prorompente personalità \ndeterminata dall’atmosfera che soprattutto l’opera \ndi Lodola accesa comunica, ridisegna gli interni, \nin qualsiasi tipo di arredamento e di stile. La mia \nunione con l’arte di Lodola rappresenta un punto \nimportante nel percorso di Mirabili, la cui poetica \nè promuovere l’eccellenza italiana nel mondo \n(da non confondersi con il made in Italy). Quindi \nl’intervento di un artista cittadino  del mondo come \nMarco Lodola ha creato un climax di alto valore \nculturale oltre che artistico. È infatti straordinaria \nla sensazione di essere proiettati in un non-tempo, \ndove dai camini che illuminavano le sale dei palazzi \nescono pin-up e ballerini capaci di creare atmosfere \nintime ma con piglio futurista.\nDavid Overi\nLE CIRQUE\nTeatro del silenzio, Concerto Bocellli 2016\nLAJATICO \n2016\n156\n",79,{"image":330,"text":331,"number":332},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.80.png","NATALINO 25\nPiazza di Spagna, Roma 2006\nMARCO LODOLA, NESSUNO È PERFETTO!\nIo per Marco Lodola sono sempre stato “Claudio \nVilla, quello vivo”, fin dalla prima telefonata: 30 \nminuti senza conoscerci, in cui è subito nato un \nprofondo feeling.\nUn feeling generato anche dagli amici comuni, \nBruno Arena dei Fichi d’India e Paolo Belli, ma che è \nprobabilmente dovuto - da lui c’è da aspettarselo - \nanche dal suo amore per la musica.\nLa musica infatti ben si accoppia sia al mio nome, \nsia all’azienda che dirigo, l’Aquafan di Riccione, \nil luogo dove sono nati artisti come Jovanotti, \nFiorello, 883 ...\nCon Lodola mi capita spesso di parlare di \n“puttanate” ed è sempre troppo tardi quando noto \nche gli si illumina la lampadina della creatività sulle \ncavolate di cui magari si sta discutendo.\nCon lui ho quindi avuto la conferma che essere \namico di un artista significa anche caricarsi di una \ntragica responsabilità.\nA me i lavori di Marco sono piaciuti da subito, con lui \nabbiamo organizzato una mostra al palazzo delle \nesposizioni di Riccione che si chiamava Controluce.\nCi siamo inventati anche una sorta di pozzo \narcheologico luminoso.\nUna volta gli ho chiesto di farmi un lavoro con i \ncolori della mia squadra di calcio preferita, lui si è \nrifiutato e li ho scoperto la sua juventinità. Lo amo \nancora, ma come si diceva in un noto film, nessuno \nè perfetto!\nClaudio Villa\nNATALINO 25\nPiazza Strozzi, Firenze 2004\nDOPPIO SOGNO (IN TECHNICOLOR)\nSogno spesso e volentieri, anche con gli occhi \nchiusi, nella sede e nei tempi naturali. E ho la \nventura di ricordare sovente la materia di quella \nintensa attività onirica. Le mie storie sono \nsolitamente piene di suoni e colori, di gente e di \nmovimento e quando ho cominciato a conoscere le \ncreazioni plastiche, luminose, a tinte forti di Marco \nLodola ho sospettato che si fosse intrufolato in \nquei pensieri notturni, per prendere ispirazione. \nProbabilmente non è stato così, ma erano tali \ne tante le coincidenze, da sentirsi un tantino \npreoccupati, quasi attraversati da identiche forze. \nPiuttosto ci siamo comunemente abbeverati a \nuna cultura, visiva, sonora, di espressioni a tutto \ncampo, parallele, proprie dei nostri tempi. È così \nche uno, invece di scrivere e parlare, si mette in \ntesta di suonare o forgiare le sue soluzioni di luce \ne con esse invade i territori più particolari: grigie \ncittà di vetrocemento, aperti lungomare, stanze \nsegrete e misteriose come quelle che serbiamo per \nle nostre fughe migliori, e poi copertine di dischi, \nscenografie, studi televisivi, mostre, esposizioni \nvarie ed eventuali.\nLe sue creature piacciono ai bambini: ai più piccoli \ne soprattutto a quelli cresciuti, della nostra età, \nperché poggiano su una fantastica macchina \nimmaginativa, di fronte a un’opera d’arte capace di \nsollecitare tutto il bagaglio di esperienze, speranze, \nviaggi e virtù da declinare nell’idealità. Quelle \nsculture lussureggianti e leggere, maestose e fiere, \ncapaci però di essere contenute, abbracciate da \nuno sguardo curioso, rappresentano un conforto \ne una speranza per chi ai tempi della scuola riuscì \npersino ad essere rimandato in educazione artistica \n(si chiamava così alle medie e convenni subito, a \ndodici anni, grazie alla severa professoressa Figini \ndi avere la sensibilità estetica del Buon Selvaggio). \nEcco, avessi avuto un compagno di classe come lui, \nla mia spaesata inettitudine in materia sarebbe \nforse stata scalfita, e avrei vissuto con maggiore \ndisincanto il rapporto con il genio di pittori e \nscultori. Invece, per sincerarmi che un contributo \nall’arte lo avevo pur dato, con quei sogni galoppanti, \nho dovuto aspettare un bel po’. \nOggi, a sfogliare i cataloghi di Marco, mi sembra di \npassare in rassegna tante puntate di pura essenza \nonirica: mi piace tuffarmi in quelle forme, ma \nsoprattutto sono contento di sapere di avere un \nsimile partner di viaggio, ben desto e attivo. Noi, \nsognatori incalliti, siamo fatti così…\nEnzo Gentile\n158\n",80,{"image":334,"text":335,"number":336},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.81.png","LEGNO LUCE\nCesena  2008\nDOHA - PEGASO\n2007\nOGNI GIORNO MI FAI COMPAGNIA\nHo frequentato il liceo artistico con il desiderio e \nil sogno di  mettermi al servizio di qualsiasi forma \nd’arte...\nEd ho coltivato in quegli anni una passione infinita \nper personalità  spiccate ed originali.\nL’arte contemporanea la mia attrazione...ed io \nsono una curiosa morbosa!\nOtto anni fa ho smesso di pormi domande ...\nHo \nconosciuto \nMarco \nLodola \ne \nla \nmia \nimmaginazione è rimasta appagata, perché \nLodola racchiude in assoluto il mio gusto verso la \nforma  d’arte contemporanea piu’ onesta , felice, ed \nelettrizzante che ci sia.\nL’uso dei materiali, i colori , l’assemblamento delle \nsue sagome, la  luce che mi ipnotizza... insomma \ncome non rimanere affascinati???\nLa ricerca dei volti senza espressione per me diventa \nuna sfida, e un  gioco divertente, a seconda del mio \nmio umore riesco a dar vita alle sue sagome mentre  \nsfoglio i suoi cataloghi insieme alla mia bimba  o mi \nfermo ad  osservare “la maternità” che ci ha donato \ncon la  sua nascita.\nMarco mi accompagna ogni giorno, lui non lo sa, \nma la prima luce che  viene accesa in  casa per \nilluminare l’ambiente è sempre la sua...\nMarco mi ispira e mi fa ragionare su come applicare \nla fantasia...\nQuando viaggio e cammino per qualche bella città \nimmagino le sue opere dovunque e per incanto le \ntrovo, faccio i salti di gioia e mi  sento a casa!\nLodola  mi ha fatto un regalo meraviglioso qualche \nanno  fa...\nha creato appositamente per me delle vetrate da \nmettere all’interno  di una chiesa per il mio video \n“L’Amore è” e per magia quei colori hanno reso \nl’atmosfera cool e stra moderna.\nDilettandomi a fare i dj set da un po’ con mio \nmarito Pierpa non mi  rimane che chiedergli di \naccompagnarmi anche durante le notti nei  locali!!!\nUna consolle mobile e colorata  che si illumina a \ntempo di  musica... ti immagini Marco??\nForse è la volta buona che riusciamo a trascinarti in \ndiscoteca...\nGrazie sempre per sempre per la tua arte.\nSyria\n160\n",81,{"image":338,"text":339,"number":340},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.82.png","ROXY BAR\nsofa\nLUMINARA\nPisa 2016\n162\n",82,{"image":342,"text":343,"number":344},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.83.png","MIRABILI FIRENZE\n2021\n164\n",83,{"image":346,"text":347,"number":348},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.84.png","LODOLA ALLA CORTE DÈMEDICI\nPalazzo Medici Riccardi, Firenze 2012\nFirenze, il suo territorio, le sue meraviglie paesaggistiche e i suoi splendori architettonici e culturali \nattraggono da sempre artisti, pittori o comunque personaggi appartenenti a vario titolo al mondo delle arti. \nChe negli angoli della città come negli spazi morbidi delle colline e dei borghi, trovano tempo per pensare, \nriflettere, dare corpo alle proprie idee e ai propri progetti. Così è stato, forse, anche per Marco Lodola, che a \nFirenze si è formato in giovane età frequentando l’Accademia di Belle Arti, quando ancora il proprio stile non \nera ancora così netto e riconoscibile come oggi.\nE a Firenze Marco Lodola torna con un grande patrimonio di idee, forte di una carriera espositiva e creativa \normai decennale. Con questa esposizione ci regala una prospettiva di arte viva e vitale. Arte non frivola o \npasseggera, che anzi con la sua apparente leggerezza porta il visitatore a riflettere sui miti d’oggi e di ieri.\nCarla Fracci\n166\n",84,{"image":350,"text":351,"number":352},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.85.png","GINO PAOLI &\nDANILO REA\nCONCERTO\nPistoia 2017\nFAVOLA ELETTRIKA\nDicembre 2007\nC’era una volta\nUna vecchia… vecchissima cantante \nLa donna era ormai decrepita ma  con una voce \nancora bellissima e suadente.\nEra stata una cantante famosissima verso la \nfine degli  anni 20. Cantava  nei teatri di mezza \neuropa  operette e arie romantiche, ma si spingeva \nanche su partiture futuriste essendo lei stata per \nbreve tempo anche fidanzata a Filippo Tommaso \nMarinetti.    \nViveva ormai da molti… troppi anni nella completa \nsolitudine.\nAveva 99 anni e a differenza del suo corpo stanco \ne appassito la sua voce era ancora bellissima \nsuadente e viva!\nSe ne sarebbe  andata da lì a poco, se lo sentiva.\nMa voleva un bellissimo, beffardo regalo per il suo \ncompleanno nel 2008: i suoi primi 100 anni!\nMa chi poteva regalarle l’impossibile se non un \nartista, un sublime artista del moderno, per lei così \nantica e vissuta.\nScelse l’uomo giusto il grande artista della luce, Il \nmago elettrico, colui che forgia corpi di culturisti  \ndai fili lucenti, e pin up magnetiche e scintillanti \ninvestite di luce ripiene di elettricita’  abbagliante.\nMarco Lodola: lui, figlio di Warhol ma anche di \nMatisse e Tristan  Tzara,  nipotino di Leger,   cuginetto \ndi  Mondrian e Depero, colorato ed energico come  i \nsuoi padri Fauves e poi simpatizzante della velocita’ \ndei vecchi-moderni… Futuristi, appunto.\nLui dopo Edison & Lumiere  padrone della luce \ne dell’illusione sfavillante che tutto  confonde e \ntrasforma. Come le sue ballerine elettrike e i suoi \ncavalli – arlecchino.\nChiese al grande artista di farla di nuovo volare \nveloce come Icaro, anche solo per pochissimi giorni. \nI giorni del festival, i giorni del suo compleanno \n1908\u002F2008,  100 anni esatti!\nL’artista avrebbe rinnovato, trasformato il suo volto \nil suo corpo, la sua estetica… un impresa titanica!\nAvrebbe confuso pubblico e passanti, occultandone \nl’età sotto manti di luce abbagliante, valorizzando \nancora  di più la sua bellissima voce, ancora intatta \nma ormai dimenticata.\nL’artista si mise all’opera  e alla fine l’anziana signora \nera  il perfetto capolavoro di bellezza & modernità.\nUna trasformazione che mescolava in se atti \nchirurgici ed  assemblaggi luminosi.\nSi sarebbe detto una trasformazione antropologico-\nartistico-spirituale… E forse anche qualcosa di più.\nEra diventata una scultura vivente, come una \nfavolosa pin-up al passo coi tempi, ma con un \nindiscutibile alure  che arrivava da chissà quale \nsecolo,  da chissà quale mondo.\nLa cosa era così ben riuscita che la vecchia\u002Fgiovane \ncantante  assieme all’artista: decise di tirare un \nbello scherzo al patron del festival il signor Pippo \nBaudo.\nLa donna partecipò al festival nelle nuove…\nnuovissime voci al debutto.\nUn’emergente assoluta: si era camuffata e \nintromessa come una diciottenne fra le diciottenni. \nLei prossima ai 100.. ah ah, quale beffa al mondo \ndella canzone, che vuole sempre tutti giovani e belli \nsenza a volte  nemmeno ascoltarne voce & idea.\nCosì  lei riuscì a fare impazzire  tutti  gli spettatori \ndella nuova generazione, che quella voce mai \navevano sentito. \nE persino nemmeno il musicalmente-colto Dottor \nBaudo si accorse  di nulla… Insomma di quel \nclamoroso ed epocale imbroglio alle orecchie e agli \nocchi di tutti.\nSabato notte alle ore 24 del suo 100esimo \ncompleanno venne acclamata come giovane \nvincitrice assoluta del festival di sanremo una \n“nuova” star  nel firmamento della canzone.\nLa domenica dopo, tutti: giornalisti, discografici, \nsegretarie e musicisti, cameramen e  truccatori la  \ncercavano…. Cercavano disperatamente la nuova \ndiva della canzone .\nEra attesa per la pomeridiana con domenica in,\nBaudo era furente… un ritardo… un’assenza \nimperdonabile e antiprofessionale. \nIn hotel sul suo letto trovarono solo un piccolo \nbiglietto  che diceva così:\n“Grazie mio mago e artista della luce non potro’ mai \ndimenticare cio’ che tu hai fatto per me….\nMi hai fatto brillare per  questi pochissimi magici e \nmeravigliosi giorni.\nÈ stato bellissimo… ma non puo’ durare\nE adesso  me ne vado via per sempre,ma la mia \nvoce lo sento rimarrà ancora, come per sempre \nrimarranno le tue opere.\nPerché fatte di luce… Luce che viaggia anche  nello \nspazio come quella delle stelle:  in viaggi fantastici \ne scentifici  che durano persino \ntutta l’eternità.”\nDedicata al mio amico  Marco Lodola  e ai cantanti \nfuturisti\nIvan Cattaneo\nESTATE ALLA FORTEZZA SANTA BARBARA\nPistoia 2017\n168\n",85,{"image":354,"text":355,"number":356},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.86.png","LODOLA DELUXE\nASTON MARTIN Milano 2015\n170\n",86,{"image":358,"text":359,"number":360},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.87.png","PROGETTO PIAZZA PITTI FIRENZE\n172\n",87,{"image":362,"text":363,"number":364},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.88.png","CORTONA DESIGN \n2013\nlo ho un cavallo a dondolo di Lodola. Lo ha regalato \nlui a mia figlia quando è nata.\nUn cavallo a dondolo pieno di neon e faccine \ncolorate che se attacchi la spina si illumina tutto \ncome l’insegna di un luna park. L’idea che la mia \nTeresina giochi con un’opera d’arte è strepitosa. \nNon so se mi spiego, anche io ho avuto una fortuna \ndel genere da bambino, sono nato nel centro \ndi Roma e giocavo a nascondino tra le colonne \ndi Bernini a San Pietro e facevo piccole sculture \ninvece che col pongo con la cera morbida dei \ncandelieri della basilica. Il mio amico Marco Lodola \nconcepisce e realizza giocattoloni costosi, che non \nservono a niente, ma che illuminano, e non è mica \npoco. Illuminano una stanza, una piazza, una via, \nla sala di un museo. Cosa dovrebbe fare un’opera \nd’arte se non illuminare? Lascio ai critici che hanno \nstudiato di entrare nel dettaglio, mi piace sempre \nascoltare quello che hanno da dire, ma il più delle \nvolte purtroppo io dimentico presto e torno a \ngiocare a nascondino inconsapevole di essere tra \nle colonne del Bernini. Si sa che quando si entra in \nuna stanza con una grande opera d’arte questa fa \nluce, a volte così forte che fa sparire quello che c’è \nintorno, ed è proprio l’effetto che fa l’arte, fa luce, \nillumina gli spazi e riceve luce dagli occhi di chi la \nguarda. Lodola è in bilico tra l’arte e l’insegna di \nnegozio tra il monumento e il giochino per neonati, \nil sonaglino per fare addormentare i pargoli e il faro \nper i vecchi marinai alla deriva. Ma poi scusatemi \nma a me la parola arte mi fa uno strano effetto in \nbocca, come una cravatta stretta intorno ad un \ncollo quasi come un cappio. È una di quelle parole \nche per dirla ci vuole la patente e io non ho neanche \nil foglio rosa. Diciamo che a me Lodola mi piace e \nspero che diventi il più grande artista del nuovo \nmillennio, non tanto perchè in famiglia abbiamo \nun suo cavallo illuminato ma proprio perchè la sua \nè roba che abbellisce, che illumina, e che si abbina \nmolto bene con le belle facce e con gli ambienti \nveri. Mi spiego. In un ambiente squallido una \nscultura di Lodola sembra l’insegna di qualcosa, \nun pezzo di modernariato, insomma siccome \ntende ad illuminare ciò che ha intorno ha il potere \ndi evidenziare certe brutture mentre per esempio \nin un prato o in una bella piazza dalle proporzioni \numane un pezzo di Lodola rende tutto ancora più \nsensato.\nL’altro giorno passeggiavo sotto i portici del Vasari \nad Arezzo e me la passavo proprio bene lì sotto, \nall’interno di quello spazio progettato per l’uomo, \ncome se la città fosse la vera casa dove stare, \ninsomma ci siamo capiti.\nLì sotto una scultura di Lodola ci starebbe bene, \ncapito?\nIn Time Square non la vedresti nemmeno, a meno \nche non ne facesse una più grande della pubblicità \nSony. Ma quello è un concetto di spazio in cui \nl’uomo è progettato per sentirsi piccolo piccolo \ndi fronte a delle multinazionali che lo illuminano \ne ai palazzoni che lo schiacciano, mentre il Vasari \naveva in mente un uomo che si sentisse a suo agio \nnel mondo, anche se poi non è mai così. Credo che \nMarco Lodola abbia la stessa idea in testa, magari \nmi sbaglio, non ne abbiamo mai parlato.\nLorenzo Jovanotti\nMETAFORE\nSpecchiera\n174\n",88,{"image":366,"text":367,"number":368},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.89.png","LUMINAPOLIS\nSala delle colonne, Pontassieve 2013\nPochi artisti presentano opere più rutilanti, più \nelettriche, più spavalde di Marco Lodola, che nel \nforgiarsi il linguaggio del “Nuovo Futurismo” ha \nriversato la formazione accademica (presupposto \nanche del suo meno noto coté di pittore) in una \nvigorosa vena creativa supportata dai materiali \ncontemporanei e in particolare dalle tecnologie \ndella luce. Le numerose mostre, compresa l’estesa \npartecipazione alla Biennale di Venezia del \n2010, confermano la sua suprema padronanza \ndi questo medium originale, che si tratti delle \nsuperfici levigate e irradianti delle lastre acriliche \nretroilluminate dai neon sagomati, o delle trame \npunteggiate delle fibre ottiche, attorte e modellate \nnello spazio a evocare smaglianti figure d’ibridi e \nd’eroi. Ricordo  ancora come un istante di magica \nsorpresa la scoperta di un suo Pegaso acceso \nsulla facciata intensamente rossa d’una villa al \nForte dei Marmi, che dominando il buio spesso \ndi giardini geometrici e silenti e – ça va sans dire \n- soverchiando la luce minimalista dei lampioni \nstradali, irrompeva come una costellazione aliena \nnella quiete notturna di una stradina della Roma \nImperiale. Ma, prima della creazione luminosa, \nc’è per Lodola il disegno progettuale, già saturo \ndi colori e soprattutto espressivo d’identità \ngrazie al segno sicurissimo e netto. Nel rivisitare \nironicamente le celeberrime icone della pittura \nrinascimentale, Lodola trova per ogni effigie, con \nprecisione di cesellatore, la sigla grafica o cromatica \nche la rende immediatamente riconoscibile: la \ngran curva del copricapo per Lorenzo il Magnifico, \nla fluenza sinuosa della barba in Leonardo da Vinci, \nil mosaico multicolore del volto arcimboldesco… e \nsi potrebbe continuare. All’origine di tanto trionfo \ndi tinte però – le tinte pure e squillanti degli acrilici \ne delle plastiche contemporanee – mi par lecito \nriconoscere \nl’espressione \ncreativa \nbianconera \nper eccellenza: la silhouette, settecentesca e \ngarbata arte dei profili, ritratto d’ombra prima \nche di luce, figlia del cammeo, madre della grafica \nnovecentesca e antenata del cartoon. Non a caso \nchi abbia per le mani il catalogo dall’ambizioso (e, di \nnuovo, divertito) titolo Lodola alla corte de’Medici \nche ha  accompagnato la sua recente mostra in \nPalazzo Medici Riccardi a Firenze, nel girarlo trova \nin quarta di coperta un disadorno profilo campito \ndi bianco su fondo nero. L’autoritratto-silhouette \ndi Lodola è una sorta di  “gemma” grafica moderna \npresentata in omaggio a quell’appassionato \ncollezionista di glittica che fu Lorenzo il Magnifico, \nil quale campeggia invece in copertina come un \npatchwork di tinte fluorescenti. Dal cortocircuito \ntra passato e attualità, l’arte di Lodola continua a \nricevere scariche di energia, che  dalle sue creazioni \nsi trasmettono a chi le guarda, in un processo di \nautentica interazione tra gli autori di ieri, l’autore \ndi oggi e il uso pubblico.\nCristina Acidini\n176\n",89,{"image":370,"text":371,"number":372},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.90.png","GIARDINO D’INVERNO\nMercato Centrale di Firenze 2018\nCon il simbolo della matita che si muove sullo \nschermo lasciando una traccia, disegno il contorno \ndi una figura. Poi, dalla barra degli strumenti \nscelgo la modalità di riempimento del colore: è \nsimboleggiata da un minuscolo secchiello inclinato \nche sta versando pittura dall’orlo. Seleziono un \ncolore nella tavolozza. Ora posso colorare la \nmia figura, puntando il secchiello all’interno del \ncontorno, basta cliccare. È a questo punto che, con \nmio disappunto, il colore deborda fuori dalla figura \nche volevo riempire, copre lo spazio intorno. \nIl contorno non era stato chiuso perfettamente. \nDev’essere successo qualcosa di simile anche al \nnostro mondo. I contorni non sono stati chiusi, e \nall’interno di alcune porzioni di superficie un colore \nha debordato e ha ricoperto tutto fino a che non ha \ntrovato un argine più forte. \nLe figure di Marco sembrano calme. L’equilibrio \nè stato raggiunto, non c’è più tensione fra le \nporzioni interne che strutturano una figura, \nogni elemento ha raggiunto la sua uniformità, \nla marmaglia di particolari che nel resto del \nmondo guazzabugliano all’interno delle superfici è \nstata zittita, l’omogeneità si è dispiegata, il colore \nha steso il suo velo di purezza. Marco ci racconta \nuna storia violentissima, e comincia il suo racconto \nalla fine della guerra. Il nuovo ordine cromatico si \nè instaurato nel mondo, le figure sono diventate \nmappe geopolitiche da colorare ciascuna con un \nunico colore nazionale. Esiste lo Stato del Volto, \nl’Impero dell’Abito, la Confederazione del Bikini e \ndelle Scarpe. \nChe cosa succederà quando ricomincerà la guerra? \nChe regione verrà invasa dai capelli? E le mani, \nle mani che cosa pretenderanno di annettersi? \nPer fortuna che i contorni delle mie iridi sono ben \ndelineati, altrimenti sarei tutto verde dalla testa \nai piedi. Per fortuna che i confini fra i denti e le \ngengive sono ben delineati, altrimenti i miei denti \nsarebbero rosacei. \nTiziano Scarpa \n178\n",90,{"image":374,"text":375,"number":376},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.91.png","Credo che risulti sempre più chiaro come i Nuovi \nFuturisti si siano posti al punto giusto in cui è \nterminata una fase “implosiva” (attrazione del \npassato, dei valori manuali e pittoreschi) e si è \navuto l’attuale rilancio “esplosivo”, accompagnato \nda un raffreddamento di forme.\nDi fronte ad una simile inversione di tendenze, \nimpallidisce una distinzione su cui pure non ho \nmancato di porre l’accento, quella tra i Nuovi \nFuturisti da dirsi figurativi, iconici, e gli altri invece \ndecisamente aniconici, o astratti, per usare un \ntermine di largo uso.\nMa i due aspetti, nel caso di tutti i membri del \ngruppo, si contemperano reciprocamente: gli \n“astratti” movimentano i loro rigori geometrici \ncon buone dosi di estro, mentre i figurativi, tra \ncui Lodola oltre ai Plumcake e alla Bonfiglio, \nraffreddano le movenze iconiche, le stilizzano \nal massimo, ne traggono effetti di cristallina \ngeometria.\nNon basta ancora, un altro tratto comune a tutti \ni Nuovi Futuristi, figurativi e no, sta nell’effetto \nspaziale, tridimensionale che accompagna tutti \ni lavori, col che si conferma anche la loro decisa \nappartenenza a una fase nuovamente espansiva, \n“ambientale”.\nL’opera che Lodola espone nella presente occasione \nè particolarmente significativa in tal senso, dato \nche si tratta propriamente di un “ambiente”, o di \nuna “installazione”.\nIntanto, i suoi profili di coppie danzanti, o intente \na qualche altra pratica amena e del tempo libero, \nsono stilizzati più che mai, fino a trasformarsi \nin lucidi componibili, in pezzi a incastro per un \nmeccanismo perfetto; e conta molto anche il \nmateriale plastico, di impeccabile cromatura, con \ncui sono ottenuti. Ma in fondo il giovane artista \nci aveva abituato, fin dalle sue prime comparse, \na queste sagome tanto felici ed esatte, capaci di \ndanzare con calibrate scansioni sulle pareti.\nLa novità sta ora in una variazione di scala: quei \npuzzle non accettano più di rimanere confinati in \nuna dimensione prestabilita.\nSono come sfuggiti  a un campo gravitazionale, \ne possono così crescere a dismisura, dilatarsi, “a \nmacchia d’olio” sulla parete, quasi senza limiti alla \nloro ansia di crescita; o meglio, il limite c’è, ma \ncontingente, casuale, posto dal confine stesso \ndella stanza.\nEppure, è tanta la forza espansiva di quelle sagome, \nche potrebbero continuare a dilatarsi se solo fosse \ndato loro un supplemento di superficie.\nSiamo definitivamente fuori dal “quadro” e dal suo \nsenso guardingo della misura.\nMa il fatto nuovo è che le figure di Lodola non \nsi dilatano soltanto nelle due dimensioni della \nsuperficie: in fondo, lo avevano sempre fatto, o \nalmeno, ne avevano dimostrato la capacità e quindi \nuna tale espressione non ci stupisce più di tanto.\nLa novità, è che ora osano dilatarsi anche nella \nterza dimensione, e ben di più di quanto non fosse \nper il tenue spessore dei materiali plastici da cui le \nsagome vengono ritagliate.\nUna di quelle coppie, sullo slancio, avendo \nraggiunto il limite inferiore della parete, prosegue \ne si avventura nello spazio aperto, si erige come \nsagoma autonoma, uscendo fuori da “Flatlandia”, \ncome forando una batteria.\nE subito dopo si arresta, paga di aver stabilito quella \nspecie di testa di ponte nello spazio a tre dimensioni. \nMa sentiamo che, in una prossima occasione, la \ndilatazione, l’invasione potrà continuare, fino a \npopolare il nostro ambiente reale con una folla di \nsimulacri.\nRenato Barilli\nLUMINAPOLIS\nTirana 2016\n180\n",91,{"image":378,"text":379,"number":380},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.92.png","MR NETTUNO SBARCA A POSEIDONIA\nMr Nettuno – la luminescente incarnazione del \ndio greco Poseidon – nume tutelare di Paetum – \nè riapparso in questi giorni in una delle Torri che \nsi ergono ai lati delle antiche mura ciclopiche, e \nha portato con sé tutta una schiera variopinta e \nluminosa di figure danzanti e di vivaci girotondi dei \nnostri giorni.\nÈ così che il MMMAC accoglie quest’anno la \npersonale di Marco Lodola, un artista che, proprio \nin un’epoca di lugubre raccapriccio come la nostra, \nha saputo offrirci un’arte dove emerge anzitutto \nun’atmosfera di vivace piacevolezza.\n“Piacevolezza”, che vuol dire: varietà dei colori, \nprecisione del tratto, vitalità delle immagini che \nsi lasciano trascinare dall’onda armoniosa del \nballo, del gioco, dell’incontro amoroso… e che \nsi esibiscono nei loro rituali, più edonistici che \norgiastici.\nL’elemento, poi, cha ha reso, e rende ancora più \nperentorie e suasive le figure di Lodola, è l’incontro \ncon la luce. Con la sua modalità che, da un lato, \nrende ancora più astratte e emblematiche le \nsue composizioni; ma che, dall’altro, offre a \nqueste figurazioni quell’assolutezza che cancella \nogni particolare superfluo, ogni sfaccettatura \n“pittoricistica”, e fa vivere le figurine, o anche le \ngrandi silhouettes colorate e luminose, con una \nimmediatezza che nessuna “resa veristica” potrebbe \nottenere.\nIl che non significa, ovviamente, il ritorno a \nuna pittorica a base di impasti, di chiaroscuri, o \nviceversa a quell’astrattismo che aveva eliminato \ndal mondo dell’arte visiva una delle sue essenziali \ncomponenti: la “narratività”, e Lodola, infatti, riesce \na proseguire la lunga vicenda dell’arte figurativa \nrifiutando i vecchi mezzi espressivi, gli antichi \n“media” della tela e del pennello, della creta e della \npietra plasmata o scolpita, facendo ricorso invece a \nquelli che si possono definire i “new media”: i nuovi \nmezzi della comunicazione odierna basata sulla \nluce, sul colore, sul movimento, sullo scintillio del \nnight-scape metropolitano. Ed è questa una delle \nprime costanti che Lodola ha saputo individuare, \nsin dai giovanili esperimenti (solo apparentemente \naccostabili al futurismo d’un Depero o a certa \npop-art americana) ossia: che attualmente buona \nparte delle esperienze estetiche con cui veniamo \na contatto giornaliero, non sono tanto i dipinti \ndei musei o i monumenti delle piazze cittadine, \nquanto gli infiniti stimoli, spesso anestetici, spesso \nKitsch, ma tuttavia carichi di una indiscutibile \ncarica espressiva, che ci vengono forniti dalla TV, \ndagli spot, dalle pubblicità luminose, dalle insegne \ndei bar e dall’arredo urbano.\nQuesta \ninterpretazione \ndella \nciviltà \ncontemporanea, \ndel \nresto, \navveniva \ngià \na \npartire dai primi lavori di Lodola in apparenza \npiù elementari ma che in un secondo tempo \nvenivano acquistando sempre più la perentorietà \nNATALE D’ARTISTA\nMontecatini Terme 2013\ndi un “iconismo feticizzato”: le coppie danzanti, le \nfigurine appena accennate, le ghirlande, i grovigli \ndi sagome donnesche o infantili… costruivano \nun loro mondo, a un tempo decorativo (la \ngradevolezza dei colori timbrici, delle iterazioni \ngrafiche) e socialmente impegnato.\nDi questo micro-universo lodoliano abbiamo, \noggi, nella mostra al MMMAC, alcune tra \nle più significative prove recentissime: dai \ndisegni su “carta povera colorata” con le figure \ndelle danzatrici, delle coppie, d’una sirena, di \nun delizioso “velocipede” ottocentesco, d’un \ntronfio gentiluomo in cilindro e marsina… alle \npiù imponenti grandi plastiche a parete, \nsemplici e luminose (ancora coppie danzanti, \nma anche motociclisti, magmatico “bacio” \ngiallo e violetto), fino alla maestosa figura \ndi Mr. Nettuno, dove lo scheletro a neon dà \nalla sagoma luminosa una sua corposità \ntridimensionale e magica.\nQuello che, tuttavia, non può non stupire, \nconsiderando la tipologia adottata dall’artista \nper una mostra da ambientare in un contesto \narchitettonico-archeologico \ncome \nquello \ndi \nPaestum, è quale forma avrebbe avuto “l’incontro” \ntra la sua arte e l’ambiente stesso. Ebbene, è \nproprio questo aspetto che appare sorprendente: \nl’opera di Lodola non risulta affatto discordante \ncome si sarebbe potuto ipotizzare, appunto, \nperché contribuisce a vivacizzare gli antichi \nsolenni spazi, senza “contaminarli”, rimanendone \ndistaccata: figlia d’un età diversa che non intende \nessere assimilata con le precedenti.\nMentre molte opere pittoriche recenti, anche \ndai \nmassimi \ninterpreti, \n“stonerebbero” \nse \nposte a confronto con ambienti arcaici, per \nun \n“coinvolgimento” \npericoloso, \nqueste \ndi \nLodola \nrimangono \nnettamente \ndifferenziate \ndall’ambiente e dunque non lo “contaminano” \nma se ne servono come “supporto”. Si è discusso \nsin troppo attorno alla “fine della figurazione” o \nattorno alla necessità dell’astrazione. Oggi, di \nfronte al dilagare di esperimenti dove installazioni \ndi oggetti scombinati o complesse costruzioni \nconcettuali imperversano, opere come quelle \nesposte, nella loro allegra brillantezza, nella loro \nsovrana indifferenza circa i canoni del bello o \ndel Kitsch, ci offrono un esempio sintomatico di \ncome una base di ironia, di giocosità, di persiflage, \npossa essere utile per consentire il verificarsi \nd’una espressività autonoma, e, perché no, \nammonitrice.\nGillo Dorfles\n182\n",92,{"image":382,"text":383,"number":384},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.93.png","FILASTROCCOLA\nCaro Lodola,\nla tua fantasia popola\nun mondo che ormai si arrotola\ne non è più specchio nemmeno per un’allodola,\nma la luce della tua arte spopola\ne la nostra felicità si srotola\nvorrei essere dei tuoi colori la ciotola\nin un tempo in cui tutto s’allodola.\nVincenzo Mollica\nQUESTA NOTTE È ANCORA NOSTRA\nFranco Califano, regia di Paolo Genovese\n184\n",93,{"image":386,"text":387,"number":388},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.94.png","GRANDE FRATELLO VIP\n2019\nCourtesy \nFORMITALIA Group\n2011\nLODOLA PER \n186\n",94,{"image":390,"text":391,"number":392},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.95.png","MARCO LODOLA: L’AFFABILITÀ METAFISICA\nIl lavoro di Marco Lodola ha il dono dell’affabilità.\nAbbiamo detto affabilità, non facilità, che è una \ncosa diversa. Vogliamo dire, in altre parole, che \nle sue opere racchiudono una dimensione di \nleggibilità, di piacevolezza (“piacere del testo” \navrebbero detto un tempo i semiologi) di cui \noggi si ha quasi paura, come se la dimensione \ndell’attrezzatura immediata, in un’opera, fosse un \ndifetto e non un pregio. Osserviamole, dunque, \nqueste composizioni recenti qui esposte. Ci sono \nfigure in costume che danzano al suono di un \nmandolino. C’è una coppia di danzatori che si \nallacciano al ritmo di un tamburello. Ci sono liete \ncompagnie, che si muovono in sincronia, e hanno \nl’aria di divertirsi tanto. Sembra di sentirne la voce, \nil grido.\nE poi c’è l’idillio di due innamorati. E una foto di \nmatrimonio, uno dei pochi soggetti statici (ma le \ndanze si apriranno fra poco…)\nDal punto di vista stilistico Lodola crea una serie di \nfigure prive di spigoli, arrotondate nel profilo come \naccadeva in un certo simbolismo o nel Decò. Sono \nfigure intagliate in colori lucenti, resi ancora più \nvividi dai materiali usati, che hanno la consistenza \ne la liscia compattezza della madreperla. Sono \nfigure, inoltre, prive di particolari urtanti, di \nanestetismi, di manchevolezze che attenuino la \nridente pienezza della loro sagoma.\nQueste figure, come abbiamo detto, Lodola le \npensa prevalentemente in movimento: disposte in \ncoppie, in passi a due, in coreografie di gruppo. E \nanche questo è un dato rassicurante e singolare. La \ndanza è una metafora di una condizione di armonia, \ne infatti non c’è senso di solitudine, di desolazione \no di emarginazione nella famiglia colorata che \nl’artista \npazientemente, \nostinatamente \nha \nformato. Al contrario, si avverte fra le sue figure un \nsentimento di affiatamento, di amicizia, di gioia \ndi stare insieme, se non di joie de vivre. Tanto che, \nqualcuno dei suoi gruppi rotondi, dove danzatori \nsi tendono per mano, vengono in mente i versi \ndi Neri che dicono pressappoco “Un girotondo di \nbambine \u002F e tutte insieme son soltanto cinque\u002F\nuna guarda l’altra che saluta \u002F da un quadro del \nNovecentocinque”.\nSono versi che si riferivano a un altro quadro, \nnaturalmente, ma si adattano bene anche a queste \ncomposizioni levigate e luminose, pienamente \ndel nostro tempo eppure soffuse di un sottile \nprofumo d’antan. Un altro dono che ha la pittura, \no la scultura, di Lodola, è quello della forma chiusa, \ndefinita, costruita con precisione.\nÈ una lezione, questa, che gli proviene da lontano, \nsia da radici d’inizio secolo, che da ascendenze pop. \nSta di fatto, però che oggi la nitidezza del disegno \n(sia pure di un disegno abbreviato, che procede per \nlarghe sintesi e non si perde nei particolari) non è \nun dato comune. \nL’eredità dell’informale e del neo-espressionismo \nhanno diffuso il gusto di una forma aperta, di \nuna pittura dal disegno indefinito, dalle linee \nnervose e grondanti. L’opera di Lodola, invece, \noffre il conforto di un rilievo ben stagliato, di zone \ndi colore nettamente divise le une dalle altre e \nordinatamente sigillate nei loro contorni. E anche \nquesto ordine, nella partizione dell’immagine, \ncontribuisce a quel “piacere del testo” che le sue \nimmagini possiedono.  Del resto un grande scultore \ndel passato, Adolf Wildt, diceva “non è con la via del \nvago e del pressappoco che si può giungere alla \nspiritualità”. E anche se nelle opere di Lodola non è \nin gioco lo spirito quanto lo sguardo, è vero che qui \nsiamo di fronte a cesure formali eleganti e perfette, \ncome in certi endecasillabi ben torniti. Come è \nnoto, l’opera di Lodola è stata battezzata ai suoi \nesordi “Nuovo Futurismo”. La definizione, coniata \nda Renato Barilli, era suggestiva ed esatta, per \nquel riallacciarsi dell’artista, e dei suoi compagni di \nstrada, a un dinamismo anni venti, a un’idea ludica \ndell’arte che trovava affinità nei precedenti alti e \nnobili di un Depero o di un Balla.\nNel lavoro di Lodola, in particolare, il senso del \ndinamismo (sia pure di un dinamismo disciplinato \nnei ritmi della danza) è centrale. Il suo è un mondo \ndinamico, una festa mobile di colori e di luci dove \nnon è prevista nessuna, o quasi. Le opere, a ben \nvedere, portano con sé una dimensione musicale, \nprevedono o sottointendono la presenza della \nmusica.\nDetto questo, mi sembra anche le composizioni di \nLodola racchiudono un sé una sorta di dimensione \nmetafisica. Affabilmente metafisica, è il caso di \ndire. Le sue figure sono, è vero, in gruppo e in \narmonia, ma quel loro stagliarsi nello spazio vuoto \ne bianco, quel loro vivere in un mondo privo di \nambientazione, come in un teatro magico senza \nscenografia, infonde in esse un sottile senso di \nstraniamento.\nNon siamo di fronte a nulla di tragico, di assurdo, \ndi “ferrarese”, si intende. Qui non è in gioco \nla metafisica dechiriana. Piuttosto un nuovo \ne \nsorridente \nrealismo \nmagico, \nun’atmosfera \nlievemente onirica, come se questi danzatori \ngioiosi e luminosi facessero parte di uno strano \nsogno: un sogno che si materializza in una \ncolorata, frastagliata scacchiera. La stessa assenza \ndi lineamenti, nei volti di questi ignoti personaggi, \nconferiscono loro qualcosa di sfuggente. E appunto \ncosì ci appaiono le opere di Marco Lodola: sognate \ne sfuggenti. Proprio come la felicità.\nElena Pontiggia\nMIRABILI \nFirenze 2008\n188\n",95,{"image":394,"text":395,"number":396},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.96.png","SWING C’OVERLAND & CO \nCoveri-Overi Mirabili, Firenze 2008\n190\n",96,{"image":398,"text":19,"number":399},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.97.png",97,{"image":401,"text":402,"number":403},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.98.png","BIOGRAFIA:\nMarco Lodola è nato a Dorno (Pavia).\nFrequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Milano, e \nconclude gli studi discutendo una tesi sui Fauves, che con \nMatisse saranno un punto di riferimento per il suo lavoro, \ncome anche Fortunato Depero e Beato Angelico.\nAgli inizi degli anni ’80 intorno alla Galleria di Luciano \nInga Pin, a Milano, ha fondato con un gruppo di artisti il \nmovimento del Nuovo Futurismo, di cui il critico Renato \nBarilli è stato il principale teorico.\nDal 1983 ha esposto in grandi città italiane ed europee quali \nRoma, Milano, Firenze, Bologna, Lione, Vienna, Madrid, \nBarcellona, Parigi e Amsterdam.\nHa partecipato ad esposizioni e a progetti per importanti \nindustrie quali Swatch, Coca Cola, Vini Ferrari, Titan, \nGrafoplast, Harley Davidson, Ducati, Riva, Illy (collana \ndi tazzine d’autore), Francis – Francis, Dash, Carlsberg, \nNonino, Valentino, Coveri, Fabbri, I Mirabili, Shenker, \nSeat, Lauretana, Smemoranda, Gierre Milano e Calze \nGallo, Ferrarelle, De Longhi, Gambero Rosso e Produzione \nGomorra.\nNel 1994 è stato invitato ad esporre dal governo della \nRepubblica Popolare Cinese nei locali degli ex archivi della \ncittà imperiale di Pechino.\nNel 1996 ha iniziato a lavorare negli Stati Uniti a Boca \nRaton, Miami e a New York.\nHa partecipato alla XII Quadriennale di Roma e alla VI \nBiennale della Scultura di Montecarlo. \nDiverse le sue collaborazioni con scrittori contemporanei \ntra cui Aldo Busi, Claudio Apone, Marco Lodoli, Giuseppe \nPulina, Tiziano Scarpa e Giuseppe Cederna, e con musicisti: \ngli 883 di Max Pezzali, Timoria, Gianluca Grignani, Jovanotti, \nAndy (Bluvertigo), Syria, Nick the Nightfly, Steve Vai, RON, \nNegramaro.\nNell’estate del ’98, su incarico della Saatchi & Saatchi, ha \neseguito i disegni per le affiches di Piazza del Popolo a \nRoma, per l’Opera Lirica Tosca di Puccini.\nNel 2000 Lodola, da sempre legato al tema della danza, \nè stato incaricato dal Teatro Massimo di Palermo di \nrealizzare Gli avidi lumi, quattro totem luminosi alti sei \nmetri, raffiguranti episodi significativi delle nove opere \nin cartellone. Per l’occasione è stato realizzato un video-\ndocumentario di Sergio Pappalettera.\nLe sculture rimarranno collocate nelle maggiori piazze \ncittadine, come è già avvenuto a Montecarlo, Riccione, \nFaenza, Bologna, Paestum e al Castello Visconteo di Pavia, \nSan Paolo di Brasile e alla Versiliana.\nÈ stato autore delle opere assegnate ai vincitori dell’edizione \n2001 del Premio Letterario Nonino.\nNel 2001 è stato incaricato di curare l’immagine del \nCarnevale di Venezia. Per l’occasione la Fondazione \nBevilacqua La Masa ha organizzato la mostra ”Futurismi a \nVenezia” con opere sue e di Fortunato Depero.\nNel giugno 2002 ha creato la scultura luminosa A tutta \nbirra dedicata alla figura del grande imprenditore \nVenceslao Menazzi Moretti, che è stata collocata nel \nnuovo parco cittadino di Udine, là dove sorgeva il primo \nstabilimento della famosa birra.\nNel 2003 realizza la luminosa Venerea nell’ambito della \nmostra Venere svelata di Umberto Eco tenutasi al Palazzo \ndelle Belle Arti di Bruxelles, per cui ha curato anche \nl’istallazione della facciata esterna e la mostra Controluce \na Palazzo del Turismo di Riccione che nel 2004 è stata \ntrasferita a San Paolo del Brasile (Museo Brasileiro da \nEscultura Marilisa Rathsam), Rio de Janeiro (Museo de Arte \nModerna), Città del Messico (Polyforum Siqueiros), e al \nMuseo Regional de Guadalajara.\nNel 2005 ha realizzato un manifesto per le Olimpiadi \ninvernali di Torino, una collezione di mobili per Mirabili, la \nmaglia rosa per l’88° Giro d’Italia, il logo per la trasmissione \n“Speciale per voi...” di Renzo Arbore, nonché la nuova \nimmagine di Roxy Bar per Red Ronnie.\nNel 2006 è stata collocata un’altra scultura luminosa \nall’aeroporto internazionale di Città del Messico, e per \nNatale una scultura in Piazza di Spagna (Roma). Ha \nrealizzato anche l’immagine del centenario del movimento \npacifista di Gandhi.\nNel 2007 realizza il logo per i 50 anni dell’ARCI, l’immagine \ndel 70° Maggio Fiorentino, il logo per i Miti della Musica per \nla Volkswagen , l’immagine per i 100 anni di Fiat Avio,  e i 110 \nanni della fondazione della Juventus, e il marchio Air One. \nInoltre realizza la scenografia per la trasmissione televisiva \n“Modeland”.\nNel 2008 allestisce la facciata dell’ Ariston e del Casinò in \noccasione del 58° Festival di San Remo e le scenografie del \nfilm “Questa notte è ancora nostra” con Nicolas Vaporidis. \nIn occasione dei Campionati Europei di canoa a Milano ha \nrealizzato una canoa luminosa e per la Stav “Festivalbus”, \nun autobus di linea decorato con alcuni lavori. In ottobre \nha realizzato un’installazione luminosa sulla facciata di \nPalazzo Penna a Perugia, in occasione della mostra “Infinita \ncittà”, curata da Luca Beatrice e ha allestito a Milano in \nPiazza del Duomo il Rock’n’Music Planet, primo museo \ndel rock d’Europa, con 25 sculture che rappresentano miti \nmusicali.\nAlcuni lavori sono stati utilizzati nella scenografia del \nfilm “Backward” di Max Leonida. Ha partecipato alla \n53esima edizione della Biennale di Venezia del 2009 \ncon l’installazione “Balletto Plastico”, dedicata al Teatro \nFuturista. Ha realizzato la scultura luminosa FIAT LUX per il \nMirafiori MotorVillage di Torino. Ha allestito la scenografia \nper delle puntate di XFACTOR, per il film “Ti presento un \namico” di Carlo Vanzina, con Raul Bova e “Maschi contro \nFemmine” di Fausto Brizzi. Ha rivisitato il logo per il traforo \ndel Montebianco. Ha disegnato l’immagine del manifesto \ndi Umbria Jazz 2010, ha partecipato all’Expo Internazionale \ndi Shangai ed ha realizzato una scultura-icona per il \ngruppo Hotel Hilton. Nel 2011 collabora con Citroën per \nin un’installazione nel centro di Milano dal nome “Citroën \nFull Electric”, realizza una serie di sculture per i 25 anni \ndella casa di moda Giuliano Fujiwara e le scenografie per la \nsfilata autunno inverno 2012 uomo di Vivienne Westwood. \nHa realizzato per la Dash in collaborazione con Unicef \nl’opera “Madre Natura” per la campagna antitetano. Ha \npartecipato alla 54esima Biennale di Venezia con il progetto \na cura di Vittorio Sgarbi  “Cà Lodola”, installazione presso la \nGalleria G. Franchetti alla Cà d’Oro. \nNel 2012 ha esposto a Palazzo Medici Riccardi di Firenze \nuna mostra dedicata al Rinascimento italiano a cura di \nLuca Beatrice. Con il Gruppo Nuovo Futurismo ha esposto \na Rovereto a Casa Depero e a Milano allo Spazio Oberdan.\nHa collaborato con Sanrio-Hello Kitty per un progetto di \nbeneficenza a favore di Emergency. \nAlcuni lavori sono nella scenografia del programma \nMetropolis per il canale Comedy Central e The Apprentice \ncon Flavio Briatore. \nHa esposto a Ginevra per la Bel Air Fine Art Gallery.\nHa realizzato le scenografie teatrali dello spettacolo ‘Chiedo \nScusa al Signor Gaber’ di Enzo Iacchetti. \nNel settembre 2013 presso Museo del Parco - Centro \nInternazionale di Scultura all’Aperto di Portofino è stata \ninaugurata la scultura Red Dragon.\nNell’ottobre 2013 ha collocato per Class Horses la scultura \nluminosa Pegaso. Ha realizzato la scultura Excalibur per \nl’edizione 2013-2014 di X-Factor. \nAll’inizio del 2014 ha collaborato con Gianluca Grignani e \nRON per le copertine dei loro dischi. \nIn aprile 2014 ha esposto a Mosca per Harmont&Blaine con \nmadrina d’eccezione Sofia Loren. \nNel maggio del 2014 ha esposto al MAM di Cosenza in \ncollaborazione con la Galleria Avangart. A giugno 2014 \nha inaugurato una personale nel Museo di Evita Peròn \na Buenos Aires e al Museo du Football di San Paulo in \noccasione dei Mondiali di Calcio in Brasile. \nNell’autunno 2014 ha realizzato l’illuminazione ‘Ponticino’ \nsul Ponte dell’Impero di Pavia. \nNel 2015 ha collocato in Piazza del Duomo a Milano per \nMondadori la scultura “Eden”. È inoltre presente all’EXPO \nITALIA all’interno della mostra “Tesori d’Italia” curata da \nVittorio Sgarbi ed allo Spazio Gentile a Giovinazzo con la \nGalleria Avangart. Ha illuminato il borgo di Castelnuovo \nVal di Cecina ed allestito il palco della tournée degli Stadio. \nHa realizzato la scenografia per l’undicesima edizione del \nTeatro del Silenzio di Andrea Bocelli e per il film “Lasciati \nAndare” di Toni Servillo. Nel 2017 allestisce a Fortezza Santa \nBarbara di Pistoia il palco per il concerto di Danilo Rea, Gino \nPaoli e Paolo Rossi.\nNello stesso anno ha collocato due sculture luminose nella \ncittà di Alessandria, dedicate alla figura di Napoleone e \nBorsalino.\nNel 2018, in occasione dei 15 anni del locale milanese Blue \nNote, ha allestito la facciata e installato sculture all’interno.\nNell’estate 2018, espone presso la Reggia di Caserta una \nserie di sculture luminose, nella mostra “Tempus-Time” a \ncura di Luca Beatrice. A novembre ha allestito la facciata \ndel teatro Ariston di Sanremo con sculture a Led luminose \ncon una installazione intitolata “il volto degli altri”.\nNel 2019 espone presso il Palazzo Magnani a Reggio Emilia \nper la mostra “L’arte del gioco”.\nNel giugno 2019 espone in occasione della 58esima Biennale \ndi Venezia con una scultura luminosa alta 8 mt nominata \n“Hello Goodbye” posizionata negli spazi dell’Arsenale.\nApre il 2020 con la mostra “Il giardino dei sogni Luminosi” \nnel giardino di Piazza Partigiani ad Alassio presso il famoso \n“Muretto di Alassio” omaggiando Miss Muretto con la \npartecipazione di Simona Ventura.\nA febbraio 2020 rinnova la facciata del Teatro Ariston di \nSanremo in occasione del settantacinquesimo anniversario \ndel Festival, omaggiando inoltre Domenico Modugno con \nuna scultura a grandezza naturale all’ingresso del teatro.\nNel giugno 2020 presenta installazione “Circled” al MART di \nTrento Rovereto a cura di Vittorio Sgarbi.\nNell’autunno del 2020 ha illustrato con una serie di disegni \noriginali il catalogo Esselunga\nIn occasione del Natale 2020 ha esposto un presepe \nluminoso in alcuni spazi al primo e secondo piano degli \nUffizi con affaccio sull’Arno. Nell’occasione un suo \nautoritratto è entrato a far parte della collezione delle \nGallerie degli Uffizi.\nNel 2021 ha allestito le facciate e le vetrine dei negozi di \nChristian Dior di Parigi, Roma, New York, Singapore.\n194\n",98,{"image":405,"text":406,"number":407},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.99.png","MAPI DANNA\nILARY BLASI\nENZO IACCHETTI E LUCINO\nMAO\nEZIO GREGGIO\nCHIARA BIASI\nSATURNINO\nGIANLUCA GRIGNANI\n196\n",99,{"image":409,"text":410,"number":411},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.100.png","SALVATORE ESPOSITO\nCLAUDIO CECCHETTO\nFIORELLO\nCAPAREZZA\nSILVIA TOFFANIN\nELISABETTA FRANCHI\nMICK JAGGER\nLUCIANO LIGABUE\nSILVIO BERLUSCONI\n198\n",100,{"image":413,"text":414,"number":415},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.101.png","VASCO ROSSI\nMARINA LA ROSA\nLUCA TOMMASSINI\nLAURA CHIATTI\nCLAUDIO SANTAMARIA E FRANCESCA BARRA\nSFERA EBBASTA\nTIBERIO TIMPERI\nSOFIA LOREN\n200\n",101,{"image":417,"text":418,"number":419},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.102.png","GIUSY FERRERI\nPINO DANIELE\nLUCIO PRESTA E PAOLA PEREGO\nCATENA FIORELLO\nCHIARA GALIAZZO\nADRIANA E FABIO RAVEZZANI\nDILETTA DI GRAZIA\nBIANCA ATZEI\nRENATO ZERO\n202\n",102,{"image":421,"text":422,"number":423},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.103.png","RED RONNIE\nLIAM GALLAGHER\nLORENZO JOVANOTTI\nRENZO ARBORE\nELISABETTA SGARBI\nMARIA DE FILIPPI\nGERRY SCOTTI\nMICHELLE HUNZIKER\n204\n",103,{"image":425,"text":426,"number":427},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.104.png","NEGRAMARO\nNICK THE NIGHTFLY\nPIERPA PERONI\nSONIA BRUGANELLI\nGIOVANNI TERZI E SIMONA VENTURA\nROBERTO D’AGOSTINO\nRACHELE DI FIORE\nMARIA GRAZIA CHIURI\nSIMON COWELL\n206\n",104,{"image":429,"text":430,"number":431},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.105.png","CHE GUEVARA\nGIUSEPPE VERDI\nQUEEN ELIZABETH\nMONSIGNOR RAVASI\n208\n",105,{"image":433,"text":434,"number":435},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.106.png","DETTAGLI OPERE\nSculture -  lastra acrilica, neon con decorazione in pellicola vinilica.\nPag. \n36 \nArbore Renzo \ncm. L.66 P.12 H.20\nPag. \n39 \nArmstrong Louis \ncm. L.35 P.12 H.60\nPag. \n41 \nBowie David \ncm. L.30 P.12 H.60\nPag. \n47 \nCaselli Caterina \ncm. L.28 P.12 H.60\nPag. \n43 \nCurreri Gaetano \ncm. L.30 P.12 H.61\nPag. \n51 \nGaetano Rino \ncm. L.28 P.12 H.61\nPag. \n59 \nJones Grace \ncm. L.28 P.12 H.60\nPag. \n54 \nMc Cartney Paul \ncm. L.28 P.12 H.58\nPag \n49 \nMercury Freddie \ncm. L.42 P.12 H.69\nPag. \n57 \nMina \ncm. L.28 P.12 H.60\nPag \n73 \nMingardi Andrea \ncm. L.38 P.12 H.61\nPag. \n65 \nModugno Domenico \ncm. L.54 P.12 H.60\nPag. \n77 \nPausini Laura \ncm. L.44 P.12 H.61\nPag. \n71 \nPavarotti Luciano \ncm. L.53 P.12 H.68\nPag. \n53 \nPavone Rita \ncm. L.28 P.12 H.60\nPag \n67 \nPezzali Max \ncm. L.30 P.12 H.60\nPag. \n61 \nRon \ncm. L.38 P.12 H.60\nPag. \n44 \nStella \ncm. D. 50\nPag. \n45 \nCrocino e il bove \ncm. L.90 P.17 H.61\nSculture sagomate – alluminio, neon con decorazione in pellicola vinilica.\nPag. \n31 \nCinquetti Gigliola \ncm. L.75 P. 12 H.130\nPag. \n29 \nDalla Lucio \ncm. L.60 P. 12 H.200\nPag. \n78 \nStella delle Genti \ncm. L. 450 P.18 h. 120\nSculture sagomate – alluminio, tubi luminosi a led.\nPag. \n32 \nElectric light orchestra (ELO)\n \n \ncomposto da\n \n \nOrchestra destra \ncm. L. 295 P. 8 H. 162\n \n \nOrchestra Sinistra \ncm. L. 295 P. 8 H. 210\n \n \nDirettore d’Orchestra  \ncm. L. 140 P. 8 H. 300\nQuarta di copertina:\nAURORITRATTO -  Gallerie degli Uffizi, Firenze\n210\n",106,{"image":437,"text":438,"number":439},"\u002Fmedia\u002Fimages\u002Ffa\u002Feb5ffd793791714a007509a5754b17-28d03c62fc.107.png","Headquarters: Via Corticella 5\u002F7\u002F9, 51039 Valenzatico (PT), Italy \nGallery: Palazzo Nasi, Piazza de’Mozzi 4, 50125 Firenze\ntel: +39 0573 790066       fax: +39 0573 734332\nwww.mirabili.it   -   info@mirabili.it\nwww.formitalia.it   -   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