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Cerco un angolo di mondo
in cui mettere radici
marnie campagnaro*
Ci sono due domande che, con una certa ricorrenza, fanno capolino
nella mia atività di ricerca universitaria ogni qualvolta poso lo sguardo
su un bel libro illustrato, che ritrae bambini sorridenti e felici dentro la
loro casa.
Esiste un modello di “casa”, in cui crescere bambini felici?
Gli spazi possono aiutare l’azione educativa dei genitori impegnati a
nutrire l’immaginazione e il pensiero critico dei propri igli?
La casa è il luogo delle relazioni più profonde, degli afeti più sinceri.
Uno spazio di protezione, di cura.
Un rifugio, fato di oggeti, sui quali ogni giorno si posa il nostro sguardo.
La camera di un bambino è l’angolo di mondo nel quale egli impara a
metere radici.
E una camera, che rispeti il mondo dell’infanzia, andrebbe organizzata
intorno a elementi funzionali, lessibili, mutabili, che alimentano la dimen-
sione del gioco: sedie e poltrone che possano diventare, capovolgendo-
le, aprendole o coricandole, cavalli o astronavi.(1)
Gli adulti, spesso, dimenticano che il gioco è una cosa seria. Molto seria.
È il metodo con cui i cuccioli d’uomo apprendono a muoversi nel mondo,
simulando la realtà.
Circondare bambini e bambine con oggeti, che danno spazio alla di-
mensione immaginiica, è vitale: il leto diventa il tappeto volante per
lunghi viaggi in paesi lontani, il tavolo è la tana in cui rifugiarsi per rac-
contarsi segreti e misteri, la sedia è il favoloso parco giochi a portata
di piedi, mani e…testa.
Noi tocchiamo e sentiamo le superici che ci stanno intorno.
Legno, tappeti, poltrone, cuscini in cui accovacciarsi hanno un forte impat-
to emotivo sui bambini: sono materiali caldi con qualità intersensoriali.(1)
La nostra pelle (ma anche il nostro cervello e il nostro cuore) è atrata
dal calore. Il legno, ad esempio, ha un potere evocativo marcatissimo,
perché richiama l’idea del bosco, un bosco che, prima di diventare mo-
bile o pavimento, è stato vivo, avvolgente.
L’abitare, che si apprende sin da piccoli, è molto di più di un accordo
corporeo-spaziale: esso è fato di richiami sensoriali (un certo odore, un
brusio noto, un colore inefabile, etc.) che, giorno dopo giorno, si depo-
sitano nella nostra memoria, plasmano la nostra idea di “rifugio” e ci
portano a dire quando vi ritorniamo, dopo un’assenza protrata nel
tempo: “Finalmente a casa!”.
Gli oggeti non sono, dunque, solo decoro: sono i nostri più direti mae-
stri intorno ai conceti del bello, del vero, del bene.(2)
Saperli scegliere è azione educativa validissima.
(1) Vanna Iori, Lo spazio vissuto. Luoghi educativi e soggetività, Firenze, La Nuova Italia, 1996.
(2) Francesca Rigoti, Nuova ilosoia delle piccole cose, Novara, Interlinea, 2013.
*Docente di Teoria della Leteratura per l’Infanzia, Dipartimento di Filosoia, Sociologia,
Pedagogia e Psicologia Applicata, Università di Padova
[en] *Professor of Theory of Children’s Literature, Department of Philosophy, Sociology, Education and Applied Psychology, University of Padua
[fr] *Professeur en Théorie de la litérature pour l’enfance, Département de philosophie, sociologie, pédagogie et psychologie appliquée, Université de Padoue
[es] *Profesora de Teoría de la Literatura para la Infancia, Departamento de Filosofía, Sociología, Pedagogía y Psicología Aplicada, Universidad de Padua
[de] *Professorin für Theorie der Kinderliteratur, Fachbereich Philosophie, Soziologie, Pädagogie und angewandte Psychologie, Universität Padua